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C'è ancora speranza per i concerti al Verdura: l'ultimatum degli organizzatori al Comune

Canone raddoppiato e posti dimezzati rischiano di far spegnere le luci sui concerti dell'estate post lockdown a Palermo: ecco cosa chiedono gli imprenditori dello spettacolo al Comune

Vassily Sortino
Giornalista
  • 1 luglio 2020

Max Gazzè

La data di scadenza è già segnata: «C’è tempo fino a questo weekend per salvare i grandi concerti dell’estate post lockdown a Palermo». Altrimenti sarà tutto rimandato, forse, al prossimo anno. Niente concerti – Max Gazzé in primis – niente musical, niente sfilate. Niente di niente. Solo il silenzio e le luci spente.

È questo sabato (4 luglio 2020) il limite fissato dagli imprenditori siciliani dello spettacolo, riuniti in Assomusica, che chiedono al sindaco di Palermo Leoluca Orlando e all’assessore alla Cultura Adham Darawsha la riduzione del canone del Teatro di Verdura, improvvisamente lievitato per questa stagione da duemila a 4 mila euro al giorno.

Un raddoppio che è una vera mazzata per i promotori di eventi, che questa estate, sulla base del Decreto del presidente del Consiglio sul Coronavirus, vedono ridursi lo spazio disponibile al pubblico del teatro da 2240 a un limite imposto di mille per motivi di sicurezza.



«Mille, ma che in realtà sono 950 – precisa Giampaolo Grotta del consiglio nazionale di Assomusica – perché la capienza deve comprendere anche le maestranze. Meno posti e un canone raddoppiato comporterebbe un aumento del prezzo del biglietto che va a cadere sia sul cittadino che sul promoter. C’è così una filiera che entra in corto circuito».

Ma perché questa scelta al raddoppio del canone del Verdura in quest’anno di crisi? «È una domanda a cui non riesco a dare risposta – continua Grotta – e d’altra parte mi chiedo perché non servirsi dei fondi stanziati dal governo per la Cultura per cercare di calmierare prezzi? Il rischio, continuando così, è che la stagione del Verdura muoia, sia quest’anno, che il prossimo.

E ancora oggi mi chiedo perché non è possibile organizzare grandi eventi, così come Palermo merita, nello spazio che un tempo era occupato dagli zingari in viale del Fante, così come in piazzale dei matrimoni o nell’area della Fiera del Mediterraneo? Per non parlare del Foro Italico: perché è solamente riservato al concertone di Radio Italia?»

Domande senza risposta in una vicenda che appare paradossale e che sembra non tenere conto come la musica dal vivo contribuisca anche a un indotto fatto di prenotazioni al ristorante, alberghi pieni, posti barca e tanto altro.

Ma c’è chi ha ancora non ha perso la speranza. Tra questi il manager Nuccio La Ferlita che auspica «come si sente dire nelle ultime ore, un passo indietro nella scelta del Comune di Palermo di raddoppiare il canone del Teatro di Verdura. Numeri alla mano si riduce la capienza della struttura del 70 per cento e si duplicano i costi di affitto. Vorrebbe dire aumentare di 4 volte il costo del biglietto, cosa che appare inopportuna.

C’è tempo fino a questo sabato prima di potere dire che la stagione musicale estiva palermitana è definitivamente saltata. Personalmente sono pronto a portare il concerto di Max Gazzè, che ha ridotto il costo del suo show. Promoter, artisti, e pubblico stanno facendo le loro rinunce. Ora attendiamo un passo avanti delle istituzioni, altrimenti non potremo promuovere e organizzare nulla».

Al Comune di Palermo, però, qualcosa sembra muoversi e visto lo stato grave di difficoltà economica che ha colpito i lavoratori del settore culturale, si attende a breve la pubblicazione di un avviso pubblico per la stagione estiva 2020 dove sarà previsto un canone ridotto o addirittura un'esenzione totale per l'affitto del teatro di Verdura.

Restano dunque poche ore prima del silenzio definitivo dei grandi eventi musicali a Palermo. Perderli, sarebbe l’ennesima sconfitta di una città che fu capitale della Cultura.

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