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Cambia vita (e anche continente): un catanese in Australia che canta in siciliano

Prima insegnante di danza, poi preparatore atletico per danzatori e adesso una carriera da musicista. Nel 2019 ha lasciato l'Italia e si è trasferito in Australia

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 30 aprile 2021

Il cantautore catanese Maurizio Chisari, in arte Maurizio Chi

Andare via, molto lontano per rinascere: ha fatto così Maurizio Chi, cantautore di origine catanese che, due anni fa, ha deciso di lasciare l’Italia e trasferirsi in Australia.

«Ho avuto un momento difficile ed ho sentito la necessità di resettare tutto, su tutti i fronti: personale, lavorativo e musicale. Il passo può sembrare immenso ma non potevo fare scelta migliore».

La scelta dell’Australia arriva comunque dopo una vita fatta di viaggi e spostamenti.

«Prima di arrivare in Australia - ci ha detto Maurizio, classe 1983 - ho vissuto dieci anni in Veneto ma ho mantenuto sempre il mio rapporto con Catania viaggiando per lavoro e per la mia famiglia.

Nonostante la distanza ho sempre avuto bisogno del contatto con la nostra terra, io sono siciliano ovunque vada».

Prima di approdare alla musica, sua principale occupazione al momento, Maurizio ha comunque lavorato nel mondo dell’arte.

«Nasco come insegnante di danza; in Sicilia avevamo tante scuole con la mia famiglia, poi ho iniziato a fare il preparatore atletico per danzatori parallelamente alla mia carriera da musicista e così ho continuato sia in Veneto che qui in Australia.



Qui a Sydney è tutto diverso, soprattutto l'approccio psicologico alla vita degli australiani è diverso; mi manca molto il modo ironico con cui i siciliani gestiscono le varie situazioni.

Un siciliano riesce a fare ironia anche su un fatto molto brutto e questo è meravigliosamente bello e unico ma degli australiani apprezzo lo spirito di vita, la leggerezza dell'essere nelle varie circostanze senza mai drammi e il fatto che hanno capito che per vivere una vita serena basta seguire le regole piuttosto che scavalcare sempre e lamentarsi».

Proprio dalla sua residenza oltre oceano Maurizio ha da poco lanciato il suo ultimo lavoro - in termini di tempo - e cioè il singolo in dialetto siciliano - perché è questa la lingua che ha scelto anche per le sue produzioni - "La jaggia", brano (disponibile già in tutte le piattaforme streaming e in digital download) che inaugura una nuova fase artistica e anticipa il nuovo album "D'amuri e raggia".

Il brano nasce dal proverbio popolare siciliano “l’aceddu intra na’ jaggia si nun canta d’amuri canta raggia” (un uccello dentro una gabbia se non canta d’amore canta per rabbia) ed è un viaggio tra passato e presente raccontato da suoni epici che fanno di questa canzone il pilastro della sperimentazione musicale, fortemente ricercata da Maurizio Chi, prodotto col mandoloncellista australiano (anch’egli di origini siciliane) Luke Wright.

«Ho sempre avuto questo istinto di scrivere in dialetto siciliano - ci ha detto Maurizio - ho sempre trovato interessante il modo in cui la nostra lingua diviene caratterizzante nelle diverse circostanze musicali.

Anche nel mio primo album "Due" è contenuto un brano dal titolo "A' comu jè gghiè" che troverete in una nuova versione in "D'amuri e raggia" (in uscita il 21 maggio).

Io ho capito che si vive meglio senza avere aspettative, e si compone anche meglio musica; me la sto vivendo giorno dopo giorno e i feedback ad oggi sono solo positivi.

Ci sono vecchi e nuovi siciliani anche da questa parte del mondo che si stanno interessando al progetto ma la cosa sorprendente è che questo nuovo lavoro è internazionale in quanto il pubblico che mi sta dimostrando attenzione proviene da diverse nazioni questo grazie alla multiculturalità dell'Australia.

Il siciliano diventa una lingua internazionale apprezzata per il suo suono e frutto di altrettanta multiculturalità che ha caratterizzato la storia della nostra Isola».

Il percorso artistico di Maurizio fino ad oggi è stato prettamente pop: ha partecipato e vinto concorsi nazional, quali Area Sanremo 2011 e Genova X Voi 2016, pubblicando successivamente il suo primo album "Due".

Poi il cambiamento radicale: il trasferimento nel 2019 a Sydney, scelta frutto di un momento di malessere, che gli ha fatto sentire l'esigenza di spiccare il volo e ricominciare.

E poi quest’ultimo anno, caratterizzato dalla pandemia, non è stato di certo semplice.

«È stato terribile. Ascoltare persone che si lamentavano per un aperitivo mancato quando non era possibile vedere le persone che ami di più da quasi due anni; vedere i tuoi nipoti crescere via telefono, i figli dei tuoi amici di una vita nascere e tu essere dall’altra parte del mondo.

Alzarsi la mattina sperando di non avere ricevuto un messaggio brutto per qualsiasi ragione. Ho fatto questo disco proprio per rimanere vicino con il mio modo viscerale a tutte le persone che mi vogliono bene. Certo con questa distanza e incertezza hai anche paura di essere completamente dimenticato, qualcuno disse "se non ci sei non esisti” io penso che non sia e non debba essere così».

Tanti, comunque, i progetti in cantiere per il futuro: «Ho un altro album pronto ma voglio godermi tutto quello che arriverà da "D'amuri e raggia".

I miei progetti sono tanti e sempre mutevoli quindi affronto il futuro un passo alla volta nella consapevolezza che avrò sempre una nuova idea in mente».
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