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Bus e tram gratuiti a Palermo: l'idea (non tanto pazza) per fare come in Lussemburgo

Solo una minima parte degli introiti Amat deriva dalla vendita dei biglietti e ora la Corte dei conti ha bacchettato il Comune sulla mobilità: ma gli spunti non mancano

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 5 marzo 2020

Un autobus Amat a Palermo

Palermo è stata recentemente bacchettata dall’Unione europea, in particolare dalla Corte dei conti. Dai dati risulta che il sistema di mobilità cittadina non funziona, se non marginalmente, perché non ha ridotto l’uso del mezzo privato. Questa volta siamo in buona compagnia, con Napoli, Madrid, Varsavia. I miliardi di euro investiti nella mobilità in Europa non hanno avuto l’effetto auspicato e programmato.

Insegno ai miei figli che prima di fare una cosa devono avere un’idea ed un progetto. Devono sempre avere chiaro dove le azioni che faranno li porteranno. Quello che riesco sempre meno ad accettare è che quanto ovvio nella vita individuale non viene perseguito anche in quella collettiva.

La mobilità interna ad una città ne costituisce la linfa vitale. Nel pensare la città occorre pensare dove le persone vivono, dove lavorano, dove si divertono e come si spostano in questi luoghi. Il modo in cui regolamento questi flussi determina la forma della città. La sua bellezza e la sua ricchezza.



La chiusura notturna della Ztl ne è un esempio. Nel chiudere la fruizione notturna della città senza un piano di mobilità parallelo in
che modo cambierà la fisionomia della città? In che modo impatterà con la vita notturna? Che ci piaccia o no la vita notturna è parte di quella retorica di quel “potremmo vivere di turismo” nel quale ci ciondoliamo senza agire conseguentemente.

Una città europea che voglia vivere di turismo ha bisogno della movida, e di una sua narrazione. Qualcuno riesce ad immaginare Barcellona, Edimburgo, Parigi senza vita notturna? Per la vita notturna serve anche la chiusura del centro, ma serve un modo per arrivarci programmato e coerente. Altrimenti il rischio è che nella transizione le attività chiudano e si perda valore.

La chiusura notturna della Ztl sottopone gli imprenditori del comparto entertainment a riorganizzare dall’oggi al domani la propria attività, la città assumerà una forma diversa ma ancora una volta provvisoria. Perché dietro molti provvedimenti non c’è un piano, ma una idea buttata li. E chi opera non opera nella certezza di una direzione certa e di una forma di città progettata. Chi opera non ha modo di investire in un programma ed un pensiero. Domani potrebbe nuovamente cambiare tutto. E senza certezze gli investimenti non partono.

Al netto di tante cose che hanno senso in se stesse, la chiusura del centro ed il tram ad esempio, quello che non vedo è il disegno complessivo, nel quale i singoli provvedimenti sono inseriti, in risposta ad un progetto di città che guardi al domani. Amo viaggiare e devo dire che Palermo è splendida per quello che è stata, non per quello che è. Ho visto in questi anni città come Riga, Varsavia, Berlino, trasformarsi di anno in anno ed essere di anno in anno più belle ed accoglienti.

Non mi piace la città che siamo. La domanda che mi pongo adesso è quale città immaginano per noi la politica e l’amministrazione. E quale risposta hanno alle obiezioni legittime della Corte dei conti sull’inefficacia dell’investimento adottato. Immagino nessuna.

Giorni fa il Lussemburgo ha abolito i biglietti nei mezzi pubblici. L’idea sottostante e non mettere alcun filtro all’uso dei mezzi pubblici per ridurre l’impatto del trasporto privato. Questa è la grande sfida ambientale del nostro tempo. L’inquinamento urbano è una delle principali cause di morte che determina in Italia ogni anno 80.000 morti, parliamo del coronavirus ma moriamo d’altro.

L’idea del Lussemburgo è chiara, il percorso per perseguire questo obiettivo pure, al punto che il provvedimento è diventato una notizia di diffusione mondiale. Il Lussemburgo è un paese ricco viene da pensare. Nel 2018 l’Amat ha avuto ricavi per 75 milioni di euro. Di questi poco più di 6 milioni provengono dai biglietti.

Nei fatti la nostra mobilità non la paghiamo con i biglietti, non so se qualcuno ha mai pensato a questa cosa. In un piano per la città un atto forte come quello del Lussemburgo potrebbe avere senso? Non sta a me dirlo. La cosa che temo è che in assenza di un piano generale per la città a questa domanda non possa oggi rispondere nessuno.

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