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Fa sgambetti e scherzi: al Teatro Massimo attenti al fantasma della suora "dispettosa"

Apparve per la prima volta a una cantante. Ancora oggi chi lavora al teatro si guarda intorno aspettandosi, da un momento all'altro, qualche scherzetto della "monachella"

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 10 febbraio 2020

Il Teatro Massimo di Palermo

«Mentre scavavano i muratura truvaru 'sta cascia e lu spiddu si svegliò. Sta monaca 'nqueta a tutti picchì idda non voleva (leggittimamente) stu teatro al posto del convento​. ("Mentre scavavano i muratori trovarono questa cassa e lo spirito si svegliò. Questa monaca disturba tutti perché non voleva questo teatro al posto del convento")».

Questa è una delle "testimonianze popolari" di chi ha lavorato o transitato nei corridoi del Teatro Massimo: ancora oggi, chi lavora sul posto, si guarda sempre intorno, aspettandosi, da un momento all'altro, qualche scherzetto della monaca.

Nella famosa "Sala degli specchi" (nda. ben otto specchi), la suora apparve per la prima volta a una cantante che ne avvertì la presenza. L’artista reagì male ma perse la voce e la sera non riuscì quasi a cantare. Qualcuno giura, che ancora oggi, «il fantasma della suora si aggira tra corridoi, sui cornicioni, vicino al palcoscenico, terrorizzando chi la infastidisce».

"Lu spiddu" (nda. lo spirito) del Teatro Massimo. Così la chiamano. E dicono anche: Conoscete "il gradino della suora?" E' un gradino particolare all'entrata del Teatro Massimo, che fa truppicare (inciampare) gli scettici, quelli che non credono che al suo interno, ci sia lo spirito in pena di una suora dall'aspetto così minuto, perciò la chiamano"la Monachella".

Questa leggenda nasce da un fatto storico. I lavori per la costruzione del Teatro Vittorio Emanuele, conosciuto in tutto il mondo come Teatro Massimo, iniziarono il 12 gennaio 1875.

Poco prima fu demolita la zona limitrofa. Gli edifici religiosi pagarono il prezzo più alto. Sul luogo, infatti, si ergevano la Chiesa ed il Monastero delle Stimmate di San Francesco, la Chiesa ed il Monastero di San Giuliano delle Teatine (in seguito denominati Chiesa e Monastero delle Vergini Teatine dell'Immacolata Concezione), la Chiesa di Santa Marta e la Chiesa di Sant'Agata “li scurruje” delle Mura di San Vito.

Queste antiche costruzioni, occupavano un'area di circa 25.000 metri quadrati al centro di Palermo. Durante questi lavori fu ritrovata la tomba di una monaca, l’ultima madre superiora del convento annesso alla chiesa delle Stimmate. Si disse che tale profanazione avrebbe risvegliato il fantasma della defunta che sarebbe stato avvistato diverse volte sul palco del teatro e in altri ambienti dello stesso. Inoltre in diverse occasioni sarebbero stati uditi rumori misteriosi provenienti dai sotterranei.

Poiché la suora era di bassa statura, il fantasma fu soprannominato dai palermitani “la Monachella”.

Ancora lei è la protagonista di un’altra leggenda che avvolge il Teatro Massimo. Si dice che lanci delle maledizioni. Una di queste sarebbe stata tanto potente da aver inciso sui 23 anni necessari per compiere i lavori utili all'ultimazione del monumento (1875- 1897) ed i successivi 23 anni di chiusura per restauri (1974-1979).

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