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Con lo "zito" o con gli amici, sempre bello è: il Faro di Capo Zafferano, romantico e abbandonato

Sul promontorio di Capo Zafferano, punta estrema che racchiude, insieme a Monte Gallo, il golfo di Palermo, tra i borghi marinari di Aspra e Porticello, si erge un faro costruito intorno al 1880

Sara Abello
Giornalista
  • 10 maggio 2022

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Romanticoni di mezza Sicilia e oltre, unitevi! Sì perche a Santa Flavia, a pochissimi passi da Palermo, di luoghi romantici ne abbiamo a bizzeffe...non solo l'Arco dei Baci, la baia di Santa Nicolicchia e il borgo di Sant’Elia, avete forse dimenticato il faro di Capo Zafferano?

Eh beh già di per sè il faro è uno di quei luoghi che incarna tutta la simbologia e il romanticismo della luce, della guida, della libertà, della solitudine e dell’incontro, poetizzato da artisti di ogni epoca che senza far giri di parole “ci hanno bagnato il panuzzo” e realizzato pitture, poesie, racconti ambientati in questi luoghi del mistero.

Sul promontorio di Capo Zafferano, punta estrema che racchiude, insieme a Monte Gallo, il golfo di Palermo, tra i borghi marinari di Aspra e Porticello, si erge un faro costruito intorno al 1880, aperto forse nel 1884 secondo alcune fonti, che ci offre uno spettacolo romantico come pochi grazie anche alle calette che vi si trovano al di sotto e ai gabbiani che svolazzano alti ben al di sopra degli 11 metri circa di altezza del faro stesso.



Arrivare al faro di Capo Zafferano, effettivamente abbastanza visitato, è in realtà discretamente semplice. Basta lasciare l’auto sul versante est del promontorio, lungo la strada statale 113, e poi incamminarsi nella ripida discesa di una stradella comunale che da una parte conduce alla spiaggia Lido del Carabiniere e dall’altra, proseguendo per ulteriori dieci minuti circa, seguendo l’andamento del costone roccioso non proprio comodissimo, sino al faro.

Percorso da far sicuramente a piedi e muniti di scarpe comode dal momento che la viuzza che conduce sino al faro è larga poco più di 2 metri per cui di sicuro non percorribile da automobili da entrambi i sensi di marcia. Prima di diventare meta di passeggiate romantiche e proposte di nozze, il faro, edificato a circa 34 m s.l.m., oggi presente nel Libro dei Fari della Marina Militare Italiana, è stato proprio presidio militare durante le due ultime guerre mondiali; per questo motivo è stato dotato di una serie di caseggiati e di una torretta di avvistamento che oggi purtroppo riversano in una seria condizione di degrado e abbandono totale.

A partire dal 1970, dopo essere stato da sempre alimentato grazie ad energia generata da un sistema chimico a carboni di acetilene, è stato dotato di impianto elettrico. Poi nel 1980, cento anni dopo la sua costruzione, trasferito l’ultimo guardiano, il faro è stato abbandonato, funzionando adesso soltanto come segnalatore con batterie e sistema di accensione crepuscolare il cui fascio di luce è visibile fino a 30 km di distanza.

Data la sua posizione, il faro di Capo Zafferano è stato da sempre importante per la navigazione lungo questo tratto di costa che, da Solanto a Termini Imerese, è stato teatro di eventi storici e testimone del sorgere di rinomate cittadine. Non è necessario che vi dica che il panorama che si può ammirare da questo posto sia da mozzare il fiato, che ci andiate con lo “zito” o con amici poco cambia, bello è bello.

Il mare cristallino con le sue calette, il cielo limpido, persino i gabbiani che svolazzano visti qui e non in città dove preoccupano, risultano poetici. Qui la natura che si colora di primavera merita anche più di uno scatto fotografico, sì dico primavera perchè in piena estate, a meno che scegliate orari strategici, l’aria calda anche senza il sole alto vi arderà la pelle per cui ve lo sconsiglio. Per parlare come una giovinetta di oggi, il posto lo si può definire “instagrammabile” e del resto, anche senza esserci mai stati, sono talmente tante le foto che si trovano sul web, che una volta andati sembrerà di conoscere già tutto senza per questo rimanerne delusi o meno emozionati.

L’unica pecca, visibile passo dopo passo più ci si avvicina al faro, sta nello stato di degrado dei caseggiati e della torretta di avvistamento. Di sicuro l’incuria di chi lo gestisce è stata tanta negli anni, però vi assicuro che non è certo la salsedine a lasciare graffiti con frasi poco signorili che ho evitato di immortalare. Qui non è tutta colpa del tempo ma anche delle persone. Un po’ più di rispetto per questi luoghi non guasterebbe.

È stata notizia dell’agosto del 2017, l’altro ieri praticamente, che il Faro di Capo Zafferano fosse stato consegnato alla società Top Cucina Eventi S.r.l. Per i successivi trent’anni la società siciliana avrebbe dovuto gestire uno dei fari italiani inseriti nel progetto Valore Paese-Fari creando un centro multifunzionale con tanto di bottega del gusto, ristorante, tre suite e un museo del mare. Ricordo anche che si fece il nome dello chef termitano Natale Giunta per la gestione dell’ambito della ristorazione.

Ottime idee che di sicuro avrebbero ridato vita ad uno scorcio incantevole trasformandolo in una specie di tempietto del lusso che certamente sarebbe stato di supporto per l’economia di tutta la zona. Un “piccolo” progetto inserito in uno più ampio di rigenerazione e riuso delle strutture costiere che avrebbero dovuto avviare al recupero degli alloggi che un tempo ospitavano i faristi e che sono rimasti inutilizzati in seguito all’automatizzazione delle lanterne. Concessioni e consegne di strutture iniziate già nel 2015 che credo si siano sciolte come un ghiacciolo sotto il sole di agosto dal momento che ancora oggi, dopo 5 anni, tutto si vede avvicinandosi al faro e all’area circostante, meno che lavori di ripristino.

Poi, nel dicembre del 2021, un aggiornamento che ha fatto tornare a sperare: a Capo Zafferano verrà istituita un’area marina protetta. L’idea, sostenuta da Orazio Amenta, presidente del Centro Studi per lo Sviluppo Territoriale (Cesvit), con i Comuni di Bagheria e Santa Flavia, oltre al Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo (DiSTeM), non cita direttamente il faro che, a rigor di logica, non potrà restare escluso da questo progetto di rivalutazione di tutta l’area e che potrebbe quindi divenire un osservatorio o comunque una parte essenziale della riserva, accogliendo, come si è vociferato, una parte del Dipartimento di Scienze Naturali di UNIPA. A che siamo non lo so, quindi credo valga il sacrosanto «comu finisci si cunta»
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