CINEMA E TV
Ha l'Isola nel nome, in scena e sul set: "Sogno che il cinema mostri la bella Sicilia"
Porta spesso la sua "sicilianità" nei personaggi che ha interpretato, lasciando che quel mondo di voci, colori, odori e memorie diventasse parte e della sua arte

Antonio Catania
Dagli esordi con Gabriele Salvatores nei film Marrakech Express e Mediterraneo, fino alle commedie come "Benvenuti al Sud" e "La peggior settimana della mia vita", ha interpretato ruoli ironici e intensi.
A teatro ha lavorato con registi come Elio De Capitani, portando in scena classici e testi contemporanei con grande sensibilità attoriale.
C’è qualcosa di profondamente autentico in Antonio Catania. Un tratto che attraversa il suo modo di parlare, di raccontare, di ricordare. Forse è quella timidezza originaria, che da ragazzo lo rendeva restio a esporsi e che poi, una volta superata, ha fatto sbocciare un interprete capace di emozionare con naturalezza.
O forse è quel legame viscerale con la sua terra, la Sicilia, che torna sempre – nei suoi racconti, nei suoi pensieri, nelle sue idee di cinema e di vita.
Nato ad Acireale, Antonio Catania ha portato spesso la sua "sicilianità" nei personaggi che ha interpretato, lasciando che quel mondo fatto di voci, colori, odori e memorie diventasse parte integrante della sua arte.
«La prima volta che mi sono esibito, è stata una scoperta», racconta. «Ero molto timido da ragazzo, ma salire sul palco mi ha disinibito. Ho capito che avevo delle cose dentro, che forse non conoscevo nemmeno io. Quelle cose erano tutto ciò che avevo immagazzinato ad Acireale, nel mio paese: la piazza, l’opera dei pupi, i personaggi strani del paese.
Era un mondo colorato, pieno di odori, di voci. Mia nonna andava al mercato e io ascoltavo, osservavo, assorbivo tutto senza rendermene conto. Avevo sei anni, ma quella Sicilia lì è rimasta con me per sempre».
Un legame che non è solo memoria, ma visione. Antonio Catania sogna un cinema che racconti anche il volto bello e produttivo dell’isola.
«Mi piacerebbe fare un film sulle eccellenze siciliane. Basta mafia, basta cliché. Ci sono aziende, persone, famiglie che hanno costruito con fatica qualcosa di importante. Penso al settore del vino, per esempio, nella zona dell’Etna: ci sono vigne straordinarie, come quelle del Nerello Mascalese.
Mi piacerebbe raccontare la storia di una famiglia che lavora la terra, che produce vino. E poi il passaggio generazionale, quando i figli si trovano davanti alla scelta: continuare o andare via. È un tema vero, attuale, che riguarda tante realtà artigianali della nostra isola».
La Sicilia è anche diventata un set naturale sempre più ambito da produzioni italiane e internazionali. Il suo fascino è potente, primordiale, cinematografico.
Ma qual è, secondo Catania, il vero punto di forza dell’isola? «La gente. In Sicilia c’è qualcosa di unico, un impatto emotivo immediato. L’ospitalità, l’umanità. In altri luoghi la gente è più diffidente, qui si dà anima e corpo.
E poi il ritmo: più lento, più vero. Il clima, il cibo. In Italia si mangia bene ovunque, certo, ma la Sicilia è unica. Non a caso tanti stranieri che vengono qui per una vacanza poi decidono di restare.
Comprano casa, si fermano. È una terra che ti cattura». Ma non è tutto così semplice. Lavorare stabilmente in Sicilia, per chi fa cinema o teatro, resta una sfida. «Sarebbe bello formare giovani attori, avviare una produzione artistica tutta mia - confida Catania- ma è complicato. La Sicilia è meravigliosa per viverci da pensionato o per venirci in vacanza, ma intraprendere da fuori, lavorarci in modo stabile, è molto difficile. Ci abbiamo provato, io e mia moglie, ma non ce l’abbiamo fatta.
C’è anche una mentalità complicata. I ragazzi spesso pensano di avere tutto e subito, senza sacrificio. Invece per fare questo mestiere ci vuole dedizione assoluta, passione, ostinazione. Bisogna crederci a tutti i costi». Nonostante le difficoltà, la Sicilia continua a ispirarlo. E non solo nella carriera: è anche un luogo dell’anima.
«Ci sono tanti posti a cui sono affezionato. Uno in particolare era molto spartano: niente luce, niente acqua. Dovevi guadagnartela, la vacanza. Ma era bellissimo. Per un mese ci stavi, poi diventava dura. Ma da turista era un privilegio. Pantelleria è un altro luogo speciale. Mi rendo conto che nella mia testa, per il futuro, c’è un’isola. Un’isola come immagine, come rifugio, come orizzonte».
Catania è un uomo gentile, diretto, mai sopra le righe. Un attore che non ama i clamori, ma che nel tempo si è fatto amare dal pubblico con la forza silenziosa del talento vero. Generoso, disponibile, sensibile.
Uno di quelli che non cercano la ribalta a tutti i costi, ma che la meritano. E oggi? Cosa bolle in pentola? «Ci sono progetti appena conclusi e altri che stanno per partire. Un film, forse una serie. Le cose si stanno muovendo».
Lo dice con un sorriso lieve, come a non voler svelare troppo, ma con la certezza di chi, anche dopo anni di carriera, non ha perso la curiosità, né l’entusiasmo. Antonio Catania è così: con un piede nel teatro e l’altro nella sua terra.
Con lo sguardo di chi sa vedere la bellezza anche dove è nascosta. Con il cuore, sempre, rivolto a Sud.
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