Dove la ferita diventa arte: Francesca Corrao svela come rinasce (ancora) Gibellina
La presidente della Fondazione Orestiadi vede nel riconoscimento di Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026 l’apertura di una nuova fase. L'intervista
Francesca Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi
Non una ricostruzione neutra, ma una scelta radicale: affidare agli artisti il compito di ridisegnare l’identità di un territorio ferito. È da queta eredità che prende forma oggi il pensiero e l’azione di Francesca Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi e figlia di quel progetto che ha fatto della città un crocevia di linguaggi, culture e sperimentazioni.
La sua non è soltanto una continuità familiare, ma una prosecuzione critica e consapevole di un modello culturale che ha saputo trasformare il trauma in possibilità, la memoria in energia creativa. Nel riconoscimento di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 si riflette oggi il compimento di un percorso lungo decenni, ma anche l’apertura di una nuova fase. Gibellina torna al centro del dibattito culturale nazionale e internazionale non come simbolo di una tragedia passata, ma come esempio concreto di come l’arte possa diventare strumento di rigenerazione civile e sociale.
Un modello che parla alle nuove generazioni in un tempo attraversato da crisi diverse, ma ugualmente profonde. In questo scenario, Francesca Corrao si muove con uno sguardo che unisce radici e orizzonti. La sua formazione accademica e il suo impegno nel campo degli studi mediterranei le consentono di leggere l’esperienza di Gibellina non come un caso isolato, ma come parte di una storia più ampia, fatta di scambi, contaminazioni e dialoghi tra culture. È proprio questa visione a rendere oggi la Fondazione Orestiadi un ponte tra passato e futuro, tra locale e globale, tra memoria e innovazione.
Durante il dialogo, tenutosi tra Fondazione Sicilia e Gibellina, nominata Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, Francesca Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi, figlia di quel progetto culturale, voluto dal padre Ludovico Corrao, che ha reso Gibellina un laboratorio internazionale e Docente di Storia e istituzioni del Mediterraneo presso la Lumsa, porta con sé una visione ampia, che supera i confini geografici.
Infatti, la Fondazione Orestiadi ha lavorato sempre sul confine tra cultura e linguaggio, nel dialogo con la Fondazione Sicilia la Presidente Corrao riconosce una complementarità naturale: «Si tratta di due istituzioni che hanno una storia importante in termini di collezioni. La collezione del Banco di Sicilia è straordinaria e ha tutta la mia ammirazione. Credo che tra di noi possano realizzarsi delle sinergie importanti perché quella parte classica che è la ricchezza, il grande patrimonio culturale siciliano, che qui si trova, si intreccia perfettamente con la nostra fondazione, che lancia ponti verso il Mediterraneo e dunque, completa quella che è la nostra storia, ricollegandola alle arti nobili e meno nobili che abbiamo voluto unire nella percezione dell’unitarietà dell’essere umano. Il mio auspicio è che si possa procedere insieme, visto che le sinergie sono quelle che possono valorizzare al massimo il patrimonio culturale siciliano».
Si tratta di valorizzare e di connettere la due realtà in sintonia e custodi di memoriastorica siciliana. Gibellina è memoria di una ferita trasformata in arte. Oggi in un mondo attraversato da nuove crisi, quale messaggio può offrire alle nuove generazioni internazionali? Può rappresentare un nuovo modello? «Assolutamente sì – risponde senza esitazione la Presidente della Fondazione Orestiadi – io insegno Storia e Istituzioni del Mediterraneo alla Luiss da più di dieci anni, e quello che è il nostro patrimonio culturale della Fondazione dimostra questo».
Il suo sguardo si allarga alla storia lunga della Sicilia, fatta di incontri e contaminazioni: «Al di là della storia che studiamo nei testi scolastici, al di là delle guerre, al di là dei grandi leader, ci sono popolazioni che trasmettono un sapere antico e lo evolvono grazie agli incontri, intrecci, alle conoscenze che vengono trasmesse da Oriente a Occidente e viceversa nei millenni. Quindi i fenici verso Cartagine, poi a Mozia, ma anche i greci poi anche i romani, gli arabi, i normanni. Ecco tutta questa straordinaria storia dellla civiltà siciliana che si caratterizza rispetto a tante altre per aver saputo assorbire e trasformare». È qui che Gibellina diventa modello universale: «da una tragedia abbiamo sempre saputo trasformare in maniera creativa, lasciando delle testimonianze importantissime alle generazioni future».
E il futuro, per la Presidente Corrao, passa dall’educazione: «Più che un cambio di passo parlere di un’innovazione nella tradizione. Perché essendo docenti universitarie abbiamo questa straordinaria e meravigliosa missione ovvero quella di trasmettere ai nostri studenti le modalità e dare loro gli strumenti necessari per innovare, mantenendo salde le radici della loro ricchezza culturale. Quindi, diciamo che la cifra della Fondazione Orestiadi sono le mostre, il teatro, che quest’anno segna i suoi 35 anni di tradizione, e l’educational, inteso come momenti di trasmissione e formazione dei ragazzi. Affiancare scuole media, superiore e università, e lavorare insieme con dei grandi progetti, penso che insieme alla Presidente della Fondazione Sicilia possiamo pensare e immaginare di offrire dei programmi che siano competitivi, anche rispetti all’offerta nazionale e internazionale».
Non una rottura con il passato, ma "innovazione nella tradizione", in modo che tutti siano consapevoli del patrimonio unico da dover trasmettere ai ragazzi, al fine di moltiplicarne, a loro volta, il valore e dare un valore aggiunto grazie alle loro visioni più giovani. E allora Gibellina non è soltanto un punto sulla mappa, ma una dichiarazione di possibilità. Nel cuore della Sicilia, terra stratificata di civiltà e contraddizioni, prende forma ancora una volta un modello che sfugge alle semplificazioni: qui la fragilità non viene rimossa, ma attraversata; la memoria non è un peso, ma una materia viva da cui generare futuro. Nel riconoscimento di Gibellina Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026 si condensa tutto questo: non un traguardo celebrativo, ma una soglia. Perché se è vero che Gibellina è nata due volte, prima come città e poi come visione, oggi è chiamata a rinascere ancora, dentro le sfide globali che interrogano il nostro tempo. E lo fa con gli strumenti che le sono propri: l’arte, il pensiero, la capacità di costruire relazioni.
La Sicilia, in questo orizzonte, si rivela per ciò che è sempre stata nel suo profondo: un laboratorio creativo a cielo aperto, un ecosistema culturale in cui le differenze non si annullano ma si trasformano in linguaggio comune. Non periferia, ma centro mobile di un dialogo che attraversa il Mediterraneo e si estende oltre, capace di parlare al mondo senza perdere la propria voce. È qui che il passato smette di essere nostalgia e diventa progetto. È qui che anche nel paesaggio più arido può nascere un fiore inatteso. E forse è proprio questa la lezione più potente che Gibellina consegna al futuro: che la bellezza non è mai un dato acquisito, ma un atto di volontà collettiva. E che, ancora una volta, da questa terra può partire un’idea di rinascita capace di superare i confini e farsi esempio.
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