Gli iconici occhiali da sole, il pianoforte e i dischi: il nuovo trailer del film su Battiato
Esce al cinema con un evento speciale per Nexo Studios ed è disseminato di riferimenti alla carriera del maestro che hanno già catalizzato l’attenzione dei fan
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C’è un nuovo trailer per "Franco Battiato – Il lungo viaggio", il film sul cantautore di Milo che esce al cinema con un evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio per Nexo Studios. Ed è disseminato di riferimenti alla carriera di Battiato che hanno già catalizzato l’attenzione dei fan e degli estimatori più intransigenti.
Nelle nuove immagini, vediamo gli iconici, ingombranti occhiali da sole (“C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero”, cantava Battiato in “Bandiera bianca”) à la Steve McQueen che il cantautore sfoggiava nei servizi fotografici a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, vediamo il pianoforte su cui compose tanti dei suoi successi, ma soprattutto le copertine dei dischi che hanno segnato le fasi più importanti della sua carriera: da “Fetus” (1972) a “Patriots” (1980) e “La voce del padrone” (1981), dalla storica fotografia di Battiato da piccolo che sta sulla copertina di “Fisiognomica” (1988) a “Caffè de la Paix” (1993) e “L’imboscata” (1996).
Ancora, il palermitano Dario Aita, che nel film interpreta proprio Battiato, nella scena successiva sfoggia il papacha à la Gurdjieff che il cantautore indossava spesso nel periodo a cavallo fra “L’Egitto prima delle sabbie” e “L’era del cinghiale bianco”, i dischi di fine anni Settanta che segnarono il suo passaggio dalla sperimentazione al cantautorato.
Per il film, diretto da Renato De Maria, Aita ha cambiato un look dopo l’altro: dai capelli ricci voluminosissimi che Battiato sfoggiava nella sua fase elettronica alla chioma da pensatore, quasi Battistiana, con cui appariva in pubblico a metà anni Ottanta.
Il nuovo trailer è anche l’occasione per vedere le prime immagini di Elena Radonicich – che nel film interpreta la scrittrice e amica di Battiato, Fleur Jaeggy – mentre a una festa a inizio anni Settanta si complimenta per il titolo del primo LP, “Fetus”, Simona Malato – che nel film è la madre di Battato, Grazia Patti – mentre accompagna il figlio con le valigie per le strade di Milano, e per dare un’occhiata velocissima al giovanissimo attore palermitano Francesco Giulio Cerilli, che nel film interpreterà Franco Battiato da ragazzo.
«È possibile che la nostra esistenza, quello per cui viviamo, sia solo questo», dice il personaggio di Battiato a metà del trailer, lasciando immaginare che la natura del film di Renato De Maria sia più introspettiva di altri biopic.
Del resto, il titolo stesso scelto per l’opera – prodotta da Casta Diva Pictures e Rai Fiction, e che infatti dopo la sala cinematografica approderà su Rai Uno – arriva da un brano di “Mondi lontanissimi”, l’apertura del disco, “Via lattea”.
Qui Battiato cantava di un "equipaggio sperimentale che si prepara al lungo viaggio" – e considerando la filosofia di vita del cantautore di Milo, ricca d’influenze orientali e mistico-esoteriche – è difficile non immaginare la natura di questa metafora: l’uomo “sbarca” nella nostra dimensione quando nasce, attraversa la vita come un viandante, e quando il “lungo viaggio” termina, rientra nel “satellite artificiale” descritto nella canzone.
Nelle nuove immagini, vediamo gli iconici, ingombranti occhiali da sole (“C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero”, cantava Battiato in “Bandiera bianca”) à la Steve McQueen che il cantautore sfoggiava nei servizi fotografici a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, vediamo il pianoforte su cui compose tanti dei suoi successi, ma soprattutto le copertine dei dischi che hanno segnato le fasi più importanti della sua carriera: da “Fetus” (1972) a “Patriots” (1980) e “La voce del padrone” (1981), dalla storica fotografia di Battiato da piccolo che sta sulla copertina di “Fisiognomica” (1988) a “Caffè de la Paix” (1993) e “L’imboscata” (1996).
Ancora, il palermitano Dario Aita, che nel film interpreta proprio Battiato, nella scena successiva sfoggia il papacha à la Gurdjieff che il cantautore indossava spesso nel periodo a cavallo fra “L’Egitto prima delle sabbie” e “L’era del cinghiale bianco”, i dischi di fine anni Settanta che segnarono il suo passaggio dalla sperimentazione al cantautorato.
Per il film, diretto da Renato De Maria, Aita ha cambiato un look dopo l’altro: dai capelli ricci voluminosissimi che Battiato sfoggiava nella sua fase elettronica alla chioma da pensatore, quasi Battistiana, con cui appariva in pubblico a metà anni Ottanta.
Il nuovo trailer è anche l’occasione per vedere le prime immagini di Elena Radonicich – che nel film interpreta la scrittrice e amica di Battiato, Fleur Jaeggy – mentre a una festa a inizio anni Settanta si complimenta per il titolo del primo LP, “Fetus”, Simona Malato – che nel film è la madre di Battato, Grazia Patti – mentre accompagna il figlio con le valigie per le strade di Milano, e per dare un’occhiata velocissima al giovanissimo attore palermitano Francesco Giulio Cerilli, che nel film interpreterà Franco Battiato da ragazzo.
«È possibile che la nostra esistenza, quello per cui viviamo, sia solo questo», dice il personaggio di Battiato a metà del trailer, lasciando immaginare che la natura del film di Renato De Maria sia più introspettiva di altri biopic.
Del resto, il titolo stesso scelto per l’opera – prodotta da Casta Diva Pictures e Rai Fiction, e che infatti dopo la sala cinematografica approderà su Rai Uno – arriva da un brano di “Mondi lontanissimi”, l’apertura del disco, “Via lattea”.
Qui Battiato cantava di un "equipaggio sperimentale che si prepara al lungo viaggio" – e considerando la filosofia di vita del cantautore di Milo, ricca d’influenze orientali e mistico-esoteriche – è difficile non immaginare la natura di questa metafora: l’uomo “sbarca” nella nostra dimensione quando nasce, attraversa la vita come un viandante, e quando il “lungo viaggio” termina, rientra nel “satellite artificiale” descritto nella canzone.
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