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Dai Decollati alle Teste Mozze: un itinerario tra i simboli di una Palermo rivoluzionaria

Non tutti sanno che in città, oltre al noto obelisco in memoria delle XIII vittime trucidate il 14 aprile 1860 per mano dei soldati borbonici, esiste una piccola stele che li ricorda

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 29 giugno 2020

La stele in memoria delle XIII vittime trucidate il 14 aprile 1860 a Palermo (foto Balarm)

Non tutti sanno che a Palermo, oltre al noto obelisco in memoria delle XIII vittime trucidate il 14 aprile 1860 per mano dei soldati borbonici, esiste una piccola stele che li ricorda nello spiazzo antistante la chiesa parrocchiale di Maria SS. del Carmelo ai Decollati.

Benché sbiaditi dal tempo, vi si possono ancora leggere, sotto la data, i nomi degli uccisi: Cono Cangeri - Gaetano Calandra - Sebastiano Camarrone - Domenico Cucinotta - Nicolò Di Lorenzo - Pietro Vassallo - Andrea Coffaro - Giuseppe Teresi - Francesco Ventimiglia - Liborio Vallone - Michele Barone - Michele Fanara - Giovanni Riso.

Oltre alle XIII vittime, la stele ne ricorda altre uccise nel 1831 e nel 1850. Una delle sue quattro facciate riporta infatti la seguente incisione: "Alle vittime del 1831 1850 e 1860 questo monumento a perenne memoria dei fatti pose - 1 luglio 1883 - Camillo Scoma Deputato Amministratore della Pia Opera - Superiore Settecasi Giuseppe - Congiunti 1) Picone Benedetto 2) Conciauro Antonino".



Fra i nomi incisi di undici vittime del 26 ottobre 1831 si leggono quelli di Domenico Di Marco e Francesco Paolo Barocchiere, quest'ultimo trucidato a soli vent'anni. Il ragazzo era un conciaroto (artigiano della concia delle pelli) che svolgeva la sua attività a Sant'Erasmo insieme al padre e al fratello. Come molti giovani, generalmente insofferenti ai soprusi, si unì ai carbonari rivoluzionari di Domenico Di Marco contro le angherie della dominazione borbonica.

Ma purtroppo i moti carbonari del 1 settembre 1831, previsti a piazza S. Erasmo all'alba quando suonavano annualmente le campane a ricordo dei morti durante il terremoto del 1693, furono neutralizzati per uno sfortunato incidente. Infatti il segnale stabilito fu preceduto inaspettatamente dal suono di una campana della chiesa di S. Maria di Monte Santo, poi demolita nel 1922 per l'apertura di via Roma.

E così i rivoltosi vennero allo scoperto nel momento sbagliato. Venne posta una taglia sulla loro testa, catturati in poco tempo e trucidati in piazza Giackery, all'epoca piano della Consolazione. I loro cadaveri furono gettati in una fossa comune davanti al Santuario delle Anime e Corpi Decollati. La quarta facciata della stele riporta i nomi delle vittime del 28 gennaio 1850, fra cui il congiurato contro la dominazione borbonica Nicolò Garzilli, anch'egli appena ventenne.

Mentre organizzava una rivolta, fu arrestato e la sua esecuzione avvenne in piazza della Fiera vecchia, oggi piazza Rivoluzione, in cui esiste una lapide che lo ricorda insieme agli altri trucidati, i cui nomi sono stati anch'essi trascritti sulla stele.

La chiesa, ormai comunemente conosciuta come "dei Decollati", fu costruita nel 1785 dalla Congregazione del Sabato sotto il titolo di "Madonna del Fiume", su un'antica cappella in un terreno appartenente ai marchesi di Santa Marina. Adiacente ad essa, il terreno che si estendeva verso ponte Ammiraglio nel 1799 cominciò a fungere da cimitero per i giustiziati, visto che nello stesso anno fu abolito il vicino cimitero di Sant'Antoninello Lo Sicco, in cui si seppellivano sia i poveri che i giustiziati.

Nel 1838 nelle vicinanze della chiesa fu costruito il ponte che venne chiamato delle "Teste Mozze" (i cui resti sono stati ritrovati durante la costruzione del nuovo ponte). Detto nome scaturì per via dell'esistenza di una piramide in cui sin dal 1799, quando alla chiesa venne dato il nome di "Anime e corpi dei Decollati", si esponevano le teste dei decollati; mentre i corpi venivano gettati in una fossa comune senza un minimo di dignità umana, prive di identità di sepoltura.

Da allora nacque la devozione popolare per queste anime spesso ritenute uccise ingiustamente, alle quali ancor oggi ci si rivolge con preghiere per l'intercessione delle grazie. Al termine delle orazioni si rimane in attesa di segnali uditivi ai quali si attribuisce una risposta positiva o negativa alle proprie richieste.

Nel 1881 il fiume Oreto esondò, disperdendo i corpi inumati. Un cippo funerario ad angolo fra via Decollati e corso dei Mille li ricorda ed è sempre meta di devozione, nonostante qualche anno fa sia stato incidentato e non ancora ripristinato. Nel 1883 sull'ex cimitero, che oggi è il piazzale davanti la chiesa, venne posta la stele in memoria di coloro, anche giovanissimi, che persero la vita nel tentativo di liberare la nostra città dalla tirannide borbonica.

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