Palermo, l'estate e il panino (killer): qui ciò che non ti ammazza ti rende più forte
Ci sono piatti tipici a che non sono semplicemente cibo: sono esperimenti clandestini. Per non parlare della cottura per infusione in quell’olio “vissuto”
Un panino con crocchè, panelle e melanzane fritte
Quando scoprii che il tasto REC del videoregistratore non significava “Resta Eternamente Confuso” ma serviva a registrare i programmi TV, cominciai a farmi copia di tutte le puntate di Medicina 33 con Luciano Onder. Ogni tanto le rivedo. La mia preferita è quella sul colesterolo, con la professoressa Polentoni del Fatebenefratelli che raccomanda di tenerlo a duecento milligrammi per decilitro di sangue. Onder, intanto, si esibisce in acrobatiche domande marzulliane con triplo salto mortale: «È meglio un cuore sano e triste o un cuore felice ma pieno di trigliceridi?» e ancora «siamo noi a scegliere lo strutto o è lo strutto che ci sceglie quando siamo fragili?».
Fu durante uno di questi momenti che mi arrivò una notifica su WhatsApp. Il solito amico Kitsch: costantemente e immotivatamente felice, come se tra l’esistenzialismo europeo e il post- strutturalismo non ci fosse stato un certo Sartre a ricordarci che “l’inferno sono gli altri”. E infatti l’inferno deve essere esattamente questo: un grande quararone dove ci friggiamo tutti come cazzilli. E a proposito di cazzilli, apro il messaggio: foto con dita a V — mai capito cosa abbia vinto — e nell’altra mano un panino mostruoso con crocché, panelle e melanzane fritte. Sotto: “Ammuccati stu BigghiMec!”. A piè di pagina: “Teccà mancia!” Cancella messaggio. Subito. Blocca contatto. Per sicurezza esistenziale. Non è odio verso il cibo esplosivo. Né verso la gente che lo esalta. È una forma di amore consapevole. Controllata. Informata sui fatti, direi.
Perché ci sono piatti tipici della nostra cucina che non sono semplicemente cibo: sono esperimenti clandestini. Accoppiamenti così improbabili che, al confronto, i film di David Lynch sembrano tutorial ai fornelli di Nonna Rosetta su YouTube. Prendiamo la mafalda con panelle, crocché e melanzane fritte. Chi è stato il primo a dire “mettiamoci tutto dentro e vediamo”? Nessuno può svegliarsi la mattina e decidere di piegare le leggi della fisica e la tavola periodica degli elementi per farne un panino.
La cottura per infusione in quell’olio “vissuto”, che ha memoria di tre rivoluzioni e una finale di Champions League, raggiunge temperature teoriche prossime alla soglia di Planck, tipo 10³² Kelvin. Chi può averla pensata? Solo una persona: J. Robert Oppenheimer. Non può essere altrimenti. Me lo vedo già: “Chiosco panelle e crocché J. Robert Oppenheimer.” Recensioni: “Panelle atomiche.” “melanzane esplosive” “Crocché a fissione immediata". "Le ho portate a un’amica in Giappone. Non è rimasto più niente".”
Che poi uno se guarda bene le cose le vede: scie chimiche, rettiliani, le buche in viale Regione Siciliana. No, perché è anche arrivato il sacrosantissimo momento che la scienza ci spieghi perché i Lapini di panelle, crocché e milinciane fritte si piazzano sempre all’ingresso degli ospedali. Cos’è? Caso? Tradizione? O una strategia epidemiologica non dichiarata? Magari u complotto delle lobby farmaceutiche per incrementare le vendite di Cardioaspirina. E poi ci sono loro, quelli all’ingresso dei passaggi per le spiagge libere. Dove la prevenzione dovrebbe iniziare e invece finisce sempre nello stesso modo. Infarto teorico, ma molto pratico.
Poi dice che la gente muore a mare. Secondo il Rapporto ISTISAN ogni anno nelle spiagge italiane si verificano mediamente 78 decessi l’anno per infarto. Basta. Esco di casa. Devo raggiunge andare a ritirare degli esami in ospedale. Per strada penso ancora a Luciano Onder e mi chiedo se ci abbia mai fatto una puntata a proposito. Non lo so, provo ad immaginarmela. «Benvenuti a Medicina 33. Oggi parleremo di un killer silenzioso: il panellaro».
Arrivo. Prendo gli esami e scappo per ritornarmene a casa. All’ingresso qualcosa non va. Mi fermo. Non so perché. Non è una decisione. È una sospensione. Il corpo si pietrifica, come avessi incrociato lo sguardo di Medusa. Un unico fotogramma: il Lapino. Sensazioni contrastanti: caldo, freddo, odore di olio del paleolitico. E poi succede. Una pulsione. Fisica e mentale. Qualcosa che riemerge dai meandri dell’inconscio. Ordino! “Come?” mi chiede. “Mafalda, crocchè, panelle, milinciane fritte.” Non parlo. Non negozio. Non penso. Pago. Ricevo. E lo mordo.
E mi parte Danilo Catalano con la sua “Si può morire di ciliegie”, ma con il fritto. “Si può morire di panino con crocché, panelle e milinciane fritte? quanti ne devo mangiare di panini con crocché, panelle e milinciane fritte per morire di panini con crocché, panelle e milinciane fritte? Se mai dovessi suicidarmi m’ammazzerei di panino con crocché, panelle e milinciane fritte. E si può morire di mancanza di gatti? Per quanto tempo ancora potrò vivere in assenza di un gatto nella mia vita? Un giorno o l’altro mi troveranno stramazzato al suolo e il Coroner dirà: “Minchia una crisi d’astinenza da gatti di questo livello non l’avevo mai vista”.
E si può morire di mancanza di tuoi baci? Per quanto ancora potrò sopravvivere senza? Un giorno andrò in coma da mancanza di tuoi baci e il medico dirà: “Minchia trovatela subito!” “Chi?” chiederà la capo infermiera. “Ma come chi? La baciante!”. E si può morire di solitudine? Quante gocce di solitudine ancora potranno assorbire i miei occhi? Oggi ho comprato un panino con crocché, panelle e milinciane fritte. Lo mangerò stanotte ne mangerò poco lentamente e bene. Tranquilla, bambina nessuna voglia di crepare. Per essere un poeta sono troppo di buon umore.
Fu durante uno di questi momenti che mi arrivò una notifica su WhatsApp. Il solito amico Kitsch: costantemente e immotivatamente felice, come se tra l’esistenzialismo europeo e il post- strutturalismo non ci fosse stato un certo Sartre a ricordarci che “l’inferno sono gli altri”. E infatti l’inferno deve essere esattamente questo: un grande quararone dove ci friggiamo tutti come cazzilli. E a proposito di cazzilli, apro il messaggio: foto con dita a V — mai capito cosa abbia vinto — e nell’altra mano un panino mostruoso con crocché, panelle e melanzane fritte. Sotto: “Ammuccati stu BigghiMec!”. A piè di pagina: “Teccà mancia!” Cancella messaggio. Subito. Blocca contatto. Per sicurezza esistenziale. Non è odio verso il cibo esplosivo. Né verso la gente che lo esalta. È una forma di amore consapevole. Controllata. Informata sui fatti, direi.
Perché ci sono piatti tipici della nostra cucina che non sono semplicemente cibo: sono esperimenti clandestini. Accoppiamenti così improbabili che, al confronto, i film di David Lynch sembrano tutorial ai fornelli di Nonna Rosetta su YouTube. Prendiamo la mafalda con panelle, crocché e melanzane fritte. Chi è stato il primo a dire “mettiamoci tutto dentro e vediamo”? Nessuno può svegliarsi la mattina e decidere di piegare le leggi della fisica e la tavola periodica degli elementi per farne un panino.
La cottura per infusione in quell’olio “vissuto”, che ha memoria di tre rivoluzioni e una finale di Champions League, raggiunge temperature teoriche prossime alla soglia di Planck, tipo 10³² Kelvin. Chi può averla pensata? Solo una persona: J. Robert Oppenheimer. Non può essere altrimenti. Me lo vedo già: “Chiosco panelle e crocché J. Robert Oppenheimer.” Recensioni: “Panelle atomiche.” “melanzane esplosive” “Crocché a fissione immediata". "Le ho portate a un’amica in Giappone. Non è rimasto più niente".”
Che poi uno se guarda bene le cose le vede: scie chimiche, rettiliani, le buche in viale Regione Siciliana. No, perché è anche arrivato il sacrosantissimo momento che la scienza ci spieghi perché i Lapini di panelle, crocché e milinciane fritte si piazzano sempre all’ingresso degli ospedali. Cos’è? Caso? Tradizione? O una strategia epidemiologica non dichiarata? Magari u complotto delle lobby farmaceutiche per incrementare le vendite di Cardioaspirina. E poi ci sono loro, quelli all’ingresso dei passaggi per le spiagge libere. Dove la prevenzione dovrebbe iniziare e invece finisce sempre nello stesso modo. Infarto teorico, ma molto pratico.
Poi dice che la gente muore a mare. Secondo il Rapporto ISTISAN ogni anno nelle spiagge italiane si verificano mediamente 78 decessi l’anno per infarto. Basta. Esco di casa. Devo raggiunge andare a ritirare degli esami in ospedale. Per strada penso ancora a Luciano Onder e mi chiedo se ci abbia mai fatto una puntata a proposito. Non lo so, provo ad immaginarmela. «Benvenuti a Medicina 33. Oggi parleremo di un killer silenzioso: il panellaro».
Arrivo. Prendo gli esami e scappo per ritornarmene a casa. All’ingresso qualcosa non va. Mi fermo. Non so perché. Non è una decisione. È una sospensione. Il corpo si pietrifica, come avessi incrociato lo sguardo di Medusa. Un unico fotogramma: il Lapino. Sensazioni contrastanti: caldo, freddo, odore di olio del paleolitico. E poi succede. Una pulsione. Fisica e mentale. Qualcosa che riemerge dai meandri dell’inconscio. Ordino! “Come?” mi chiede. “Mafalda, crocchè, panelle, milinciane fritte.” Non parlo. Non negozio. Non penso. Pago. Ricevo. E lo mordo.
E mi parte Danilo Catalano con la sua “Si può morire di ciliegie”, ma con il fritto. “Si può morire di panino con crocché, panelle e milinciane fritte? quanti ne devo mangiare di panini con crocché, panelle e milinciane fritte per morire di panini con crocché, panelle e milinciane fritte? Se mai dovessi suicidarmi m’ammazzerei di panino con crocché, panelle e milinciane fritte. E si può morire di mancanza di gatti? Per quanto tempo ancora potrò vivere in assenza di un gatto nella mia vita? Un giorno o l’altro mi troveranno stramazzato al suolo e il Coroner dirà: “Minchia una crisi d’astinenza da gatti di questo livello non l’avevo mai vista”.
E si può morire di mancanza di tuoi baci? Per quanto ancora potrò sopravvivere senza? Un giorno andrò in coma da mancanza di tuoi baci e il medico dirà: “Minchia trovatela subito!” “Chi?” chiederà la capo infermiera. “Ma come chi? La baciante!”. E si può morire di solitudine? Quante gocce di solitudine ancora potranno assorbire i miei occhi? Oggi ho comprato un panino con crocché, panelle e milinciane fritte. Lo mangerò stanotte ne mangerò poco lentamente e bene. Tranquilla, bambina nessuna voglia di crepare. Per essere un poeta sono troppo di buon umore.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




