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Dai balconi di casa al palco del Massimo: Sergio Rubino, il regista che ama Palermo

Ha creato le sue prime scenografie con le lenzuola di mamma e recitava in balcone. Da allora di strada ne ha fatto Sergio Rubino. Vi raccontiamo la sua storia

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 12 febbraio 2024

Sergio Rubino

Una vita dedicata alla pittura al teatro sperimentale, ma non solo.

Ci riferiamo al palermitano Sergio Rubino: regista, scenografo, costumista, autore teatrale e pittore.

Mi accoglie, per scambiare quattro chiacchiere, in una abitazione dove si “respira” arte ovunque, nelle pareti tantissimi quadri. In tutti gli ambienti si ammirano, spartiti, libri d’arte, testi teatrali e oggetti provenienti da tutto il mondo. Sin dalle prime battute ammiro in lui l’amore sviscerale per la bellezza. Non è difficile sentirsi immediatamente a proprio agio!

Sergio Rubino si è abilitato all’insegnamento negli anni ’60 e inizia la sua attività professionale come pittore partecipando a dei concorsi nazionali e regionali, dove vince numerosi premi e ottenendo le prime segnalazioni artistiche.

«Iniziai a dipingere nel 1961 - dice Sergio Rubino con entusiasmo - Ricordo che il primo quadro è stato veduto ventimila lire, custodisco ancora la ricevuta. Da quel momento ho continuato a cercare un mio stile. Nello stesso anno partecipai alla prima mostra collettiva a Palermo in via Libertà, dove un tempo c’era un noto negozio di abbigliamento. Quella collettiva era un concorso importante, ed io fui segnalato, questo rappresentò il secondo riconoscimento ufficiale come pittore».
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Nel 1973 Rubino “divorzia con il quadro” e organizza una “rivoluzionaria performance” denominata: “Una Possibilità per una Retrospettiva”. A Monreale in uno spazio adibito a manifestazioni culturali, Sergio Rubino organizza una “personale” dove le pareti degli ambienti espositivi sono spoglie.

«Le pareti erano prive dei miei quadri - afferma l’artista con una smorfia di soddisfazione -, di fronte all’ingresso un gruppo di giovani attori e attrici, intrecciati a terra strisciavano emettendo diversi mugugni mentre contemporaneamente erano diffuse delle musiche composte appositamente dal tedesco, Helmut Laberer. Tutti questi componenti drammaturgiche erano nascoste dietro a un portone chiuso, in attesa dell’arrivo di un finto Onorevole che avrebbe dovuto inaugurare la mostra».

Sin dai primi anni dell’attività si dedica alla ricerca e alla sperimentazione teatrale, non solo nell’ambito della scenografia, ma anche in quello della regia dove trova ispirazione negli scritti di Shakespeare, Wilde e Brecht.

I primi anni Ottanta rappresentano, per Rubino, un periodo molto intenso decisamente dedicato alla formazione teatrale.

Nel 1981 è l’anno della sua prima esperienza artistica all’estero. Infatti è vincitore della borsa di studio, come regista, partecipando alla sessione “Internazionale School of Teathre Anthropology” con sede ad Holstebro in Danimarca, diretta da Eugenio Barba. Qui approfondisce le tecniche del linguaggio del corpo e della voce dell’attore, percorrendo un’esperienza laboratoriale di pratica, teorica e tecnica.

Rientrato in Italia continua la sua formazione approfondendo gli studi a Torino presso il “Laboratorio dei Linguaggi Non Verbali” e quello dei “Movimenti e Improvvisazione e Maschera Neutra”.

Dopo questo periodo d’inteso studio, nel 1983 fonda e dirige il “Natyadharmi” e inizia ad organizzare dei corsi biennali per attori. Nello stesso anno è promotore di un laboratorio denominato Progetto Shakespeare che si articola sullo studio e la messa in scena di tre testi: “Macbeth”, “Amleto” e la “La tempesta”.

Gli anni successivi sono sempre più intensi, cura numerose regie, scenografie, costumi e continua a promuovere corsi di formazione anche fuori dall’Italia.

Dalla regia teatrale a quella video il passo è breve. Infatti, negli anni Novanta dirige diversi lavori, tra questi ricordiamo: “Ma Don Giovanni è ancora qui?” e ancora “Facciamo che viva ancora”. Molte delle sue opere sono visionabili in diverse videoteche d’Italia.

La ricerca artistica lo ha reso anche protagonista nella realizzazione di numerose mostre. Tra queste citiamo quella del 1997 quando espone tutta la produzione teatrale (250 bozzetti e figurini) del pittore Renato Guttuso, in occasione del decennale della morte del pittore bagherese, allestita presso il Teatro Massimo di Palermo.

Nel 2002 cura la regia, scene e costumi dell’opera lirica “Salvo D’Acquisto”, con le musiche di Antonio Fortunato, messo in scena dal Teatro Massimo di Palermo, sotto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica.

«Sin da ragazzino giocavo a fare il teatro - dice -. Ricordo quando iniziavo a costruire le scenografie con le lenzuola e mi facevo aiutare da mia madre nella realizzazione dei costumi da cowboy. Giocavo con i ragazzini dei balconi vicini ed ero attore, regista, scenografo. Mia madre è stata la prima maestra che mi ha introdotto nel mondo dei colori, che sono stati la base della mia scelta futura».

Una vita dedicata all’arte, ben 45 anni, come pittore, scenografo, costumista e regista, Sergio Rubino è stato anche vice direttore della Direzione dell’Allestimento Scenico, presso il Teatro Massimo di Palermo.

«Credo nella Cultura - conclude Sergio Rubino - perché grazie al suo senso critico, documenta da sempre l’umanità ma soprattutto perché è capace di anticipare con il suo visionario sguardo anche il futuro».
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