Da Palermo a Roma in carrozzina: la (nuova) sfida del "disabile più figo di TikTok"
Questa volta non si parla solo di esperimenti sociali: Mattia sta lavorando a un nuovo progetto che lo porterà fino a Roma in carrozzina. L'intervista
Mattia Vernengo
Seguitissimo da sempre, Mattia Vernengo continua a conquistare tutti con i suoi format e questa volta ha in serbo una nuova sfida. Vi avevamo già raccontato del "disabile più figo di TikTok" che da Palermo con i suoi video-esperimenti mette alla prova passanti e sconosciuti per le vie del centro. Amato dalla città e non solo, Mattia è un giovane influencer che da sempre ha voluto parlare sui social di disabilità non come un limite, ma come un punto di forza.
Questa volta però non si parla soltanto di esperimenti sociali: attualmente Mattia sta lavorando a un nuovo progetto che lo porterà da Palermo fino a Roma in carrozzina.
Dopo l’esperienza del viaggio tra Palermo e Catania, il creator palermitano ventiduenne, seguito da migliaia di utenti sui social e studente di Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo, continua ad allenarsi in vista della nuova tappa insieme a un suo caro amico Vincenzo Di Miceli. Roma, per Mattia Vernengo, è sempre stata un luogo carico di significato.
«Da piccolino, da quando sono sui social, vedevo Roma come se fosse New York». Come se fosse un piccolo grande sogno. In questo periodo le giornate si dividono tra allenamenti, organizzazione e preparazione del viaggio. «Ho deciso di allenarmi con la calma, ma farò molti esercizi mirati».
Durante il progetto Palermo-Catania è rimasto una settimana fuori casa, tra montaggio dei video, spostamenti e organizzazione quotidiana. «Devo dire che ero molto stressato. Ci sono sempre momenti difficili, più di down che di up». In quei giorni, però, ha avuto anche la sensazione di guardarsi in modo diverso.
«Mi sono riscoperto più grande, con più consapevolezza di me stesso. Ho pensato "perché gli altri ci riescono ma io non ci devo riuscire?". Ho sempre sognato di dimostrare a chi mi circonda che i fatti contano più delle parole».
Il momento più duro del tragitto in Sicilia è stato vicino Pettineo: otto chilometri di salita ripida: «Io volevo mollare verso Pettineo. Pensavo di non farcela», a spingerlo avanti, in quel momento, è stato il supporto del suo team, che lo ha spronato a non mollare mettendo una canzone speciale: «Mi hanno messo la musica, soprattutto una canzone che ho dedicato al mio amico, ora in cielo, Vincenzo».
Mattia racconta a Balarm di come crescendo abbia imparato anche a convivere con i pregiudizi e con gli sguardi delle persone: «Molti ragazzi, come me, si fanno condizionare dall'apparenza, vedono che sono in carrozzina e pensano che non so cucinare, ma io piano piano, grazie al sostegno della mia famiglia e degli amici, sono cresciuto diversamente».
Accanto a lui ci sono soprattutto la madre e il fratello Luca: «Mia madre mi ha accompagnato sempre in tutto, con lei partivo sempre per le visite mediche». Con il fratello Luca tutto inizia nel 2019, un po’ anche per gioco, pubblicando i primi video ironici sui social prima di passare agli esperimenti sociali, ai contenuti sullo sport.
«È principalmente grazie a mio fratello se sono la persona che sono adesso. È il mio braccio, ha avuto lui questa idea, noi facciamo squadra - Oggi continua a mantenere un rapporto molto diretto con chi lo segue online -. A volte mi piace essere al centro dell'attenzione, non sempre, ma a volte sì».
Mattia continua a mantenere un rapporto molto diretto con chi lo segue sui social: «Quando incontro un ragazzo in carrozzina che mi dice di averlo aiutato, che grazie a me è riuscito a fare qualcosa, che sia uscire di casa o con gli amici, mi rende felice. L’essere d’esempio per gli altri nella vita non mi fa mai stancare».
Una parte del suo racconto passa anche dalla vita a Palermo e dei disagi che incontra in città. Gli scivoli occupati, le auto parcheggiate male, le difficoltà negli spostamenti: «La cosa che mi dà più rabbia è il fatto che le persone, sapendo che ci sono anche persone disabili a Palermo, lasciano le macchine parcheggiate male, non tenendo conto di queste situazioni».
Oggi molte cose sono cambiate, ma ci sono ricordi che rimangono impressi: «Anche alle feste di compleanno percepivo che i miei compagni si sentissero obbligati a starmi vicino. Adesso questa cosa l'ho trasformata in forza - conclude - la disabilità deve essere vista come un’opportunità, nella vita bisogna sempre provare e non mollare mai, nonostante le difficoltà che troviamo lungo il cammino. Ci si prova sempre».
Questa volta però non si parla soltanto di esperimenti sociali: attualmente Mattia sta lavorando a un nuovo progetto che lo porterà da Palermo fino a Roma in carrozzina.
Dopo l’esperienza del viaggio tra Palermo e Catania, il creator palermitano ventiduenne, seguito da migliaia di utenti sui social e studente di Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo, continua ad allenarsi in vista della nuova tappa insieme a un suo caro amico Vincenzo Di Miceli. Roma, per Mattia Vernengo, è sempre stata un luogo carico di significato.
«Da piccolino, da quando sono sui social, vedevo Roma come se fosse New York». Come se fosse un piccolo grande sogno. In questo periodo le giornate si dividono tra allenamenti, organizzazione e preparazione del viaggio. «Ho deciso di allenarmi con la calma, ma farò molti esercizi mirati».
Durante il progetto Palermo-Catania è rimasto una settimana fuori casa, tra montaggio dei video, spostamenti e organizzazione quotidiana. «Devo dire che ero molto stressato. Ci sono sempre momenti difficili, più di down che di up». In quei giorni, però, ha avuto anche la sensazione di guardarsi in modo diverso.
«Mi sono riscoperto più grande, con più consapevolezza di me stesso. Ho pensato "perché gli altri ci riescono ma io non ci devo riuscire?". Ho sempre sognato di dimostrare a chi mi circonda che i fatti contano più delle parole».
Il momento più duro del tragitto in Sicilia è stato vicino Pettineo: otto chilometri di salita ripida: «Io volevo mollare verso Pettineo. Pensavo di non farcela», a spingerlo avanti, in quel momento, è stato il supporto del suo team, che lo ha spronato a non mollare mettendo una canzone speciale: «Mi hanno messo la musica, soprattutto una canzone che ho dedicato al mio amico, ora in cielo, Vincenzo».
Mattia racconta a Balarm di come crescendo abbia imparato anche a convivere con i pregiudizi e con gli sguardi delle persone: «Molti ragazzi, come me, si fanno condizionare dall'apparenza, vedono che sono in carrozzina e pensano che non so cucinare, ma io piano piano, grazie al sostegno della mia famiglia e degli amici, sono cresciuto diversamente».
Accanto a lui ci sono soprattutto la madre e il fratello Luca: «Mia madre mi ha accompagnato sempre in tutto, con lei partivo sempre per le visite mediche». Con il fratello Luca tutto inizia nel 2019, un po’ anche per gioco, pubblicando i primi video ironici sui social prima di passare agli esperimenti sociali, ai contenuti sullo sport.
«È principalmente grazie a mio fratello se sono la persona che sono adesso. È il mio braccio, ha avuto lui questa idea, noi facciamo squadra - Oggi continua a mantenere un rapporto molto diretto con chi lo segue online -. A volte mi piace essere al centro dell'attenzione, non sempre, ma a volte sì».
Mattia continua a mantenere un rapporto molto diretto con chi lo segue sui social: «Quando incontro un ragazzo in carrozzina che mi dice di averlo aiutato, che grazie a me è riuscito a fare qualcosa, che sia uscire di casa o con gli amici, mi rende felice. L’essere d’esempio per gli altri nella vita non mi fa mai stancare».
Una parte del suo racconto passa anche dalla vita a Palermo e dei disagi che incontra in città. Gli scivoli occupati, le auto parcheggiate male, le difficoltà negli spostamenti: «La cosa che mi dà più rabbia è il fatto che le persone, sapendo che ci sono anche persone disabili a Palermo, lasciano le macchine parcheggiate male, non tenendo conto di queste situazioni».
Oggi molte cose sono cambiate, ma ci sono ricordi che rimangono impressi: «Anche alle feste di compleanno percepivo che i miei compagni si sentissero obbligati a starmi vicino. Adesso questa cosa l'ho trasformata in forza - conclude - la disabilità deve essere vista come un’opportunità, nella vita bisogna sempre provare e non mollare mai, nonostante le difficoltà che troviamo lungo il cammino. Ci si prova sempre».
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