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Enzo Pandolfo, anima del Teatro Lelio: una grande perdita per il teatro e la Sicilia

Si è spento Enzo Pandolfo, anima del Teatro Lelio e uomo di cultura che con passione ha reclamato fino all'ultimo dignità e diritti per i professionisti del teatro

Nicoletta Fersini
Giornalista e fotografa
  • 6 aprile 2020

Enzo Pandolfo

Esce di scena una delle personalità più emblematiche del teatro siciliano, un guerriero che fino all'ultimo istante della sua lunga e prolifica vita vi ha messo cuore ed energie: si è spento lo scorso 5 aprile Enzo Pandolfo, anima di quel Teatro Lelio che con amore aveva messo su insieme alla compagna della sua vita, Giuditta Lelio.

Enzo Pandolfo era un vero uomo di cultura, un uomo che ha dedicato la sua vita a quel teatro che ha portato alta la bandiera della prosa e della Sicilia in giro per l'Europa, riversandovi una passione travolgente e tutta la sua versatilità. Oltre a essere un uomo di teatro, infatti, non ha mai tralasciato i suoi molteplici interessi: era un appassionato antiquario, un collezionista e un cultore delle tradizioni popolari.

Nella sua prolifica attività teatrale ha portato sul palcoscenico del Teatro Lelio i nomi più prestigiosi della prosa italiana del Novecento, alcuni dei quali divenuti stretti collaboratori della sua scuola di teatro con la quale ha permesso a tanti giovani di avvicinarsi al mondo del teatro con professionalità, raggiungendo tra l'altro numeri strabilianti di gran lunga superiori alla media nazionale.



Gli ultimi mesi della sua vita sono stati intrisi di amarezza ed è stato questo sentimento a portarcelo via, per una sua consapevole scelta. La scelta di chi ha sofferto per l’atteggiamento delle istituzioni nei confronti del teatro privato per il quale reclamava a gran voce la dignità di strutture e operatori che avevano scoperto e allevato moltissimi artisti del panorama nazionale.

Come affermato da chi gli è stato vicino in questi ultimi mesi, per lui era diventato un chiodo fisso. D'altronde quando si ama qualcuno o qualcosa ci aspettiamo e pretendiamo soltanto il meglio e per questo l'amato Enzo non si è mai rassegnato all’idea che il teatro privato, volano di due terzi dell’attività regionale, non avesse l’orgoglio necessario per pretendere il suo spazio.

Nell’ultimo anno aveva compensato la delusione concentrandosi su un'altra sua creatura, il Museo del carretto e del paladino di scuola palermitana. Ha protestato fino all'ultimo, Enzo, non ha mai smesso di lottare ma negli ultimi due mesi si è lasciato andare, preferendo uscire di scena.

Con lui se ne va un importante pezzo della storia e della cultura siciliana, un punto di riferimento per molti. Ma lo fa con un messaggio dirompente e universale, com'è proprio soltanto dei grandi: lottare per ciò in cui si crede non significa elemosinare, ma pretendere il riconoscimento dei propri diritti.
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