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Conosci l'isolotto ma c'è un gioiellino da scoprire: il borgo marinaro vicino a Palermo

È tempo di viaggio, alla scoperta di un borgo marinaro. Da sempre, ormai da tanto, fa parlare di sé. Ci addentriamo nel paesino, nelle sue meraviglie da scoprire

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 16 aprile 2026

Il borgo di Isola delle Femmine

"Semu distanti. Di liggende n’avevu lu capu chinu. Di sacrifizi unni parlamu. Isula di li Fimmini, oru e incantu. Tra sireni ammalianti e varchi acciccanti, chista è la nostra storia. Di virità invintati, di stanchizzi e biddizzi. Canciaru li tempi, ni li seculi e pi sempri".

È tempo di viaggio, alla scoperta di un borgo marinaro. Da sempre, ormai da tanto, fa parlare di sé. Percorsa parte dell’autostrada A29 provenienti da Mazara del Vallo, a pochi minuti da Palermo sorge Isula. Sì, delle Femmine. E se qualcuno non avesse ancora l’idea della presenza di un “paisi”, l’odierna visita proverà a far tacere gli echi leggendari e le storie controverse.

In Piazza Pittsburg - a due passi dal porto - lu “passiu” racconta fatti sociali e scorci marinari. Ad attenderci una donna, che di Isola pare non abbia trame ed eredità: il suo nome è Agata Sandrone (Presidente dell’Associazione BCsicilia - Isola delle Femmine). Il suo è un monologo gentile che allieta gli sguardi incuriositi dei turisti. Loro, presi d’assalto dai rumori delle barche, iniziano quel leggero peregrinare tra una strada e l’altra.

Messo da parte il “sibilo tirrenico”, i primi passi si snodano nella vecchia tonnara. Un arco - uno dei pochi cimeli ancora esistenti del passato - attira su di sé profumi di pescato e brezze infreddolite. Lu “riuni di la Tunnara” cela segreti interessanti. Di un passato glorioso e dispendioso. Di anni impegnativi e soddisfacenti. Di profonda e divina religiosità. In un angolino era ubicata la piccola chiesa. I pescatori si radunavano in preghiera. Architetture moderne segnano il passo, lasciando ai curiosi “pezzetti” antichi. Di uomini dimenticati che hanno reso grande Isola delle Femmine.

Tra questi Orazio Di Maggio. Figlio del sindaco Vincenzo Di Maggio, nel periodo della peste (1837 la prima ondata e 1885 la seconda) mise a disposizione la sua abitazione come lazzaretto. Successivamente divenne sindaco del piccolo borgo. Società e religione sono i fili conduttori di questa prima parte. Ne scandiscono i tratti storici. Nei secoli dei secoli… la vita “isulana” ha cambiato pelle e radici. Dal 1176, anno in cui re Guglielmo II aveva donato l’impianto alla chiesa monrealese, le vicende ci portano fino al 1854. Finalmente (oseremmo aggiungere) il borgo (chiamato allora Tonnara o Capaci-iusu) divenne un comune indipendente.

Il distacco con la città di Capaci - detentrice territoriale - fu cosa fatta. Un passo verso la gloria? Un riconoscimento spettante di diritto. Tra le viuzze Maggio, Romeo, le piazze Umberto I e XXI Aprile e la via Roma, ci dirigiamo verso la Chiesa Madre di Maria Santissima delle Grazie. Nel frattempo, tra “ambienti ciavurusi” e curiosità stucchevoli, gli argomenti toccano le varie ipotesi sull’origine del nome. Tra leggende metropolitane e fonti di studio autorevoli, giungiamo ad alcune conclusioni. Che sia di origine araba? Dicono che il termine “fam” significhi bocca, orifizio, apertura e sia connesso al termine “foce” (fiume). Questo darebbe un senso per descrivere la distanza (canale) che separa l’isolotto dalla costa. In realtà, la verità è più semplice di quanto si possa immaginare (noi siciliani rendiamo tutto più difficile).

Nella volgarizzazione siciliana del nome in latino “Insula Euphemi” in “Isula [di] Fimi”, le considerazioni “leggere” di natura fonologica e semantica hanno contribuito a un errore “tramandato” nel tempo. Successivamente, in una dialettica scomposta quanto arroventata, il termine Fimi fu trasformato in fimmini (cioè donne), con modi dolci e considerati armonici. E armoniche, a dirla tutta, sono le forme architettoniche dell’edificio religioso di Maria Santissima delle Grazie. La sua edificazione fu espressamente richiesta dai pescatori i quali, con una raccolta fondi, riuscirono a raccogliere una parte della somma necessaria. Originariamente a una navata, grazie al suo ampliamento furono costruite quella di destra e quattro cappelle.

Tra gli interventi di restauro più importanti spiccano quelli del 1950. Fu il pittore Gianbecchina a decorare la volta. A pianta basilicale, le colonne separano le navate. A dominare la scena è un dipinto dello stesso Gianbecchina, il quale riproduce la Madonna in Gloria, con Gesù Bambino e Angeli. All’esterno spicca il campanile. Posto sul lato destro, presenta una base compatta su cui è inserito un orologio. Al rintoccar dei minuti assaporiamo quel dolce languorino di “cosi boni”.

Voci di popolo dicono (a gran voce) che a Isula preparano le migliori panelle al mondo! Merita un assaggino? In attesa di soddisfare i palati fini, accanto al Museo Joe Di Maggio (attualmente chiuso per cambio sede) un’arzilla e gioiosa signora ci lascia parlare. Desiderosa di confrontarsi sui temi isolani, la signora Cardinale ci conforta. Apre il suo cuore al passato americano e a quello siciliano. “Mai e poi mai cambierebbe la sua terra con altre. Figlia di Isola delle Femmine, pregi e difetti fanno parte di una Sicilia a forti tinte colorate”. Cardinale e Di Maggio sono due cognomi apparentemente lontani, ma uniti da un comune denominatore. Quale? Joe Di Maggio, grande ex giocatore di baseball, e Claudia Cardinale (tra le più grandi attrici italiane di sempre) avevano origini di Isola delle Femmine.

La passeggiata continua verso la Piazza Enea. La lapide in ricordo del piroscafo Loreto e dei morti in mare è un tuffo nel passato. Un ricordo amaro. Voluta espressamente dalla signora Sandrone, segna una linea di confine netta tra chi dimentica e chi, di certo, non lo farà mai. Preso atto del centro cittadino, la visita si sposta più in là di alcuni chilometri. L’ambiente regala immagini difficili da dimenticare. Il mare, le montagne, la vegetazione… sono particolari che si incastrano bene con il “Fortino Militare”. Realizzato durante il secondo conflitto mondiale, era adibito alla sorveglianza della 280esima Divisione Costiera difensiva su Palermo. Vittime di un progresso inaudito, il pensiero corre alle sofferenze del tempo: soldati che lasciavano caramelle e cioccolata ai bimbi del posto. Un gesto affettuoso, un segno di pace nel bel mezzo della guerra.

Entriamo nell’ultima fase, quella che ci conduce dritti alla Torre di Terra (Dentro o Capaci). Le “ali della libertà” ci spingono alla ricerca di un'ultima avventura. La via costiera è un belvedere, l’atto conclusivo. La struttura - a pianta circolare - risale al 1338. Probabilmente edificata su una preesistente (la Tonnarella?) e destinata alla difesa della Tonnara. In conci di tufo, presenta due piani e al piano inferiore si trovava una cisterna che raccoglieva l’acqua piovana. Nello splendido scenario tirrenico optiamo per un ultimo scatto: l’isolotto posto a circa 800 metri dalla terraferma.

E chissà che un giorno diventi meta di un prossimo viaggio o, meglio ancora, di un nuovo racconto di questa meravigliosa terra.
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