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Ester Pantano in concorso ai David di Donatello: "C'è la Sicilia in tutti i miei ruoli"

La nomina arriva in un momento particolare per il cinema italiano, in cui sempre di più ci si torna a interrogare la memoria e le coscienze del Paese. L'intervista all'attrice

Federica Dolce
Avvocato e scrittrice
  • 13 marzo 2026

Ester Pantano mentre interpreta Francesca Morvillo

L’emozione e la felicità dell’attrice catanese. Il cinema italiano accende i suoi riflettori sui David di Donatello, e tra i nomi che quest’anno brillano nel famoso ed ambito concorso c’è quello di Ester Pantano. L’attrice siciliana è presente nell’elenco dei film italiani in concorso come attrice protagonista con due pellicole molto diverse tra loro - "Francesca e Giovanni" di Simona e Richy Tognazzi e "Oi vita mia", esordio alla regia di Pio D’Antini e Amedeo Grieco - portando sul palcoscenico più prestigioso del nostro cinema non solo il suon talento, ma anche l’identità intensa e luminosa della sua terra: la Sicilia.

La nomina arriva in un momento particolare per il cinema italiano, in cui sempre più opere tornano a interrogare la memoria e le coscienze del Paese. Dentro questo scenario Ester Pantano guarda al riconoscimento con lucidità ma anche con una sincera gratitudine. «È una sensazione molto bella - racconta - che mi permette intanto di valutare la visibilità che magari il film potrà avere grazie alla possibilità di essere scelto. Sono molto felice perché un lavoro del genere sembrava un po’ perso, anche a causa della brevissima permanenza nelle sale. Adesso invece può avere più visibilità».

Un passaggio che per lei non riguarda soltanto la soddisfazione personale ma anche il valore culturale del cinema. «Credo che bene o male il compito della cultura sia di essere gratuita, il più possibile accessibile. Se il messaggio non arriva a tutti, rischia di diventare sempre un discorso di classe». Eppure, al di là della candidatura e dell’attenzione che inevitabilmente porta con sé, Ester Pantano non vive questo momento come un punto d’arrivo, piuttosto come qualcosa di prezioso ma semplice, da custodire. «È una bellezza - dice con naturalezza - non voglio definirla in altro modo. È una cosa bella essere valutati e avere la possibilità di poter essere scelti come miglior attrice protagonista per un film che ha segnato il mio percorso professionale».

Accanto al riconoscimento personale, c’è poi un elemento che rende questo traguardo ancora più significativo: l’identità siciliana dell’attrice, una radice che Ester sente come parte integrante del suo modo di stare nel mondo e nel lavoro. «Penso di portarla sempre con me - spiega - anche quando interpreto ruoli che non sono siciliani. È una parte strutturale, la colonna portante. Non potrebbe esistere l’edificio senza quella struttura».

Nel film "Francesca e Giovanni", la storia pubblica di Falcone e Morvillo si intreccia con un racconto intimo, quello di un amore capace di resistere anche davanti al rischio e alla paura.Un’esperienza artistica che ha lasciato all’attrice una riflessione molto precisa sul significato del coraggio. «Ho scoperto una cosa importantissima: le persone coraggiose provano paura. Forse ne provano anche di più, ma riescono comunque a essere coraggiose. La loro paura non riusciva a vincere il sentimento. Il loro amore era veramente forte».

Accanto a questo film intenso e drammatico, "Oi vita mia" ha rappresentato per lei un’esperienza completamente diversa, quasi un cambio di respiro artistico. «Mi ha fatto capire quanto i messaggi possano arrivare in modi diversi ma essere ugualmente forti. E poi mi ha fatto divertire tantissimo: ho riso davvero molto, cosa che ovviamente non è successa sul set di Francesca e Giovanni. È stato anche un modo per scoprire nuovi artisti e riflettere sull’importanza della psicologia e della capacità di chiedere aiuto quando si attraversano momenti difficili».

Guardando al futuro, l’orizzonte creativo di Ester Pantano resta aperto a molte direzioni, ma una costante sembra guidare il suo sguardo: il desiderio di raccontare storie capaci di lasciare un segno. «Sono molto appassionata di storie di rivoluzione - racconta - soprattutto di donne che ci hanno preceduto e che spesso sono state silenziate, anche se hanno combattuto battaglie importanti».

E tra i sogni che custodisce da sempre c’è anche il teatro, quello grande e antico che appartiene alla tradizione mediterranea. «Uno dei miei sogni è Siracusa. Ce l’ho nel petto da sempre. Andai a vedere Le Baccanti quando ancora non ero nemmeno un’attrice e avevo il libricino di mia mamma che era stata lì, da bambina con i suoi genitori. Nelle tragedie greche ci sono rivoluzioni straordinarie che parlano ancora al presente».

Tra cinema, memoria e nuovi progetti, la nomina come attrice protagonista ai David di Donatello diventa così molto più di una semplice tappa professionale. È il riconoscimento di un talento che continua a crescere, ma anche il segno di un legame profondo con la sua terra che resta sempre sullo sfondo, come un orizzonte luminoso.

E mentre il grande palcoscenico del cinema italiano si prepara ad accogliere il suo nome tra i candidati, la Sicilia può guardare con orgoglio a una delle sue interpreti più sensibili e intense. Perché in ogni ruolo, in ogni storia, Ester Pantano continua a portare con sé quella luce antica dell’isola: una luce che non smette mai di raccontare da dove veniamo.
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