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Dalla "casa della morte" alle sedie Luigi XIV: la storia del Mercato delle Pulci di Palermo

Una storia che affonda le sue radici nell'antica palude del "Buonriposo": immaginate Palermo nel Cinquecento, poi durante le Guerre e ancora, ai tempi della lira

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 17 gennaio 2019

Una bottega del Mercato delle Pulci di Palermo (foto Valentina Bonadonna)

Un tempo a Palermo c’era un modo per uccidere le mogli senza essere condannati.

C’era uno stagno che si trovava tra la depressione dei Danisinni e l’inizio del fiume Papireto. In corrispondenza dell’attuale piazza Domenico Peranni, il fiume Papireto formava una vasta palude, detta "del Buonriposo" (dal nome dei principi, proprietari delle terre).

Vincenzo Di Giovanni riferiva che "generava cattivissima aria nella città" e coloro che abitavano nella zona erano soggetti a "colpi di testa e pochi ne scampavano".

I mariti che volevano sbarazzarsi delle mogli affittavano una casa sul luogo. La prolungata presenza sul luogo era letale ma pochi lo sapevano.

Nel 1568, grazie all’intervento del pretore Andrea Salazar, questa palude fu prosciugata, il fiume Papireto incanalato in un condotto sotterraneo ed il suo alveo interrato.

Dopo il prosciugamento della palude, l’area diventò una nuova ed ambita zona abitabile ma l’affitto della famigerata "casa della morte" crollò da cento a meno di quaranta onze.

Dopo l’abbattimento della cinta muraria della città e le macerie della Seconda Guerra Mondiale, il luogo divenne di risulta.

Quando iniziò il Piano di sistemazione della zona, si formò una piazza che fu intitolata al trapanese Domenico Peranni, sindaco di Palermo dal 1870 al 1873.

Nel Gennaio 1949, Giuseppe Virruso, raccoglitore di ferro e cuscinetti a sfera, durante il giro che giornalmente effettuava con il suo carrettino, si fermò presso la villa Trabia.

Fu chiamato dal factotum dei principi di Trabia che gli diede otto sacchi pieni di vecchi utensili di rame e 250 lire per il trasporto degli oggetti da buttare.

Il rigattiere si recò a piazza Marmi (dirimpetto il Palazzo di Giustizia), scaricò il pentolame ed in pochi giorni vendette tutto guadagnando circa 15 mila lire.

Fu così che ogni giorno il Virruso iniziò a bussare ai portoni dei palazzi nobiliari del centro storico in cerca di oggetti usati da raccattare.

Altri rigattieri seguirono il suo esempio. Il luogo incominciò ad essere sempre più frequentato diventando quindi inadeguato, perciò nel 1951, questi rigattieri si trasferirono in piazza Peranni, in prossimità della zona denominata Papireto.

Qui costruirono le loro baracche di legno e lamiera tra gli alberi che si trovavano sul luogo dando origine al "mercato delle pulci".

Ciò creò un indotto lavorativo che coinvolse intere famiglie che abitavano nei pressi, gente disperata a causa delle vicissitudini della guerra e della povertà che imperversava specialmente nel vicino Cortile Cascino.

Quasi tutti i rigattieri erano talmente poveri che giravano per le vie della città con un grosso cesto sulle spalle, alcuni invece, affittavano il carrettino presso alcuni "carrettieri" che si trovavano in via D’Ossuna.

Quando nel corso degli anni i venditori stabili occuparono l’intera area, sorsero nei pressi alcuni negozi che diedero inizio al salto di qualità.

Questi iniziarono a trattare tavoli e scrittoi del Settecento, ceramiche da farmacia del Seicento, dipinti di buona fattura, argenti sacri, cassettoni Luigi XIV.

Come conseguenza, sul luogo aprirono dei negozi di restauro di mobili d’epoca, dando origine a figure di grande professionalità.

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