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Fu il primo albergo di Palermo e ospitò re e principi: la nuova vita di Palazzo Trinacria

Progettato nel 1840 per conto del Principe di Trabia, Palazzo Trinacria conserva una lunga storia che inizia quando a Palermo la ricettività lasciava alquanto a desiderare

Balarm
La redazione
  • 9 ottobre 2021

Una foto storica di Palazzo Trinacria

Dopo il suo debutto ufficioso all’interno della Biennale d’arte contemporanea Manifesta 12, nel 2018, Palazzo Trinacria (via Butera, 24) oggi si appresta a diventare uno dei punti di riferimento a Palermo per l’offerta di appuntamenti nell’ambito culturale.

Il Palazzo, totalmente ristrutturato, nella parte di proprietà della Fondazione Pietro Barbaro, fondata, in onore del padre, nel 2007 dai figli Alfredo, Giovanni e Domenica, ospita periodicamente mostre e installazioni.

L’edificio è stato costruito nei primi decenni dell’Ottocento, ed è stato originariamente il primo albergo della città di Palermo, così come riportato nella trascrizione posta sul lato destro sopra l'ingresso.

Fu progettato nel 1840, come albergo, dagli architetti Andrea Gigante e Vincenzo Trombetta, per conto del Principe di Trabia, e affidato al genovese Salvatore Ragusa.

Il fabbricato era difatti appartenente ai Principi di Trabia prospettante sull’allora Foro Borbonico e cioè sull’attuale Foro Italico, proprio al di sopra delle Mura delle Captive.



Palazzo Trinacria conserva una lunga storia che inizia quando a Palermo la ricettività lasciava alquanto a desiderare, come si può dedurre dalle testimonianze di viaggiatori stranieri di quel tempo.

"Gli alberghi sono molti" si legge in un volumetto dal titolo "Lettere su Palermo e Messina" stampato nel 1836 "ma pochi quelli decenti". Per lo più si trattava di vecchi edifici adattati, in cui non era chiara la distinzione tra locanda ed albergo propriamente detto.

Nel 1844 fu inaugurato dando ospitalità al Re di Baviera, ed altri ospiti illustri. Due lapidi sulla facciata ricordano, ancora oggi, Giuseppe Garibaldi e il patriota rumeno Nicola Balcescu.

Tracce letterarie resistono ancora del Palazzo grazie a Tomasi di Lampedusa che, all’interno dell’edificio, ha ambientato le ultime ore di vita del Principe Salina nel suo celeberrimo libro “Il Gattopardo”.

Nel 1911 il Palazzo è stato venduto e trasformato in residenza privata; in più ha la specifica particolare di essere più sporgente (circa 14 metri), verso il mare, rispetto alle altre dimore che lo affiancano, e questo lo fa spiccare ancor di più nel trovarselo davanti.

In attesa di poter usufruire dei tanti appuntamenti messi in cantiere e che presto verranno calendarizzati, è possibile, nei weekend di ottobre, visitare l’edificio grazie alla mostra attualmente in esposizione, inserita nel festival "Le Vie dei Tesori".
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