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Da rifugio dei monaci a elegante relais sui monti Sicani: è l'abbazia della fiction "Incastrati"

Avendo la necessità di costruirsi un alibi, Salvo Ficarra e Valentino Picone protagonisti della serie, decidono di andare a “Castelmonte” per acquistare i rinomatissimi dolci dei monaci

Maria Cristina Castellucci
Giornalista di viaggi
  • 14 gennaio 2022

Abbazia di Santa Maria del Bosco (foto Pinterest)

Nella fortunata fiction “Incastrati”, avendo la necessità di costruirsi un alibi, Salvo Ficarra e Valentino Picone decidono di andare a “Castelmonte” per acquistare i rinomatissimi dolci dei monaci della locale abbazia.

Li seguiamo mentre affrontano le curve di una strada sospesa fra mare e campagna e li vediamo parcheggiare, infine, davanti a un bellissimo complesso, con una chiesa e ampio convento. Se vi siete chiesti dove si trova, ve lo dico io: siamo nel territorio di Contessa Entellina, e la location scelta dai due attori è l'abbazia di Santa Maria del Bosco.

La prima volta che sono capitata all'abbazia è stato per caso, durante una passeggiata fra i boschi dei monti Sicani. Oggi protetti da un parco, questi monti si estendono fra le province di Palermo e Agrigento e sono, incredibilmente, ancora largamente selvatici. Ci sono pochi paesi, realtà rurali in cui il tempo sembra quasi essersi fermato, e perlopiù hanno ormai pochi abitanti perché i più giovani emigrano verso città e opportunità più ricche.



Lo spopolamento, che ha evidentemente un impatto negativo in termini economici per questo territorio, al tempo stesso ha un innegabile risvolto positivo, mantenendo “vergine”, per così dire, questa zona della Sicilia, con le sue distese di boschi, i corsi d'acqua e i bassi rilievi montuosi, solcati da gole e svettanti su panorami strepitosi.

Se è così adesso, provate a immaginare come doveva essere questo territorio settecento anni fa, quando una piccola comunità di monaci decise di stabilirsi qui, creando un romitaggio nel bosco. Originariamente la loro idea era di trovare rifugio in un luogo lontano perché erano considerati eretici, ma dopo qualche tempo la loro fede rientrò nei ranghi della Chiesa cattolica e i monaci abbracciarono la regola benedettina.

Sorsero una chiesa e un convento, e quest'ultimo via via crebbe e si ingrandì, arricchendosi di spazi e opere d'arte e infine divenendo un'abbazia, con tutti i privilegi che a questo status si collegavano. La struttura rispecchiava la ricchezza della comunità, con i due grandi chiostri racchiusi fra colonne dai capitelli in stile dorico, le fontane, i portali preziosamente ornati di putti barocchi, gli scaloni, il refettorio con il suo affresco secentesco. Le celle dei frati si affacciavano su un corridoio lungo oltre cento metri, con le volte a crociera.

E poi c'erano la chiesa, un gioiellino in pietra con ampie navate e uno svettante campanile, e una grandissima proprietà, ettari ed ettari di boschi e coltivi che assicuravano la prosperità della comunità monastica.

Nel Trecento, Santa Maria del Bosco rientrava fra i possedimenti che la nobilissima Eleonora d'Aragona, nipote del re di Sicilia Federico III e, alla sua morte, qui venne posto il suo monumento funebre per il quale, nel 1468, lo scultore Francesco Laurana realizzò il celebre ritratto marmoreo, adesso custodito nella Galleria di Palazzo Abatellis a Palermo.

Oggi il complesso abbaziale (a eccezione della chiesa, che rientra fra i beni della Diocesi di Monreale, e purtroppo reca ancora i segni di due crolli, nel 1972 e nel 1976) appartiene ai discendenti di Antonino Ferrandelli che lo acquistò nel 1866, in seguito alle Leggi Eversive. Da qualche anno è stato trasformato in elegante relais ed è un'ottima base di partenza per andare alla coperta del territorio dei Sicani.
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