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La rivoluzione punk di Palermo: così sono gli anni Ottanta raccontati da Fabio Sgroi

L'intervista e una selezione di fotografie per un viaggio all'indietro fino alle scritte sui muri, alle birre nei parchi, alle feste nei garage: Fabio Sgroi parla di quella Palermo

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 15 giugno 2018

Giovani visionari, intraprendenti oltre il limite del consentito, buttatti e “abbuttati” sulle scalinate di qualche chiesa storica, borchiati, trasandati e “malucumminati”, a tratti anche un po’ sballati, ma forse (sotto sotto) pienamente consapevoli.

Così sono i giovani della Palermo degli anni Ottanta raccontati nel libro ispirato agli scatti del fotografo palermitano Fabio Sgroi, intitolato "Palermo 1984 – 1986, Early works".

Scatti rubati a scene di ordinaria routine quotidiana, che testimoniamo perfettamente il mood dell’epoca: tutto era o bianco o nero, nessuna mezza misura, esattamente come il rullino usato dal fotografo.

Sgroi, classe 1965, ha iniziato da fotografo freelance affiancandosi ad alcuni dei nomi più importanti del mondo della fotografia, come Letizia Battaglia, e collaborando con il quotidiano L’Ora.

«Fotografare per me era a quei tempi una cosa ingenua e spontanea - racconta Sgroi - avevo vent'anni, c'era questa scena punk ma anche dark e gothic. I locali dove andare e suonare erano pochissimi. E noi non eravamo visti bene da nessuno, nè dai fricchettoni nè dalla gente del quartiere».

La tensione era alta nell’underground palermitano, come il suono delle chitarre dei The Clash o dei Ramones.

«Palermo nella metà degli anni Ottanta non era affatto una città semplice – spiega il fotografo - anzi era una città sotto assedio, molto diversa dal resto dell’Italia, era grigia, buia e desolata».

«Il centro storico mostrava ancora le ferrite fresche della II guerra mondiale e non offriva prorio nulla per un giovane che lo abitava. Pochi i posti dove andare. Passavamo la maggior parte del tempo a provare i nostri strumenti negli scantinati».

«Insomma ogni angolo della città offriva solo buone ragioni per restare in disparate da tutto o peggio per andarsene via. Era davvero esiliante».

«Non so cosa sia rimasto delle anime ribelli e anticonformiste di quell’epoca - ammette Sgroi - ognuno di noi poi ha preso strade molto diverse. In ogni caso penso che grazie a questa pubblicazione inedita molte persone, anche fuori dalla Sicilia, per la prima volta hanno avuto modo di conoscere un’altra faccia della storia della città di Palermo, di cui purtroppo si è sempre parlato poco ma che all’epoca era una realtà tanto vera quanto triste».

Oggi non c’è più nulla di quel movimento, molti dei ragazzi sono andati a vivere fuori e con qualcuno sono ancora in contatto.

«So che stanno producendo dei Cd che riporducono la scena musicale di allora e di questo sono molto contento perchè significa che quel periodo, per quanto buio, non è rimasto solo un mio personale ricordo ma un pensiero che ancora oggi ci accomuna».

Il libro, edito dalla casa editrice indipendente Yard Press, è un racconto fedele del clima punk che si respirava negli anni Ottanta nel capoluogo siciliano, quando Palermo era ancora il mega quartiere di ritrovo di tanti giovani malinconici, pensatori incalliti, cupi con gli anfibi ai piedi, accovacciati a fumacchiare sul ponte non terminato di via Belgio.

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