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Comprano un mulino a pietra e "tornano" contadini: la nuova vita di due giovani siciliani

Mauro Calvagna e Rosario Claudio La Placa sono due agricoltori che hanno deciso di andare contro corrente. Hanno acquistato un mulino e lo hanno installato in pieno centro a Belpasso

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 17 febbraio 2021

Mauro Calvagna e Rosario Claudio La Placa con il loro "Mulino Agricolo Etneo"

Mauro Calvagna e Rosario Claudio La Placa sono due imprenditori agricoli, under 40, che, volendo andare contro corrente, pur mantenendo vivi gli insegnamenti contadini, hanno fondato nel 2017 la Società agricola giovani tradizioni siciliane S.r.l.s.

«Sia io che Mauro - ci ha detto La Placa - che è agronomo, veniamo da due realtà contadine e abbiamo scommesso ancora sull’agricoltura, quella più genuina con qualche innovazione».

Sono, infatti, tra le dodici aziende che hanno ricevuto i terreni in concessione della "Banca della Terra" di Sicilia - prima regione per numero di giovani sotto i 35 anni titolari di imprese agricole - e puntano all’innovazione energetica in agricoltura ma anche sull’arte della molitura in pietra tradizionale, ormai quasi in disuso.

«Quando abbiamo detto che volevamo acquistare un mulino a pietra tutti ci davano contro, scoraggiandoci e sconsigliandoci di fare questo passo.

Abbiamo girato in Sicilia, perché dovevamo innamorarci fino in fondo per fare il grande salto e, dopo aver visto il mulino ad acqua Cavallo d’Ispica, non abbiamo avuto più dubbi.



Non ci siamo lasciati abbattere e quando casualmente ci siamo imbattuti in quello che sarebbe stato il "nostro nuovo vecchio mulino", non ci abbiamo pensato due volte e abbiamo agito "a sentimento" come si suol dire.

Abbiamo trovato su internet l’annuncio di una signora che vendeva il mulino in pietra di suo padre, inattivo da circa 30 anni. Abbiamo chiamato e abbiamo raggiunto la signora a Reggio Calabria. Lo abbiamo guardato e senza pensarci tanto su l’abbiamo acquistato».

Tornati in Sicilia, a Belpasso, è stato necessario risolvere le faccende burocratiche ma anche allestire il trasporto e, non ultimo, ristrutturare la sede che avrebbe accolto il mulino in pietra.

Perché i due giovani imprenditori, nell’ottica di diffondere l’arte della molitura tra i cittadini, e non solo tra chi frequenta le campagne, hanno voluto installare il loro “Mulino Agricolo Etneo” proprio in pieno centro a Belpasso, nel Catanese.

«Sarebbe stato più facile, logisticamente parlando, portare in campagna il mulino ma noi volevamo che la gente vedesse e toccasse con mano il grano trasformato in farina; volevamo che fosse alla portata di tutti».

Di intoppi e difficoltà, comunque, ce ne sono stati ma, grazie alla passione e alla fiducia nel proprio sogno, sono stati superati.

«Abbiamo revisionato ogni pezzo del mulino prima di metterlo in funzione ma una volta partito non ci dava la resa che ci aspettavamo; abbiamo intuito che avremmo dovuto trovare qualcuno esperto nella gestione del mulino, che è semplice nel suo funzionamento ma non scontato.

Abbiamo scoperto grazie agli insegnamenti di un vecchio mugnaio che, come noi, all’inizio aveva avuto i nostri stessi problemi, l’arte della “rabbigliatura” delle pietre, fondamentale per la produzione della farina.

Ogni riga, ogni disegno delle pietre, ogni presa d’aria del mulino ha delle funzione specifiche e se non funzionano in sintonia la produzione non è di qualità e la resa non è proporzionale.

Alla fine, dopo aver preso tutti gli accorgimenti necessari siamo riusciti, nel gennaio del 2020, a mettere a regime la produzione, efficace tanto nella resa quanto nella qualità, finalmente».

Da poco più di un anno, dunque, Mauro e Rosario Claudio producono farina dalla produzione dei loro grani antichi, ottenuti con coltivazione biologica e che, al momento, viene trasformata in pasta nel laboratorio artigianale di Vincenzo Magani, prima della distribuzione.

Ma tra gli obiettivi dei due giovani produttori c’è anche quello di provvedere loro stessi all’intera filiera di produzione, non trascurando il contatto diretto con i clienti.

I primi mesi del Covid, lo scorso anno, tra tante difficoltà, hanno anche offerto nuove prospettive che oggi non intendono abbandonare.

«Abbiamo dovuto mettere in campo un circuito di distribuzione quasi porta a porta e di spedizioni, attività che vogliamo mantenere e ampliare perché solidificano il rapporto diretto con gli acquirenti».

Pensano in grande, sulla scia dei buoni traguardi già raggiunti, i due giovani imprenditori che, tra l’altro coltivano - in terreni compresi tra Enna e la piana di Catania - arance, mandorle, la lenticchia mignon e ceci, oltre ai grani antichi siciliani, protagonisti di un’altra “scommessa” dei due imprenditori.

«Da qualche hanno abbiamo messo in campo una sperimentazione che abbiamo chiamato “Bedda Sicilia” e consiste nel seminare, tutte insieme, diverse varietà antiche di grano che, via via, si andranno mescolando fino a non distinguersi più nella singola varietà, realizzando una sorta di adattamento fisiologico.

Inoltre abbiamo iniziato una prima interlocuzione con l’Ente Parco Etna, poiché il nostro mulino ricade in questo territorio, per una futura collaborazione volta al recupero delle specie autoctone montane».
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