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Ci fece sognare in "Nuovo Cinema Paradiso": è tempo di una nuova sfida per Totò Cascio

Il film di Giuseppe Tornatore non sarebbe stato lo stesso senza il luccichio degli occhi del piccolo Totò Cascio, che oggi non brillano più a causa di una brutta malattia

Balarm
La redazione
  • 26 febbraio 2021

Il piccolo Totò Cascio nel film "Nuovo Cinema Paradiso"

Il successo di un film si deve a tanti elementi, piccole e grandi professionalità che riescono ad imprimere nella mente storie e volti.

È stato così per il film “Nuovo Cinema Paradiso”, premio Oscar come Miglior film straniero (1990), scritto e diretto da Giuseppe Tornatore.

Considerato una perla tra le produzioni della Settima Arte, non sarebbe stato lo stesso film senza il luccichio degli occhi del piccolo Totò Cascio, il bambino curioso e pieno di iniziative “da grandi” che faceva da contraltare a Philippe Noiret.

Quegli stessi occhi, oggi, non brillano più come allora a causa di una brutta malattia, la retinite pigmentosa, che sta lentamente facendo perdere la vista a Cascio, oggi un uomo di 41 anni.

È stato lo stesso attore a rendere pubblica la notizia, rilasciando un’intervista a La Stampa.

Prima di affrontare questo complicato problema Cascio aveva continuato a fare l’attore, prendendo parte a otto film, prima dello stop.



Come ha raccontato non è stato per nulla facile accettare la malattia e imparare a convivere con essa (ci vede pochissimo al momento, ha dichiarato) ma la paura, oggi, sembra aver lasciato il posto alla speranza e alle possibilità, poche al momento, che la scienza potrebbe offrire in futuro.

Totò Cascio ha deciso di uscire dall’isolamento, con una rinnovata forza, conquistata anche grazie alla fede, e di condividere con il pubblico che lo ha amato tantissimo questo momento difficile.

Ma da buon siciliano, conservando, c’è da scommettere, quel piglio tenace che aveva sin da bambino, Totò non vuole arrendersi e continua a lavorare; prossimamente, infatti, uscirà un suo libro.

«Bisogna accettare i problemi, accettare la disabilità, che non è una condanna ma una condizione» ha dichiarato a La Stampa, consapevolezza che ha maturato grazie anche al confronto con altri artisti che, come lui, lottano ogni giorno con la malattia.
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