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Divinazione, magia, spiritismo, ipnotismo: quelle consuetudini (siciliane) legate alla paura

A Palermo e in generale in Sicilia erano pratiche diffusissime. Si sa che a quei tempi il nome della cartomante era raccomandato, come lo era uno specialista cui rivolgersi in caso di malanni

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 22 settembre 2021

Una seduta spiritica nella prima metà dell'ottocento

La Sicilia, si sa, è una terra magica che ha coltivato e trasmesso capacità e conoscenze ai suoi figli. Divinazione, magia bianca o nera, spiritismo, ipnotismo sono argomenti che oggi possono far sorridere, immersi come siamo nella scienza con i suoi principi e le sue leggi, eppure fino a qualche decennio fa a Palermo e in Sicilia erano una consuetudine.

I responsi delle carte infondevano tranquillità, davano spiegazione a turbamenti e affanni giornalieri, a invidie, tradimenti o semplici sguardi particolari con persone appena conosciute, il nome della cartomante era raccomandato, come lo era uno specialista cui rivolgersi in caso di malanni.

Se l’occulto fu per un lungo periodo, uno strumento d’investigazione, studio e diletto per grandi artisti e letterati e nobiltà, per il popolo, il ricorso alla magia fu dovuto alla paura da esorcizzare attraverso “apparati simbolici, pratiche rituali, e tecniche terapeutiche”. Cercando tra i libri del collezionista Misseri, ho trovato degli originali prontuari di divinazione ,
spiritismo e ipnosi degli anni 40. Difficile diventare cartomante, medium, o ipnotizzatore seguendo un manuale, ma questi volumi testimoniano e descrivono, ambientazioni, pratiche, oggetti che riempivano questo mondo del “mistero”.



Ad esempio sono indicati i componenti per talismani, evocazioni di entità inferiori e superiori, fatture, lettura delle carte. Per le sedute spiritiche nel “gabinetto nero” erano consigliati cerchi, tripodi accesi, bacchette calamitate, sfere, tavolini, ecc. Imprescindibili i drappi neri e l’oscurità, per la visione di “ fluidi luminosi”.

Parlare di questo argomento richiede una trattazione a parte, ma è chiaro che il rapporto con i morti, in Sicilia è qualcosa di unico, un contatto continuo tra i due modi senzaseparazioni definitive, pensiamo alle mummie, gli studi di grandi scienziati e letterati siciliani, a medium appartenetti all’aristocrazia, alle tante case infestate, senza dimenticare l’incredibile festa dei morti per il 2 novembre.

Scrive l’antropologo Sales Pandolfini: “In Sicilia gli spiriti sono in mezzo a noi, non restano sottoterra come ombra piangente, dimentica di sé e «incappucciata di tenebre», vagano tra i campi, per le strade, nelle case, volano per terre e per mari, fanno comunella con i maghi, si manifestano durante le sedute medianiche, ci fanno dispetti o ci proteggono, entrano nelle persone casualmente, per fattura o per trance…”.

Se i gabinetti erano il luogo privilegiato per la manifestazione degli spiriti, i medium non tralasciarono di “esibirsi” in luoghi pubblici, eventi e teatri come la medium Eusapia Paladino “ ospite della Società Spirituale di Palermo, che annoverava studiosi e personaggi del calibro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa”. Senza dimenticare il “ Principe Mago” Raniero Alliata di Pietratagliata.

I suoi esperimenti si avvalevano della collaborazione della moglie che aveva facoltà ipnotiche e medianiche. Si racconta
che durante queste sedute Il Principe entrò in contatto con antichi filosofi dell’Atene classica. Riguardo all’ipnosi ritenuta originariamente pratica magica, le dimostrazioni erano in luoghi pubblici e salotti, spesso a uso di serate conviviali.

Una seduta mi è stata raccontata da un amico. Il nonno dedito all’ipnosi e medium, una sera ipnotizzò un ospite facendogli compiere buffe perfomance che scatenarono le risate di tutti. Il problema nacque quando non riuscì a svegliare il poverino, provò di tutto senza ottenere risultati, in mezzo all’angoscia e terrore che si stava spargendo tra i presenti, dovette ricorrere a un colpo di pistola sparato vicino l’orecchio. Mi è stato detto che l’ipnotizzato si svegliò di colpo, sembra, apparentemente, senza conseguenze.

Sempre su questi manuali gli operatori potevano dividersi in “profittatore sperimentatore empirico “ che a scopo di lucro poteva “causare danno ad altri ignorando leggi potenti, ” o gli onesti che riuscivano a penetrare i misteri inconsciamente, grazie alla loro “ costituzione psichica”.

Ma ritorniamo alla cartomanzia, tanto amata a Palermo. Come ho prima accennato gli operatori non offrivano solo vaticini, o interpretavano i sogni, ma davano un vero e proprio supporto psicologico. Un’aristocratica mi ha raccontato che i genitori ricorrevano entrambi e separatamente a questi consulti. Ricorda, le cartomanti come "simpatiche signore", descrivendone due che operavano in Città: una bionda alta con gli occhi chiari e con il “ tuppo”. L’altra piccolina scura con le unghie sempre laccate di rosso, “ per allontanare il malocchio”. Quest’ultima sembra che la notte assumesse nel sonno la voce di un uomo.

Questi incontri spesso portavano, una volta tornati a casa, alla ricerca sfrenata del “malocchio”. L’abitazione era messa a soqquadro, si rivoltavano cassetti, armadi, sollevando persino materassi. Sembrerà strano ma fu sempre trovato qualcosa, prova inconfutabile della maledizione e della bravura dell’operatore; un reperto che poi era accuratamente bruciato, restituendo pace alla vittima, e altro lavoro alla servitù.

Spesso maghi o medium erano invitati a casa per appurare se l’abitazione fosse coabitata da presenze, avendo percepito delle manifestazioni. Il loro intervento serviva ad allontanarle o atrovare una separata e pacifica convivenza. Sulle parcelle, difficile capire quanti soldi furono lasciati in questi studi, sicuramente non pochi, c’erano “conti aperti” saldati quando la cifra diventava importante, una specie di abbonamento.

Concludendo, se i Tarocchi ci parlano, la carta dei Picciotti è illuminante sono “3 individui che parlano di fronte ad un banco con delle risorse” simboleggia l’ingegno umano che con l’impegno trova soluzioni superando ogni ostacolo raggiungendo gli obiettivi, ci dice quindi che il potere è in noi a prescindere da tutto. Una considerazione che a mio giudizio non dovrebbe mai essere dimenticata.
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