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Guaritore per alcuni, ciarlatano per altri: il misterioso "ciraulu", affascina ancora oggi

Pare che il "talento" dei ciravoli si manifestasse soprattutto in chi era nato in alcune date particolari: la notte tra il 24 e il 25 gennaio e quella tra il 28 e il 29 giugno

Vanessa Motta
Guida turistica
  • 3 maggio 2022

Gli elenchi telefonici sono ormai scomparsi dalle nostre case, non sarà tuttavia difficile, magari con una rapida ricerca in internet, rendersi conto di quanto sia diffuso, in Sicilia, il cognome “Ciravolo”. Presente in tutte le province, si tratta, quasi sicuramente, di uno dei tanti cognomi inizialmente derivati dalla ‘nciùria (il soprannome) di un antenato della famiglia che lo porta.

Il “ciravolo” (u ciraulo), infatti, è una delle figure più affascinanti della nostra tradizione, un mestiere antico, oggi scomparso, la cui suggestiva memoria è ricca di misteri. Si trattava di guaritori dotati di capacità decisamente fuori dal comune: pare riuscissero a curare il morso velenoso della vipera, oltre che di altri serpenti o insetti. I loro strumenti non somigliavano per nulla a quelli della moderna medicina alla quale siamo abituati, il loro potere era quasi soprannaturale; al ciraulu bastava applicare la propria saliva, o addirittura soltanto la propria mano, sulla parte lesa per neutralizzare completamente l’effetto del veleno.
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Anche loro avevano delle formule, ma non si trattava di infusi o pozioni, quanto di preghiere o, più precisamente di “scongiuri”. Le parole da recitare erano segrete, tramandate solo di padre in figlio, da primogenito a primogenito, come si pensava fosse ereditato anche il dono vero e proprio. Questa figura misteriosa, secondo i racconti, conosceva anche le erbe spontanee e sapeva utilizzarle, i campi per lui non avevano segreti. Non si trattava soltanto di un taumaturgo, infatti, egli riusciva talvolta a predire il futuro come un vero e proprio indovino.

Inoltre, tra i suoi inspiegabili talenti, spiccava quello di sapere incantare gli animali, non solo i serpenti; gli bastava, per esempio, sbattere in terra il bastone o pronunciare una litania sottovoce, per calmare un cane rabbioso. Le tradizioni popolari locali, in tutte le regioni mediterranee, sono ricche di guaritori e incantatori di serpenti, in Sicilia però la magia incontra la fede, così qui, i “ciravoli” si considerano discendenti diretti di San Paolo (Paolo di Tarso).

Il non temere i serpenti, come il non essere temuti da loro, e il talento nello sconfiggere la mortalità dei veleni, si manifestava (si dice) soprattutto in chi era nato in alcune date particolari: la notte tra il 24 e il 25 gennaio e quella tra il 28 e il 29 giugno.

Si tratta rispettivamente dei giorni della conversione e del martirio di San Paolo. Il legame con il santo nasce, originariamente, in riferimento a un episodio riportato nel capitolo ventotto degli Atti degli Apostoli: Paolo, sopravvissuto ad un naufragio, si trova a Malta, quando una vipera gli morde la mano. Secondo il racconto biblico, lui, prodigiosamente, non accusa alcuna conseguenza.

A Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, uno dei luoghi dove la devozione a San Paolo è ancora particolarmente sentita, nonché paese di origine di molti ciravoli del passato, in tanti hanno narrato di come il santo avesse concesso il dono per ricompensare l’ospitalità ricevuta durante il suo passaggio in Sicilia. Qui, fino ai primi del Novecento, durante la tradizionale processione, i sampaolari (così venivano anche chiamati i ciravoli) sfilavano per le strade seminudi, con una vipera in mano o addirittura portando un vassoio pieno di rettili.

In questo modo, i ciravoli, raccoglievano le offerte per il santo (rametti di lavanda o uova che poi venivano vendute all’asta) e, raggiunta la chiesa alla fine della processione, deponevano ai piedi dell’altare i rettili, ormai innocui grazie al loro incanto. Dopo la funzione religiosa, i serpenti, che si erano aggirati indisturbati per le navate, tra la gente, venivano finalmente liberati nelle campagne.

Investigando sull’identità dei guaritori, stupisce che la parola “ciravolo” (e le versioni simili come ceravolo o ceraolo) venga spiegata, in alcuni antichi dizionari siciliani, con il significato di “girovago” o addirittura di “ciarlatano”. Esiste tuttavia una spiegazione legata alle dinamiche sociali: u ciraulu, si spostava spesso da un paese a un altro, offrendo i suoi servizi, di guaritore e indovino, anche durante le feste e le fiere.

Spesso ammaliava i ragazzini, che si radunavano nelle piazze al suo arrivo, mostrando la sua abilità nel maneggiare i serpenti e permettendo ai rettili, che normalmente suscitano una istintiva paura ai più, di strisciare e aggrovigliarsi liberamente sotto la sua camicia. L’alone di mistero e l’inquietudine dei contadini davanti a ciò che non riuscivano a spiegare, provocavano un misto di timore e riverenza nei confronti delle doti fenomenali del guaritore. In effetti, però, guardando alle origini della medicina, la pratica di catturare i serpenti, da sempre simbolo di rinascita per la loro capacità di mutare la propria pelle, per utilizzare il loro veleno come cura, è sempre stata molto diffusa.

Incuriosisce quanto, l’immagine del ciravolo, magari mentre impugna il suo bastone da viandante, lo stesso che usava per ammansire le creature, con il suo serpente attorcigliato a un braccio, riporti alla mente il bastone di Asclepio, l’antico simbolo greco associato alla medicina.
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