Dagli scavi riemerge "Il Portico dell'atleta": un pezzo prezioso della memoria di Catania
A guidare l’indagine scientifica sulla statua è Stefania Pafumi, Prima Ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Studi sul Mediterraneo di Napoli
Il "Portico dell'Altleta" rinvenuto a Catania
Da quel momento, la statua, murata in una nicchia e ritrovata riversa a terra, è rimasta a lungo in una sorta di silenzio sospeso, in attesa che gli studi potessero restituirle voce e contesto. Oggi, grazie al lavoro congiunto dell’Università di Catania, del Parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci e del CNR, quella voce torna a farsi sentire. A guidare l’indagine scientifica sulla statua è Stefania Pafumi, Prima Ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Studi sul Mediterraneo di Napoli, che ha ripreso in mano i diari di scavo e la documentazione originaria. «La statua è stata rinvenuta il 23 gennaio del 1989, in occasione della prima fase di scavi condotti per la posa della rete fognaria che portarono alla scoperta di un portico di età romana. Dai diari di scavo risulta che fu trovata in un ambiente posto a nord del peristilio, ricavato in una fase successiva rispetto all’impianto originario del portico», spiega.
Un vano chiuso in età bizantina, all’interno del quale il torso giaceva abbandonato. «Il possibile occultamento della statua, oltre che a motivi pragmatici, dovuti ad una rifunzionalizzazione degli spazi, si può pensare sia dovuto anche ad un rifiuto ideologico e religioso nei confronti di una statua completamente nuda che in età bizantina non rappresentava più un simbolo di bellezza o di virtù civica ed eroica bensì di paganesimo». La professoressa inoltre aggiunge: «È come se a un certo momento la statua avesse perso il suo valore comunicativo, rappresentativo e celebrativo, e fosse stata obliterata all’interno di questo vano».
Un gesto che racconta la trasformazione dello spazio e, insieme, il mutare della città. Il portico, edificato nel I secolo d.C. e monumentalizzato nel II, nel tempo venne rifunzionalizzato, suddiviso in unità abitative e artigianali. La Catania romana si adattava, cambiava pelle, sovrapponeva funzioni nuove a strutture antiche. È la stratificazione verticale che ancora oggi leggiamo sotto i nostri passi: dalla preistoria alla fase greca, dalla colonia augustea alla città medievale e moderna. Il torso, acefalo ma possente, colpisce per la qualità plastica e per la raffinatezza del marmo. «Chiunque vada a visitarlo si accorgerà dell’elevata qualità del manufatto, non solo per la lavorazione ma anche per il marmo impiegato», osserva Stefania Pafumi.
«È un marmo sicuramente di importazione, forse di provenienza greco-insulare o microasiatica, a grana fine, traslucente, quasi alabastrino». Un materiale così pregiato implica una committenza altrettanto alta: una Catania capace, nel I secolo d.C., di commissionare opere prestigiose e di dotarsi di edifici riccamente decorati, con mosaici, rivestimenti di lastre marmoree, apparati scultorei. L’identità dell’Atleta resta, per ora, in parte avvolta nel mistero. La perdita della testa e degli attributi impedisce un’identificazione certa.
«Qualsiasi ricostruzione deve essere congetturale, fatta sulla base del confronto con copie romane di schema analogo», chiarisce la studiosa. La proposta per il suo inquadramento oscilla tra una rielaborazione tardo- ellenistica di un modello policleteo e una creazione classicistica di bottega attiva tra I secolo a.C. e I secolo d.C. «Nessuna ipotesi può essere esclusa: è nostro dovere tenerle tutte sul tavolo finché non avremo tutti gli elementi di valutazione». Ed è proprio la ricerca in corso a promettere nuove risposte. Analisi petrografiche e isotopiche chiariranno la provenienza del marmo e la possibile pertinenza di una base rinvenuta insieme al torso.
Durante le operazioni di pulitura sono emerse anche tracce di colorazione ocra: «Bisognerà attivare analisi diagnostiche specifiche per capire se si tratti di un trattamento superficiale o di una preparazione per un diverso tipo di finitura», aggiunge Stefania Pafumi. Dettagli che potranno illuminare non solo il modello iconografico, ma l’ambito produttivo della statua in età romana. Ma al di là delle questioni tecniche, l’Atleta parla alla città. «Questo episodio ci dice molto: basta vedere la stratigrafia del sito per rendersi conto di come Catania sia un palinsesto archeologico, con una stratificazione verticale che va dall’età preistorica fino ai giorni nostri», afferma la ricercatrice.
L’archeologia, allora, diventa “scienza della storia dell’uomo nel tempo”, e il Portico dell’Atleta un compendio materiale di questa continuità. Oggi la statua è nuovamente collocata nel suo spazio, sotto via Crociferi, accessibile da una porticina sotto la scalinata Alessi, oggi in mostra nel misterioso “Portico dell’Atleta”. Tale portico romano presenta al pubblico due ambienti sotterranei, che si presume risalgano all’epoca romana, composti da un corridoio coperto e seminterrato, decorato da nicchie ed esedre e con un camminamento a mosaico. Secondo gli studiosi, doveva fare parte di un edificio monumentale pubblico del I sec. d.C., realizzato nella parte sud - orientale della collina di Montevergine, abitata sin dall’epoca preistorica e per questo considerata l’area più antica della città di Catania.
La ricostruzione virtuale accompagna il visitatore in un viaggio dalla Catania greca a quella romana, restituendo forma e colore a ciò che il tempo ha frammentato. «Le nostre ricerche non devono rimanere nel chiuso delle stanze degli specialisti, ma essere al servizio della comunità», sottolinea Stefania Pafumi. «Significa restituire il nostro lavoro alla comunità, contribuire alla costruzione di una comune identità e memoria storica e accrescere l’utilità sociale del patrimonio culturale condiviso».
Ecco allora il significato più profondo di questo ritorno: custodire, studiare, condividere. Perché la Sicilia è terra di stratificazioni, di memorie che si sovrappongono senza cancellarsi. Amarla significa anche questo: riconoscere sotto la pietra barocca il respiro greco-romano, sotto il marmo bianco la mano di un artista antico, e scegliere di raccontarlo al mondo.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




