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Da lassù c'è una vista spettacolare: vicino Palermo riapre l'area archeologica di Solunto

Solunto fu una delle tre colonie fenicie, con Mozia e Palermo, fondate nella Sicilia occidentale: le informazioni per poter visitare il sito a due passi da Palermo

Balarm
La redazione
  • 17 agosto 2020

L'area archeologica di Solunto

Restituita alla fruibilità pubblica l’area archeologica di Solunto e l’Antiquarium che si trovano nel territorio di Santa Flavia.

Solunto fu una delle tre colonie fenicie, con Mozia e Palermo, fondate nella Sicilia occidentale. Sorta sul promontorio di Sòlanto, e distrutta dal siracusano Dionisio I agli inizi del IV secolo a.C., la città punica fu ricostruita sulle pendici del vicino Monte Catalfano nel corso del IV sec. a.C. Alla metà del III secolo, in seguito alla prima guerra punica, passò definitivamente sotto il dominio romano.

L’area archeologica rimane aperta al pubblico da martedì a sabato dalle 9,30 alle 18, le domeniche e i festivi dalle 9,30 alle 13. La durata della visita è di un’ora. Il biglietto intero è di € 4, ridotto € 2.

Al fine di consentire il rispetto delle prescrizioni previste dal contenimento dell’emergenza Covid ed evitare assembramenti, è consigliato effettuare la prenotazione on-line attraverso l’App Youline.
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«Con Solunto – dice Alberto Samonà, assessore dei beni culturali e dell’Identità Siciliana – si mette un altro importante tassello che ci consente di restituire alla piena fruizione tutti i siti archeologici della provincia di Palermo. La riapertura dei luoghi della cultura è stato, ed è, impegno prioritario del Governo Musumeci che, attraverso la restituzione ai siciliani del proprio patrimonio storico e culturale ha voluto manifestare il desiderio di ripartire dalla bellezza come valore cui ancorare la ripresa delle attività della nostra terra.

La riapertura dei siti della cultura – precisa l’assessore Samonà – non è per nulla un fatto meccanico ma costituisce un impegno notevole, sia sotto il profilo delle risorse umane che degli oneri economici aggiuntivi, che il Dipartimento dei Beni Culturali sta affrontando con grande diligenza».
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