Farmacie “porto” sicuro per le donne: dove puoi chiedere aiuto a Palermo
Pochi minuti per comprare un farmaco da banco possono diventare un modo per salvarsi: nell'Isola Sicilia la rete nell’ultimo anno continua a espandersi
Farmacia
Se c’è una cosa che il lockdown del 2020 ci ha ricordato, è che per molte donne la casa non è affatto un luogo sicuro. In quei mesi di isolamento forzato era nata l'iniziativa “Mascherina 1522”: una frase in codice da pronunciare al bancone della farmacia per chiedere aiuto.
Ma allora, anche trattandosi di un protocollo specifico che rispondeva all’emergenza a livello nazionale, la scelta del “porto” sicuro non è stata dettata dal caso: la farmacia è da sempre uno dei pochissimi luoghi in cui chi subisce violenza domestica riesce ad andare da sola, senza il controllo costante del partner. Pochi minuti per comprare un farmaco da banco possono diventare un modo per salvarsi.
In Italia, esiste l’iniziativa “Progetto Mimosa” e l’associazione "Farmaciste Insieme" la porta avanti da sedici anni, riuscendo a raccogliere più di mille richieste d'aiuto a livello nazionale dall’inizio del progetto. In Sicilia, però, la storia è molto più recente e i numeri non ci sono ancora, ma la rete nell’ultimo anno continua a espandersi.
«In realtà è operativa dal luglio dell'anno scorso, per cui è tutta una situazione in divenire, stiamo lavorando per costruire una rete», racconta Licia Pennino, delegata regionale di Farmaciste Insieme. Fino a poco tempo fa, infatti, l'Isola era un enorme punto interrogativo: «Consideriamo che fino all'anno scorso c'era un'associata soltanto, una collega di Messina».
Nel giro di pochi mesi qualcosa si è mosso, soprattutto a Palermo: «Adesso invece siamo un po' di più, per cui sicuramente riusciamo a muoverci di più rispetto a quello che è stato fatto sinora, soltanto a Palermo siamo circa una cinquantina. Sono state istruite anche le associazioni di Catania e Siracusa al momento, ma lì stanno cominciando adesso». Il progetto punta tutto sulla massima discrezione.
Per chiedere aiuto non serve esporsi a voce, rischiando di essere sentite da altri clienti. Nelle farmacie che aderiscono all'iniziativa vengono esposte delle locandine.
«Basta che la farmacia sia associata all'associazione "Farmacista Insieme", le locandine esposte sono quelle del progetto Mimosa. Lì è esibito un Qr code da scannerizzare e si viene subito rimandati a un'applicazione che si scarica sul telefono, con cui si può fare eventualmente la segnalazione alle forze dell'ordine o ai centri che si occupano di accoglienza delle donne vittime di violenza».
Ma una locandina, da sola, serve a poco se chi sta dietro al bancone non riesce a guardare oltre. Per questo a Villa Magnisi si è tenuto un convegno-corso di formazione e sensibilizzazione “Parole non dette”, per dare ai farmacisti gli strumenti necessari a riconoscere i segnali di abuso, creare un contatto protetto e indirizzare le donne verso i centri antiviolenza del territorio (come “Le Onde” a Palermo) o le forze dell'ordine.
Un incontro che è servito anche a fare formazione professionale: «Sabato scorso tramite il corso, abbiamo dato anche la possibilità ai colleghi di avere i crediti formativi così che loro avessero delle linee guida per l'approccio da avere quando una vittima entra in farmacia e indirizzarla verso i centri specializzati».
L'obiettivo a lungo termine di "Farmaciste Insieme" è far uscire i singoli presidi dall'isolamento, creando una rete anche con le scuole, i ragazzi e le istituzioni sanitarie. L'anno scorso l'attività si era concentrata su un unico momento di raccolta fondi: «Noi nel nostro piccolo, sinora abbiamo fatto una cena di beneficenza l'anno scorso a dicembre, che è stato il primo e unico evento dell'anno scorso.
Per quest'anno abbiamo progettato di fare una serie di iniziative - concluce Licia Pennino - per cercare di coinvolgere l'Asp e le scuole, organizzando incontri con i ragazzi in maniera tale da poter sensibilizzare i ragazzi su questi temi di cui si sente parlare costantemente».
L’obiettivo è quello di fare rete, di dare possibilità a chi subisce violenze di uscire dall'isolamento e di fare in modo che i singoli presidi comunichino tra loro e che nessuno (a partire dai professionisti, fino alle stesse vittime) si ritrovi a dover gestire tutto in totale solitudine.
Ma allora, anche trattandosi di un protocollo specifico che rispondeva all’emergenza a livello nazionale, la scelta del “porto” sicuro non è stata dettata dal caso: la farmacia è da sempre uno dei pochissimi luoghi in cui chi subisce violenza domestica riesce ad andare da sola, senza il controllo costante del partner. Pochi minuti per comprare un farmaco da banco possono diventare un modo per salvarsi.
In Italia, esiste l’iniziativa “Progetto Mimosa” e l’associazione "Farmaciste Insieme" la porta avanti da sedici anni, riuscendo a raccogliere più di mille richieste d'aiuto a livello nazionale dall’inizio del progetto. In Sicilia, però, la storia è molto più recente e i numeri non ci sono ancora, ma la rete nell’ultimo anno continua a espandersi.
«In realtà è operativa dal luglio dell'anno scorso, per cui è tutta una situazione in divenire, stiamo lavorando per costruire una rete», racconta Licia Pennino, delegata regionale di Farmaciste Insieme. Fino a poco tempo fa, infatti, l'Isola era un enorme punto interrogativo: «Consideriamo che fino all'anno scorso c'era un'associata soltanto, una collega di Messina».
Nel giro di pochi mesi qualcosa si è mosso, soprattutto a Palermo: «Adesso invece siamo un po' di più, per cui sicuramente riusciamo a muoverci di più rispetto a quello che è stato fatto sinora, soltanto a Palermo siamo circa una cinquantina. Sono state istruite anche le associazioni di Catania e Siracusa al momento, ma lì stanno cominciando adesso». Il progetto punta tutto sulla massima discrezione.
Per chiedere aiuto non serve esporsi a voce, rischiando di essere sentite da altri clienti. Nelle farmacie che aderiscono all'iniziativa vengono esposte delle locandine.
«Basta che la farmacia sia associata all'associazione "Farmacista Insieme", le locandine esposte sono quelle del progetto Mimosa. Lì è esibito un Qr code da scannerizzare e si viene subito rimandati a un'applicazione che si scarica sul telefono, con cui si può fare eventualmente la segnalazione alle forze dell'ordine o ai centri che si occupano di accoglienza delle donne vittime di violenza».
Ma una locandina, da sola, serve a poco se chi sta dietro al bancone non riesce a guardare oltre. Per questo a Villa Magnisi si è tenuto un convegno-corso di formazione e sensibilizzazione “Parole non dette”, per dare ai farmacisti gli strumenti necessari a riconoscere i segnali di abuso, creare un contatto protetto e indirizzare le donne verso i centri antiviolenza del territorio (come “Le Onde” a Palermo) o le forze dell'ordine.
Un incontro che è servito anche a fare formazione professionale: «Sabato scorso tramite il corso, abbiamo dato anche la possibilità ai colleghi di avere i crediti formativi così che loro avessero delle linee guida per l'approccio da avere quando una vittima entra in farmacia e indirizzarla verso i centri specializzati».
L'obiettivo a lungo termine di "Farmaciste Insieme" è far uscire i singoli presidi dall'isolamento, creando una rete anche con le scuole, i ragazzi e le istituzioni sanitarie. L'anno scorso l'attività si era concentrata su un unico momento di raccolta fondi: «Noi nel nostro piccolo, sinora abbiamo fatto una cena di beneficenza l'anno scorso a dicembre, che è stato il primo e unico evento dell'anno scorso.
Per quest'anno abbiamo progettato di fare una serie di iniziative - concluce Licia Pennino - per cercare di coinvolgere l'Asp e le scuole, organizzando incontri con i ragazzi in maniera tale da poter sensibilizzare i ragazzi su questi temi di cui si sente parlare costantemente».
L’obiettivo è quello di fare rete, di dare possibilità a chi subisce violenze di uscire dall'isolamento e di fare in modo che i singoli presidi comunichino tra loro e che nessuno (a partire dai professionisti, fino alle stesse vittime) si ritrovi a dover gestire tutto in totale solitudine.
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