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'A Vecchia Strina portava i doni in Sicilia: la (strana) storia della dea che diventò befana

Fino a circa sessant’anni fa, prima dell’americanizzazione, a portare i regali nell'Isola non era Babbo Natale ma una donna anziana e poco attraente, simil zia Carmelina

Gianluca Tantillo
Appassionato di etnografia e storia
  • 31 dicembre 2021

foto tratta da ItCatania-Italiani.it

Ai tempi delle scuole elementari, quando capitava che andavo a pranzare a casa dei nonni, accadeva spesso che mio nonno se la prendesse con il televisore, specie quando c’era un politico in particolare che ci teneva a fare gli auguri di Natale a reti unificate.

«Questo è tutto babbo!», ripeteva nonno, «Ora pure babbo a Natale!» «Ma quale babbo…», rispondeva nonna, «è il più ricco di tutti e possiede pure la televisione».

E così, inevitabilmente, fra mio nonno che diceva “babbo”, gli auguri di natale e le ricchezze, nella mia mente si fece largo l’idea che Babbo Natale in realtà fosse un piccolo signore con pochi capelli non troppo diverso da Paperon de’ Paperoni ma con in più le televisioni.

In fondo è così, quando siamo bambini abbiamo quella grande capacità di rendere semplici le cose difficili e, invece, più articolate le cose un po’ più essenziali perché magari mancano di colore.
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Diverso è per certi adulti che appena si mettono una cravatta (forse per mancata ossigenazione al cervello) si infilano dentro i palazzi di potere e cominciano a rendere impossibile tutto quello che è semplice e magicamente realizzabile quello che neanche si sognerebbe di promettere mago Merlino.

Beh, tutto è relativo mi direte. Esatto! È tutto così relativo che lo stesso Albert Einstein una volta disse «da quando i matematici hanno invaso la mia teoria della relatività nemmeno io la capisco più» o per dirla alla Enzo Jannacci «quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire».

Anche i regali sono relativi o quantomeno, come si usa dire adesso, “intelligenti”. E lo sa bene anche Babbo Natale che, infatti, dona orologi costosi a questa gente per consentirgli di essere sempre più precisi per il bene della collettività e il carbone a quelli che manco si possono permettere la stufa così, a bonu e bonè, cioè in ultima istanza, almeno si accendono il fuoco per riscaldarsi.

È forse colpa di Babbo Natale l’andazzo di tutto? Non lo sappiamo, ma prima di papà barbuto testimonial della Coca-cola (perché a dare il colore bianco e rosso a Babbo Natale fu uno spot della detta bevanda nel 1931 che lo rappresentò così), a consegnare i regali c’era un’altra postina d’eccezione che sembra essere stata dimenticata del tutto… e forse funzionava meglio proprio perché era donna.

Fino a circa sessant’anni fa, in Sicilia, prima dell’americanizzazione, a portare i regali era una brutta donna (nel senso di poco attraente), simil zia Carmelina, chiamata la "Vecchia Strina". Ma conosciamola meglio.

La parola “strina”, che in italiano sarebbe “strenna”, viene da Strenia, divinità romana della potenza, della fortuna e della salute… in pratica una sorta di ministro dell’economia, della giustizia (perché è materia che richiede fortuna), e della salute, racchiusi in un super ministero uno e trino.

Era usanza per i romani, durante il regno di Romolo, scambiarsi rami di alloro e di ulivo raccolti proprio nel bosco della dea Strenia nei primi giorni di gennaio.

C’era da dire che a Roma a quel tempo convivevano svariate religioni pagane. Poi, un giorno, l’imperatore Costantino si alza, decide che c’è troppa confusione e non si sta capendo più niente, e nomina il cristianesimo come religione ufficiale.

Non è che sceglie proprio il cristianesimo, prende più che altro un pezzo di questa, un pezzo di quella, un pezzetto di quell’altra e fa un maxi frullatone per accordare un po’ tutti.

Tramite questa operazione degna del migliore politico dei nostri giorni (migliore è parolone) accade che molte credenze pagane finiscano per essere assimilate quindi dalla religione centrale diventandone parte.

Per esempio, noi diciamo che è legalmente ammissibile mettere il pupazzetto di Gesù Bambino nel presepe il 25 dicembre a mezzanotte è un minuto… prima no. Eh, ma Gesù mica è nato veramente il 25 dicembre dell’anno zero. Gli studiosi lo datano tra il 4 e il 7 a.C., cioè nato dai 4 ai 7 anni prima di sé stesso (e già questo è super miracoloso di per sé).

Il 25 dicembre era invece per i romani il giorno in cui, con il calendario Giuliano, cadeva il solstizio d’inverno. Da quel giorno in poi le giornate avrebbero cominciato ad allungarsi, sarebbero arrivati i raccolti, la primavera, e con loro anche il culto della dea Diana che era divinità della caccia e protettrice dei boschi.

Era credenza che giusto la dea Diana per fertilizzare i campi si mettesse a volare sopra di essi in un periodo che andava tra il 25 dicembre e il 6 di gennaio, ovvero per tutto il periodo delle feste.

Vi piaccia o no, è una storia sempre più credibile di quella di Babbo Natale che porta i regali a tutti i bambini del mondo in una notte sola.

A tal proposito c’è stato Larry Silverberg, professore di Ingegneria meccanica e aerospaziale presso la North Carolina State University, che, ponendosi questa domanda, ha calcolato che per portare a termine la sua missione Babbo Natale dovrebbe viaggiare ad una velocità di otto milioni di kmh circa.

Velocità a parte, se è vero che più passa il tempo e più il vino si fa buono, è altrettanto vero che più passano i secoli più la chiesa diventa monella.

E quando ad un certo punto raggiungere il culmine massimo di monelleria, si mette in testa che la presenza di queste Strenia e Diana (cioè quella dei doni e del volo durante le feste, che fra l’altro erano due belle figlie) non può più essere accettata.

Cosa fa quindi la chiesa? Quello che ha fatto sempre in presenza di divinità straniere: le dichiara figlie del demonio facendole diventare per giunta brutte e vecchie. Se riuscirono a sopprimere le figure pagane, di contro però resistettero le usanze che sono cosa sempre più difficile da estirpare.

Essendo stati i romani uno più grandi imperi della storia, non per niente di diceva “Roma Caput Mundi”, tali usanze continuarono il loro percorso specie in quelle terre, come la Sicilia, più inclini a conservare le tradizioni popolari.

Ancora oggi, nei pressi di Ventimiglia di Sicilia, esiste una grotta che si chiama proprio “Vecchia di Natale”. Io non dico di restaurare questa tradizione, ma visto che c’è tutto questo spazio nella grotta (e le cose nelle grotte spesso si perdono) proporrei di prendere tutti i babbi di cui parlava nonno, portarli lì dentro, e fare un bel presepe vivente a tempo indeterminato.
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