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È un raro reperto dell'antica sinagoga di Palermo: la storia della "vera della Magione"

La sopravvivenza della vera di pozzo si deve probabilmente a coraggiose monache che, nel loro peregrinare, si portarono dietro il prezioso cimelio ebraico. La storia

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 17 maggio 2026

Piazza della Magione

Un rarissimo reperto dell'antica sinagoga di Palermo è la cosiddetta “vera di pozzo” con iscrizione ebraica che si trova oggi al centro del chiostro della chiesa della Ss. Trinità (la Magione) alla Kalsa. La sua storia è ancora non del tutto chiara, ma alcuni studiosi hanno tentato di tracciare delle linee guida che ci permettono quantomeno di averne un'idea.

Tutto sembrerebbe partire dalle lettere del rabbino italiano Ovadyah da Bertinoro il quale si vede costretto a restare a Palermo mentre stava compiendo il suo viaggio verso la Terra Santa nel 1467. Durante la sua permanenza a Palermo egli descrive la comunità ebraica e la sinagoga dentro la quale dice «si trova un pozzo assai bello». Da qui partono più o meno tutti i tentativi di ricostruzione storica del cimelio ebraico.

Secondo Giuseppe Mandalà e Angela Scandaliato il “trasloco” della vera di pozzo dalla sinagoga in cui si trovava alla chiesa della Magione in cui si trova è avvenuto grazie alla protezione che alcune suore clarisse gli offrirono nel corso della storia: «il 6 ottobre 1492 i maggiorenti della comunità ebraica vendono, con due atti distinti, alla nobile Cristina De Salvo tutte le proprietà della meschita. Tre anni dopo nel 1495 la de Salvo lascia i beni in eredità alle figlie Emilia ed Eleonora nate dal suo secondo matrimonio con Giovanni Abatellis.

Il 27 ottobre 1507, suor Lucrezia de Leo dell'ordine delle clarisse, volendo fondare un monastero sotto il titolo di Santa Maria del Popolo, ottiene in enfiteusi da Giovanni Abatellis, per 13 onze annuali, alcuni immobili dell'ex complesso sinagogale [...] il 27 settembre 1557, mentre era badessa suor Lucrezia Sao, vi è un'inondazione che colpisce tutta l'area del Kemonia e danneggia il monastero. [...] Le clarisse che erano suore di clausura ed erano state costrette ad uscire si trasferiscono nel Monastero di Santa Maria di Monte Oliveto. [...] nel 1586 per concessione di papa Gregorio XIII, l'arcivescovo Cesare Marullo, consente ad alcune suore sotto la regola di Monte Oliveto di trasferirsi nel monastero di Santa Maria del Cancelliere.

La sopravvivenza della vera di pozzo si deve, con buona probabilità, a queste coraggiose monache che, nel loro peregrinare, si portarono dietro il prezioso cimelio ebraico, smontato, rimontato e salvato dalla distruzione». Durante la Seconda Guerra mondiale la chiesa di Santa Maria del Cancelliere venne pesantemente bombardata, ma la vera fu salvata e trasferita dove ora dimora, nel chiostro della Magione. Sebbene per molto tempo fosse stata ritenuta una pietra sepolcrale, la traduzione dell'iscrizione ebraica in essa incisa non rivela una classica formula funebre, bensì augurale. Le pochissime pietre sepolcrali ebraiche rinvenute in Sicilia dal periodo tardo-antico a quello arabo-normanno si presentano in lingua greca o araba in quanto gli ebrei siciliani parlavano correntemente la lingua dei dominatori e sovente in esse si riscontrano moniti contro i profanatori di tombe, nulla di più lontano da quanto riportato sulla vera della Magione.

Il monumento in questione è costituito da due parti, due blocchi di marmo quadrati, uno all'altezza del terreno che fa da base al pozzo e l'altro in cima decorato con due iscrizioni ebraiche su lati contrapposti. Seguo la traduzione di Nicolò Bucaria e David Cassuto. Da un lato sta scritto: «Per buon segno Yshmael figlio di Rav Sa' adya z. l. (= di beata memoria) nell'anno della “corona d'oro”» Dall'altro lato, ove è il medaglione centrale con formula aramaica, invece è scritto: «Dal cielo guarda e gioisci (Dio gli apparirà in bene). E benedirò coloro che ti benediranno». La formula augurale sembrerebbe alludere ad un evento memorabile legato ad Yshmael, probabilmente la nomina o “incoronazione” a rabbino.

Data l'importanza di un evento simile è comprensibile la formula augurale dell'iscrizione, la quale da sola esclude la possibilità che questo marmo fosse stato utilizzato in passato come pietra tombale, ma più verosimilmente come pozzo. Purtroppo sono rarissime le pietre sepolcrali ebraiche rinvenute in Sicilia. A Palermo, in particolare dopo l'espulsione degli ebrei del 1492, il cimitero degli ebrei che si trovava, stando alla mappa del Villabianca del 1777, fuori porta Termini, in prossimità di Villa Giulia, fu più volte saccheggiato.

Infatti le pietre di tombe ebraiche spesso furono utilizzate per la costruzione di palazzi e chiese come il caso della lapide sepolcrale, oggi scomparsa, un tempo murata nella torre di Palazzo Pizzuto sito in via Bandiera. I cimiteri ebraici della Sicilia dopo l'espulsione degli ebrei costituirono una cava inesauribile di pietre squadrate pronte per essere usate in opere di muratura. A parte il caso di Palermo, sono noti altri esempi di saccheggio dei cimiteri ebraici: «A Siracusa, alcune lapidi tombali, oggi recuperate, furono utilizzate per la costruzione del molo e delle fortificazioni. A Caltabellotta la pietra tombale dell'ebreo Ytzchaq si trova murata capovolta in una casa del paese. La lapide di marmo bianco dell'ebreo Di Minisci venne utilizzata come chiusino di un pozzetto nella cucina del Monastero di Santa Barbara a Messina».

Alla luce di quanto detto sinora la vera del pozzo della sinagoga di Palermo citato da Ovadyah da Bertinoro nel 1467 e la vera della Magione potrebbe essere la stessa cosa, peraltro l'usura che si nota sul blocco di marmo della vera della Magione sarebbe giustificata dallo sfregamento delle corde utilizzate per tirare su i pesanti secchi d'acqua. In ogni caso, pozzo o tomba che sia, per perpetrarne la memoria, faremmo sempre bene a non metterci un pietra sopra i reperti recuperati. Al massimo poniamogli dei fiori che perfino i pozzi apprezzerebbero.

(Per approfondimenti confronta Ebrei e Sicilia, Palermo, 2002; Non pozzo ma tomba di B. Rocco in Sicilia Archeologica, 1968; Gli ebrei di Palermo di Aldo Saccaro, Firenze, 2008; Palermo ebraica di Giuseppe Mandalà e Angela Scandaliato, Roma, 2024)
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