Favignana e l’eredità di Sebastiano Tusa: un Polo scientifico dedicato all’archeologo
Si tratta di un progetto nuovo e interessante per le nuove generazioni, che guarda al futuro dialogando con una storia patrimonio inestimabile della cultura siciliana
Sebastiano Tusa
Ci sono luoghi che custodiscono storie, e altri che custodiscono visioni. Favignana appartiene a entrambe le categorie. È un’isola che guarda il Mediterraneo come un grande archivio vivente, dove il mare conserva tracce di civiltà, rotte commerciali, battaglie e incontri tra popoli. Proprio qui, tra le Egadi, prende forma un nuovo capitolo di quella ricerca che ha reso la Sicilia un punto di riferimento internazionale per l’archeologia subacquea.
A Firenze, durante TourismA, la Fondazione Sebastiano Tusa e il Comune di Favignana - Isole Egadi hanno firmato un protocollo d’intesa destinato a tradursi nella nascita del Polo Scientifico Sebastiano Tusa, che sorgerà presso l’Ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, proprio sull’isola di Favignana.
Si tratta di un progetto nuovo e interessante per le nuove generazioni, che guarda al futuro senza smettere di dialogare con la memoria, patrimonio inestimabile della nostra cultura siciliana. La firma arriva al termine della tavola rotonda dedicata alla Rassegna del Mare Sebastiano Tusa, momento di confronto tra territori insulari come Favignana e Pantelleria, accomunati da una storia fatta di mare, scambi e stratificazioni culturali. Non è soltanto un accordo amministrativo: è la prosecuzione ideale di un percorso di ricerca che Sebastiano Tusa aveva iniziato decenni fa, quando intuì che il Mediterraneo non era solo uno spazio geografico ma un grande archivio culturale.
Favignana, in questo percorso, occupa un posto speciale. Proprio nei fondali delle Egadi Tusa individuò il luogo esatto della Battaglia delle Egadi, lo scontro navale del 241 a.C. che segnò la fine della Prima guerra punica tra Roma e Cartagine. Un ritrovamento che ha restituito al mondo intero uno dei capitoli più affascinanti della storia antica, portando alla luce rostri, anfore e reperti che raccontano la complessità delle civiltà mediterranee.
Il nuovo polo scientifico nasce dunque in un luogo simbolico, dove ricerca, memoria e paesaggio naturale si intrecciano. A proposito di questo legame profondo tra ricerca scientifica e territorio, la presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni Tusa, sottolinea come il progetto affondi le radici in una storia personale e professionale condivisa: «Sicuramente noi vogliamo riportare alla luce quelli che sono stati i fasti di questo luogo, lo stabilimento Florio di Favignana, dove sia io che Sebastiano da giovani dirigenti, lui archeologo e io antropologa, abbiamo lavorato a lungo sia per il ripristino delle tradizionali attività della tonnara, ma anche per creare questo spazio museale bellissimo che era ante-litteram. Questo vogliamo continuare a fare e lo vogliamo fare costantemente, in maniera tale da dare vita e voce a quello che è un luogo definito la cattedrale del lavoro, perché è veramente un luogo di lavoro, ma è anche un luogo che diventa approfondimento e conoscenza della natura del luogo, dell’archeologia del luogo. Sebastiano Tusa ha lasciato un’eredità scientifica e culturale profondissima».
Archeologo tra i più innovativi della sua generazione, Tusa ha rivoluzionato lo sguardo sul patrimonio sommerso, trasformando i fondali marini in un luogo di conoscenza condivisa. Con la creazione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, ha costruito una linea di continuità tra mondo emerso e mondo sommerso, rendendo accessibili e comprensibili relitti, rotte e testimonianze che per secoli erano rimaste invisibili. È grazie al suo lavoro se oggi il Mediterraneo che bagna la Sicilia viene riconosciuto come uno dei più straordinari archivi archeologici del pianeta.
Un’eredità che oggi la Fondazione è chiamata a custodire senza trasformarla in un semplice ricordo. La sfida è quella di mantenere viva la ricerca, aprirla ai linguaggi contemporanei e alle nuove generazioni. «È proprio quello che stiamo cercando di fare: riportare in vita le sue pubblicazioni ma nello stesso tempo andare avanti con la ricerca, con le nuove tecnologie, cooperando sempre con nuovi organismi di ricerca. È uno degli obiettivi che aveva Sebastiano: fare vivere la cultura e la ricerca attraverso le nuove tendenze. Mi piace ricordare che a Ustica, durante la rassegna, abbiamo invitato una giovane creator, Reia Curiale, che per il 10 marzo ha realizzato un video bellissimo su Sebastiano diventato virale. Anche i giovani si sentono partecipi di questo processo di rinascita, di ricordo ma nello stesso tempo di attività».
Il Mediterraneo che emerge da questa visione non è uno spazio che divide ma una trama di connessioni. Le isole, da Favignana a Pantelleria, diventano nodi di una rete culturale che unisce territori, istituzioni e comunità. «Stiamo creando una rete del patrimonio sommerso, dove le isole minori e le città costiere importanti sono protagoniste.
Abbiamo elaborato la Carta di Ustica, condividendola con istituzioni, associazioni ma anche con i cittadini. L’abbiamo presentata a Palermo proprio per portare avanti l’idea di questo grande porto che deve essere propulsore di conoscenza e di iniziative legate ai musei. Un porto - aggiunge la presidente Li Vigni- che non deve essere soltanto un luogo bello da visitare ma anche un luogo che ti invita a conoscere quello che c’è dietro questa città ricca di storia e cultura».
Il Polo scientifico dedicato a Sebastiano Tusa potrebbe così diventare anche un centro di attrazione internazionale per gli studi del mare e dell’archeologia subacquea. «Collaboriamo già con il CNRS francese con Giulia Boetto, e la coinvolgeremo nuovamente, ma anche con il Centro Studi Liguri e con molte associazioni che lavorano insieme alla Soprintendenza del Mare siciliana, che ha sempre portato alto il vessillo di una innovazione totale nella ricerca e nella tutela del patrimonio sommerso. Faremo progetti finalizzati a far conoscere sempre meglio queste nostre ricchezze anche attraverso un turismo sostenibile».
Proprio sul rapporto tra ricerca, turismo e futuro dell’isola, il sindaco di Favignana Giuseppe Pagoto guarda al protocollo d’intesa come a una grande opportunità di crescita culturale e internazionale per l’arcipelago. «Il territorio delle isole lo vogliamo valorizzare grazie anche a questo protocollo d’intesa, non soltanto allungando la stagione turistica ma facendo arrivare tanti ragazzi. Immaginiamo Summer School, studenti stranieri: cinesi, russi, americani. Noi ci candidiamo e stiamo lavorando in questo senso, cioè far conoscere quello che è già conosciuto, legato nel nostro caso alla Battaglia delle Egadi, e non solo. Farlo conoscere a tante persone che già ci chiedono di venire qui significa avere una visione più internazionale e una visione rivolta ai giovani. Questo è il nostro obiettivo. Non è soltanto un obiettivo turistico, ma un obiettivo di crescita culturale e anche sociale per la nostra comunità, che potrà rapportarsi con persone che arrivano da tutte le parti del mondo».
Favignana, in questa prospettiva, non sarà soltanto un luogo della memoria ma un laboratorio permanente. Chiarisce la presidente della Fondazione Sebastiano Tusa: «Sicuramente laboratorio di ricerca, sicuramente modello di sviluppo culturale sostenibile. Attraverso la nostra attività dobbiamo fare in modo che l’isola di Favignana diventi un polo attrattore, e lo è già per le diversità che presenta sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista dell’equilibrio biologico. È un arcipelago assolutamente intatto dal punto di vista naturale, ma anche ricchissimo sotto il profilo archeologico e storico-artistico».
È forse questo il lascito più potente di Sebastiano Tusa: aver insegnato a guardare il mare non come un confine ma come una memoria viva. Nei fondali delle Egadi, tra relitti e rotte antiche, si riflettono le dominazioni che hanno attraversato la Sicilia- fenici, greci, cartaginesi, romani - lasciando tracce che oggi tornano a raccontare una storia comune.
Una storia che continua a emergere dal mare e che, grazie a progetti come il Polo scientifico di Favignana, potrà essere studiata, condivisa e tramandata alle nuove generazioni. Perché il Mediterraneo, come ricordava spesso Sebastiano Tusa, non è soltanto il luogo delle nostre origini: è il grande racconto della nostra identità.
A Firenze, durante TourismA, la Fondazione Sebastiano Tusa e il Comune di Favignana - Isole Egadi hanno firmato un protocollo d’intesa destinato a tradursi nella nascita del Polo Scientifico Sebastiano Tusa, che sorgerà presso l’Ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica, proprio sull’isola di Favignana.
Si tratta di un progetto nuovo e interessante per le nuove generazioni, che guarda al futuro senza smettere di dialogare con la memoria, patrimonio inestimabile della nostra cultura siciliana. La firma arriva al termine della tavola rotonda dedicata alla Rassegna del Mare Sebastiano Tusa, momento di confronto tra territori insulari come Favignana e Pantelleria, accomunati da una storia fatta di mare, scambi e stratificazioni culturali. Non è soltanto un accordo amministrativo: è la prosecuzione ideale di un percorso di ricerca che Sebastiano Tusa aveva iniziato decenni fa, quando intuì che il Mediterraneo non era solo uno spazio geografico ma un grande archivio culturale.
Favignana, in questo percorso, occupa un posto speciale. Proprio nei fondali delle Egadi Tusa individuò il luogo esatto della Battaglia delle Egadi, lo scontro navale del 241 a.C. che segnò la fine della Prima guerra punica tra Roma e Cartagine. Un ritrovamento che ha restituito al mondo intero uno dei capitoli più affascinanti della storia antica, portando alla luce rostri, anfore e reperti che raccontano la complessità delle civiltà mediterranee.
Il nuovo polo scientifico nasce dunque in un luogo simbolico, dove ricerca, memoria e paesaggio naturale si intrecciano. A proposito di questo legame profondo tra ricerca scientifica e territorio, la presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni Tusa, sottolinea come il progetto affondi le radici in una storia personale e professionale condivisa: «Sicuramente noi vogliamo riportare alla luce quelli che sono stati i fasti di questo luogo, lo stabilimento Florio di Favignana, dove sia io che Sebastiano da giovani dirigenti, lui archeologo e io antropologa, abbiamo lavorato a lungo sia per il ripristino delle tradizionali attività della tonnara, ma anche per creare questo spazio museale bellissimo che era ante-litteram. Questo vogliamo continuare a fare e lo vogliamo fare costantemente, in maniera tale da dare vita e voce a quello che è un luogo definito la cattedrale del lavoro, perché è veramente un luogo di lavoro, ma è anche un luogo che diventa approfondimento e conoscenza della natura del luogo, dell’archeologia del luogo. Sebastiano Tusa ha lasciato un’eredità scientifica e culturale profondissima».
Archeologo tra i più innovativi della sua generazione, Tusa ha rivoluzionato lo sguardo sul patrimonio sommerso, trasformando i fondali marini in un luogo di conoscenza condivisa. Con la creazione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, ha costruito una linea di continuità tra mondo emerso e mondo sommerso, rendendo accessibili e comprensibili relitti, rotte e testimonianze che per secoli erano rimaste invisibili. È grazie al suo lavoro se oggi il Mediterraneo che bagna la Sicilia viene riconosciuto come uno dei più straordinari archivi archeologici del pianeta.
Un’eredità che oggi la Fondazione è chiamata a custodire senza trasformarla in un semplice ricordo. La sfida è quella di mantenere viva la ricerca, aprirla ai linguaggi contemporanei e alle nuove generazioni. «È proprio quello che stiamo cercando di fare: riportare in vita le sue pubblicazioni ma nello stesso tempo andare avanti con la ricerca, con le nuove tecnologie, cooperando sempre con nuovi organismi di ricerca. È uno degli obiettivi che aveva Sebastiano: fare vivere la cultura e la ricerca attraverso le nuove tendenze. Mi piace ricordare che a Ustica, durante la rassegna, abbiamo invitato una giovane creator, Reia Curiale, che per il 10 marzo ha realizzato un video bellissimo su Sebastiano diventato virale. Anche i giovani si sentono partecipi di questo processo di rinascita, di ricordo ma nello stesso tempo di attività».
Il Mediterraneo che emerge da questa visione non è uno spazio che divide ma una trama di connessioni. Le isole, da Favignana a Pantelleria, diventano nodi di una rete culturale che unisce territori, istituzioni e comunità. «Stiamo creando una rete del patrimonio sommerso, dove le isole minori e le città costiere importanti sono protagoniste.
Abbiamo elaborato la Carta di Ustica, condividendola con istituzioni, associazioni ma anche con i cittadini. L’abbiamo presentata a Palermo proprio per portare avanti l’idea di questo grande porto che deve essere propulsore di conoscenza e di iniziative legate ai musei. Un porto - aggiunge la presidente Li Vigni- che non deve essere soltanto un luogo bello da visitare ma anche un luogo che ti invita a conoscere quello che c’è dietro questa città ricca di storia e cultura».
Il Polo scientifico dedicato a Sebastiano Tusa potrebbe così diventare anche un centro di attrazione internazionale per gli studi del mare e dell’archeologia subacquea. «Collaboriamo già con il CNRS francese con Giulia Boetto, e la coinvolgeremo nuovamente, ma anche con il Centro Studi Liguri e con molte associazioni che lavorano insieme alla Soprintendenza del Mare siciliana, che ha sempre portato alto il vessillo di una innovazione totale nella ricerca e nella tutela del patrimonio sommerso. Faremo progetti finalizzati a far conoscere sempre meglio queste nostre ricchezze anche attraverso un turismo sostenibile».
Proprio sul rapporto tra ricerca, turismo e futuro dell’isola, il sindaco di Favignana Giuseppe Pagoto guarda al protocollo d’intesa come a una grande opportunità di crescita culturale e internazionale per l’arcipelago. «Il territorio delle isole lo vogliamo valorizzare grazie anche a questo protocollo d’intesa, non soltanto allungando la stagione turistica ma facendo arrivare tanti ragazzi. Immaginiamo Summer School, studenti stranieri: cinesi, russi, americani. Noi ci candidiamo e stiamo lavorando in questo senso, cioè far conoscere quello che è già conosciuto, legato nel nostro caso alla Battaglia delle Egadi, e non solo. Farlo conoscere a tante persone che già ci chiedono di venire qui significa avere una visione più internazionale e una visione rivolta ai giovani. Questo è il nostro obiettivo. Non è soltanto un obiettivo turistico, ma un obiettivo di crescita culturale e anche sociale per la nostra comunità, che potrà rapportarsi con persone che arrivano da tutte le parti del mondo».
Favignana, in questa prospettiva, non sarà soltanto un luogo della memoria ma un laboratorio permanente. Chiarisce la presidente della Fondazione Sebastiano Tusa: «Sicuramente laboratorio di ricerca, sicuramente modello di sviluppo culturale sostenibile. Attraverso la nostra attività dobbiamo fare in modo che l’isola di Favignana diventi un polo attrattore, e lo è già per le diversità che presenta sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista dell’equilibrio biologico. È un arcipelago assolutamente intatto dal punto di vista naturale, ma anche ricchissimo sotto il profilo archeologico e storico-artistico».
È forse questo il lascito più potente di Sebastiano Tusa: aver insegnato a guardare il mare non come un confine ma come una memoria viva. Nei fondali delle Egadi, tra relitti e rotte antiche, si riflettono le dominazioni che hanno attraversato la Sicilia- fenici, greci, cartaginesi, romani - lasciando tracce che oggi tornano a raccontare una storia comune.
Una storia che continua a emergere dal mare e che, grazie a progetti come il Polo scientifico di Favignana, potrà essere studiata, condivisa e tramandata alle nuove generazioni. Perché il Mediterraneo, come ricordava spesso Sebastiano Tusa, non è soltanto il luogo delle nostre origini: è il grande racconto della nostra identità.
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