CULTURA

HomeCultura

Giovanni Puglisi e la cultura come atto civile: "Palermo, città difficile ma viva"

Il presidente del Teatro Biondo premiato dal Forum delle Associazioni Palermo ci racconta il suo stretto rapporto con la città e la sua personale visione

Federica Dolce
Avvocato e scrittrice
  • 26 gennaio 2026

Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Teatro Biondo

Nella storia del nostro tempo esistono ancora figure che attraversano la storia di una città senza limitarsi ad amministrarla o rappresentarla: la interpretano, la interrogano, la sfidano. Giovanni Puglisi appartiene a questa categoria rara. Il Premio del Forum delle Associazioni Palermo 2025, conferitogli sabato 24 gennaio, non celebra soltanto una carriera prestigiosa, ma riconosce una visione: quella di una Sicilia possibile, da abitare con responsabilità, rigore e immaginazione.

Presidente del Teatro Biondo, già assessore alla Cultura del Comune di Palermo, protagonista assoluto di alcune tra le più importanti operazioni culturali e urbane degli ultimi decenni, Puglisi ha sempre rifiutato la retorica dell’eroe solitario. Il suo percorso racconta piuttosto la fatica quotidiana delle istituzioni, la complessità delle scelte, il peso delle responsabilità assunte davanti alla città.

Quando gli si attribuisce la capacità di trasformare le istituzioni in organismi vivi, aperti alla città e alle nuove generazioni, la sua prima reazione è quasi difensiva. «Innanzitutto lei mi attribuisce una capacità che io non so se ho. Ho soltanto la convinzione di avere, per tutta la mia vita, cercato di essere al servizio innanzitutto del Paese e poi della città, delle mie città». Palermo, però, resta il cuore di una vita divisa tra Roma e Milano, ma profondamente radicata in Sicilia.

Ed è proprio Palermo, con le sue contraddizioni, a rappresentare il banco di prova più difficile. «È una città dove individuare gli obiettivi è parzialmente facile, ma gestirli è un’impresa di Sisifo», dice Puglisi citando la punizione del re Sisifo, condannato a spingere un masso sulla cima di un monte, da cui rotola giù per l'eternità. Le esperienze citate, dalla Fondazione Sicilia al Premio Mondello, fino al Teatro Biondo, sono tutte accomunate da un’elevata complessità. «I percorsi, le difficoltà, i compagni di cordata e quelli di disavventura sono sempre stati difficili da individuare. A Palermo la tortuosità è una caratteristica della viabilità delle iniziative, anche culturali». Eppure, secondo Puglisi, esistono alcuni principi non negoziabili: «Servono determinazione, trasparenza delle intenzioni e dei comportamenti, correttezza nella gestione dei processi e la coscienza che tu devi sempre rendere conto a te stesso, innanzitutto, ma anche a chi ti ha delegato e alla città».

Il rapporto con la città passa inevitabilmente dalla rigenerazione degli spazi. Palazzo Branciforte e Villa Zito non sono solo contenitori culturali, ma veri e propri attivatori urbani. Puglisi evita giudizi tranchant, ma rivendica il valore di quei processi: «Palermo è una città difficile. Ma credo che abbia compreso queste opere e, soprattutto, le viva». Palazzo Branciforte, in particolare, «ha ridato un quartiere di Palermo, restituendogli vitalità e dignità». Un effetto domino che ha contribuito anche al recupero di Palazzo Lampedusa, completando un sistema culturale capace di incidere sul tessuto urbano.

Lo sguardo lungo è un altro tratto distintivo del suo operato. Dal riconoscimento UNESCO del sito arabo-normanno al rilancio del Teatro Biondo come teatro pubblico, Puglisi ha sempre lavorato su orizzonti temporali ampi. «Il percorso arabo-normanno è stato un’impresa internazionale, non affrontabile con i paraocchi del localismo». E riconosce il ruolo delle istituzioni cittadine: «Dobbiamo dare atto al sindaco Orlando di essere stato pienamente disponibile». Sul Teatro Biondo il bilancio è netto: «È stato difficile mettere in riga una struttura nata con l’animo del volontariato, ma oggi è una realtà viva, consapevole del proprio ruolo e del suo potere di incisività culturale». Ma lo sguardo è già avanti: una vera scuola di teatro a Palermo, autonoma, di alto livello, capace di dialogare con Torino, Genova e l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. E poi il Mediterraneo: «Il Teatro di Palermo deve aprirsi alle grandi realtà teatrali della costa nord dell’Africa e del sud dell’Europa».

Al centro, sempre, i giovani. «Sono l’anima di tutto questo». Ma Puglisi rifugge le semplificazioni: «Non bastano le buone intenzioni. Serve un cambio di passo nelle strategie di sviluppo, negli investimenti, nella visione». Ricorda il ’68, le contestazioni, i sogni di un’università diversa. «Oggi è cambiata, non sempre come la sognavamo. Ma per la parte che mi compete, ho sempre cercato di superare ciò che da giovane denunciavo». Se c’è una soddisfazione che rivendica senza esitazioni, è il rapporto con gli studenti: «Il rispetto dei colleghi, l’amore del mondo della cultura, ma soprattutto l’affetto e il rispetto dei giovani, di quelli di ieri e di oggi».

Il Premio del Forum delle Associazioni Palermo arriva così come una sintesi naturale di una vita spesa a credere nella Sicilia non come periferia, ma come centro possibile. Una terra su cui scommettere, da mettere sotto i riflettori non per indulgenza, ma per responsabilità. Perché, come insegna il Professore Giovanni Puglisi, la cultura non è ornamento: è un atto civile.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI