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"A San Martino ogni mustu è vinu": perchè in Sicilia a novembre arriva un'altra estate

Nessuna spiegazione scientifica, ma una leggenda ‘"solidale" alla base del clima di questi giorni che vede protagonista un vescovo, ma anche tante bontà gastronomiche

Claudia Rizzo
TV producer
  • 10 novembre 2020

Un po' di sole e tepore in pandemia servono certamente a rincuorarsi. Ma possibile in autunno? Ebbene sì, soprattutto se si è a novembre e a ridosso della cosiddetta "Estate di San Martino".

Nessuna spiegazione scientifica, ma una leggenda ‘"solidale" alla base del clima di questi giorni, che vede protagonista per l’appunto il vescovo di Tours. Martino, il cui nome gli fu dato dal padre in onore di Marte, divenne soldato molto giovane e proprio gli anni trascorsi nell’esercito gli stravolsero la vita.

Mentre si trovava ad Amiens, infatti, davanti a un mendicante seminudo e intirizzito dal freddo, non ci pensò due volte: tagliò parte del suo mantello per coprire l’uomo. Leggenda vuole, quindi, che, grazie a quel gesto generoso, la neve e il gelo lasciarono presto il posto al sole: ecco spiegato perché l’estate sembra essere tornata.

E c’è di più. Quella stessa notte Gesù, rivestito della metà del suo mantello, apparve in sogno al futuro vescovo dicendogli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito”. Quando Martino si risvegliò il suo mantello, conservato dunque come reliquia, era integro.



Un sogno talmente significativo che ebbe un impatto fortissimo sul giovane, che decise di battezzarsi, diventare cristiano e nel giro di qualche anno lasciare l’esercito per farsi monaco.

Al di là della festività religiosa, la storia di San Martino in Sicilia poteva non essere celebrata con delle bontà gastronomiche? D’altronde si sa che da noi ogni occasione è buona per sedersi a tavola.

Nella nostra Isola, come nel resto d’Italia, peraltro in questo periodo ricade la cosiddetta “svinatura”, che consiste nel primo travaso e assaggio quando il processo di trasformazione da mosto a vino è concluso. E se, quindi, “a San Martino ogni mustu è vinu”, perché non accompagnare del buon vino novello con del cibo sfizioso preparato per l’occasione?

Se ad Agrigento lo si fa con le “sfingi”, mentre in alcuni borghi della Sicilia si preferisce il salato e lo si fa con salami, salsicce e prosciutti, a Palermo la tradizione vuole che sia il San Martino dei ricchi che quello dei poveri - che lo celebravano la domenica successiva all’11 novembre perché dovevano attendere la paga per imbandire la tavola - venga festeggiato con il rito dei biscotti inzuppati nel moscato a fine pasto.

Di quali biscotti parliamo? Ovviamente si tratta dei famosi ‘sammartinelli’. I più noti sono duri “comu li corna” – curiosità vuole che San Martino sia anche il protettore dei ‘cornuti’ – ma negli anni i pasticceri locali hanno dato sfogo alla propria fantasia, creando versioni farcite di crema di ricotta, cosparse di zucchero o ricoperte di glassa e cioccolato.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati: sarà un caso che si dice che ”a tavula ci voli facci di monicu” (“A tavola ci vuole faccia da monaco, ossia mai vergogna”)?
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