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Ci entri pensando alla morte ma esci con un inno alla vita: è il cimitero "degli Angeli"

Il Cimitero di Caltanissetta è un monumento a cielo aperto da mettere nel taccuino dei luoghi da visitare in Sicilia e il suo nome è legato alla particolarità che lo caratterizza

Roberta Barba
Storico dell'arte
  • 25 giugno 2020

Uno scorcio del cimitero di Caltanissetta (foto Arcangelo Giammusso)

Tra pittoresco e sublime, noto e ignoto, quasi come un museo all’aperto, anche il cimitero di Caltanissetta merita di essere visitato.

A partire dalla prima metà dell’Ottocento Caltanissetta ha subito la più grande trasformazione urbanistica di
tutti i tempi. Infatti, chiese e conventi hanno cambiato destinazione e alcuni di essi sono stati abbattuti per lasciar
posto a nuovi edifici.

Nell’ambito di queste modernizzazioni si pone anche il potenziamento dei servizi pubblici come ad esempio la definitiva collocazione del cimitero dietro la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, guadagnandosi il titolo di monumentale, status, purtroppo, oggi non più riconosciuto.

Il luogo della memoria, il luogo del ricordo, il luogo del riposo, a Caltanissetta, è sicuramente un luogo da vedere, visitare e fotografare. Il Cimitero degli Angeli, chiamato così per la quantità di angioletti disseminati dappertutto, quasi a voler proteggere quei contenitori privi di vita, è ricco di opere artistiche e architettoniche che meritano grande attenzione.



Sorge nel quartiere più antico della città, alle pendici del diroccato Castello di Pietrarossa e dietro alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli, vi si accede da un ingresso monumentale con portico a tre arcate su pilastri, con lesene di ordine dorico romano e volte a crociera, realizzato dall’ingegnere Alfonso Barbera.

Oltrepassato l’ingresso, il visitatore viene accolto da un lungo viale e immerso in una vera e propria galleria di monumenti e bellezze artistiche. Tombe, cappelle, decorazioni egizie, pinnacoli gotici, fregi rinascimentali, ornati spettacolari, strutture più o meno solenni, contenitori ridondanti, segni retorici che celebrano l’esistenza ormai trascorsa, lasceranno lo spettatore a bocca aperta. Antico, moderno e contemporaneo si mescolano accompagnando il visitatore tra le bellezze dei viali in un silenzio attonito, quasi sublime.

Sottile è la linea tra visibile e invisibile, finito e infinito, omogeneità e disomogeneità di stili, forte è lo stupore. Il senso del mistero della morte e del finito serpeggia tra le monumentali cappelle gentilizie che artisticamente e architettonicamente esprimono un forte valore simbolico emotivo, quasi un ritorno alla religiosità e alla spiritualità, con una conseguente tensione verso l’infinito.

La sapiente e straordinaria abilità degli architetti Pasquale Saetta e Alfonso Barbera e degli scultori Francesco Biangardi e Michele Tripisciano ha fatto del cimitero nisseno quasi un museo a cielo aperto, un’alternativa ai musei tradizionali, un’esperienza unica, che il visitatore deve assolutamente vivere.

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