Il Capodanno a Palermo nella Belle Époque: il (ricco) menu che conquistò Franca Florio
La notte di Capodanno del 1908 fu però per i Florio un breve momento di spensieratezza, mentre nubi nere si profilavano già all’orizzonte. Ecco le ricette
La Palermo Felicissima era quella dei gentiluomini in cilindro e catena d’oro e delle dame dagli ampi cappelli, dai corsetti e dagli abiti con i vitini di vespa. In questo mondo dorato, aristocratici e ricchi borghesi (industriali, banchieri, uomini di legge, professionisti) condividevano i medesimi passatempi e gli stessi divertimenti: le giornate trascorrevano piacevolmente tra ricevimenti e te, pranzi e pomeriggi danzanti, passeggiate in carrozza alla marina e in via Libertà, nei viali fiancheggiati da platani e glicini che fiorivano in primavera.
Nei saloni degli antichi palazzi nobiliari si svolgevano i balli, le recite in costume, le pantomime, le quadriglie… . La duchessa dell’Arenella nel suo palazzo in piazza Valverde ogni settimana riceveva uno ristretto gruppo di amici per incontri musicali: si suonava, si cantavano romanze brani di opere e operette. Fra le case dell’aristocrazia la più splendida era palazzo Butera dei principi di Trabia: le pareti erano coperte di dorature e gli arazzi erano ricamati con perle. C’erano inoltre il magnifico palazzo dei principi di Baucina, un tempo Palazzo Cattolica (distrutto da un incendio e poi ricostruito); il palazzo del principe di Torremuzza; il palazzo dei principi di Gangi in piazza Croce dei Vespri, il palazzo dei marchesi Ugo delle Favare a Piazza Bologni.
A tanta mondanità si aggiungeva anche La primavera siciliana, manifestazione dell’alta società - nata da una felice intuizione di Vincenzo Florio - che vedeva il suo avvio il 13 gennaio 1906. Nel nutrito calendario della manifestazione erano previsti: corso dei fiori, sfilate di carri allegorici, veglioni e balli in maschera e soprattutto gare sportive di ogni genere. In occasione di feste, balli e ricevimenti la nobiltà spalancava le porte del proprio palazzo: si stendevano sui pavimenti una moltitudine di tappeti; si ingaggiavano una trentina di musici; si distribuivano in ogni stanza i valletti e i servitori.
Ogni evento era un avvenimento dai toni fiabeschi e costava una fortuna. Il ballo si componeva di solito di tre parti: il ballo vero e proprio, il cotillon (una sorta di quadriglia che si concludeva con la distribuzione di piccoli doni ai partecipanti) e il pranzo. Per il cotillon si preparavano archi fioriti sotto i quali si danzava con figure diverse, mentre lo champagne scorreva a fiumi. Seguivano sontuosi pranzi di gala, con lunghe tavolate imbandite con preziose tovaglie di Fiandra, calici di cristallo sui quali era inciso il blasone di famiglia, alzate di porcellana francese, candelabri d’argento e posate d’oro.
I menu comprendevano raffinate pietanze, spesso dall’altisonante nome francese, preparate nelle grandi cucine del palazzo dal Monsù, il capocuoco della Casa. Il 31 gennaio 1906 ci fu serata danzante all’Excelsior Palace: il ricevimento venne inaugurato alle 23 con la marcia reale, ad aprire le danze furono Franca Florio e il principe di Deliella, Giulia Trabia con il marchese della Cerda. Dopo il cotillon, venne rappresentata una messinscena con una specie di grande cucina economica e grandi caldaie di minestra che venne distribuita in piattini della Ceramica Florio.
La minestra si rivelò in realtà un dolce di pasta reale, un dono di Franca Florio a tutte le signore presenti. Una settimana dopo fu la volta del Veglione al teatro Politeama; seguiva il “ballissimo” di Villa Igiea e il ballo in maschera del 26 febbraio; poi tutta una serie di inviti e ricevimenti a Palazzo Butera dai Lanza di Trabia, a Villa Malfitano dai Whitaker, all’Olivuzza dai Florio… . A marzo in Casa Mazzarino la contessa Luisa organizzò un ballo per i bambini. La mondanità cittadina negli anni seguenti proseguì a pieno ritmo. Nei saloni delle feste, durante i ricevimenti, andavano di moda i Tableau Vivant: gentiluomini e dame, immobili nei costumi richiesti dalla parte, cercavano di somigliare il più possibile al quadro cui ci si ispirava, in una finzione scenica perfetta.
Il 1908 si preannunziò a Palermo con un grande movimento di forestieri, incuriositi dagli echi della Primavera Siciliana. La notte tra il 31 dicembre 1907 e l’1 gennaio 1908 i Florio sono a Casa Mazzarino, per trascorrere un Capodanno Luculliano. Ecco cosa scrive Franca nel suo diario: "Palermo, 1 gennaio 1908; Ieri sera capodanno luculliano a Casa Mazzarino. Abbiamo mangiato benissimo: maccheroni all’antica, frittura palermitana, patè di fagiano, polli pepati in broche, souflè d’Avila, salade Rachel, un mare di dolci e poi frutta esotica e champagne a volontà. I balli sono durati fino all’alba. Più di una ho visto dormire sulle sedie, altri sparire per riaffacciarsi dopo un’ora, altri sudatissimi spogliarsi. I latini dicevano: una volta l’anno è concesso fare pazzie. E siamo al primo giorno…” .
Il 1908 si sarebbe rivelato un anno non bello per i Florio: avrebbero perso la Navigazione Generale Italiana e i passivi nei conti sarebbero aumentati a dismisura; inoltre il 9 febbraio improvvisamente verso mezzanotte un incendio avrebbe distrutto un’intera ala del loro palazzo all’Olivuzza. Sarebbero andati perduti quasi tutti i gioielli di Giovanna D’Ondes Trigona. Una sola e unica gioia avrebbe riservato il destino ai Florio nel 1908: in autunno Franca si sarebbe accorta di essere incinta e nell’aprile del 1909 sarebbe nata la quinta e ultima figlia, Giulia. Il 27 dicembre 1908 si sarebbe invece verificata un’immane catastrofe: il disastroso terremoto di Messina.
Malgrado il tracollo finanziario, donna Franca, e il marito sarebbero salpati da Palermo con lo yacht "Sultana", carico di indumenti, cibo e medicine, per portare aiuto ai sopravvissuti. La notte di Capodanno del 1908 fu però per i Florio un breve momento di spensieratezza, mentre nubi nere si profilavano già all’orizzonte: il crack del loro impero economico lentamente si avvicinava.
LE RICETTE
Menù Maccheroni all’antica Frittura palermitana Patè di fagiano Polli pepati in broche Souflè d’Avila Salad Rachel Dolci, frutta, champagne.
MACCHERONI ALL’ANTICA per 6 persone: 500 g di pasta per pâté; 300 g di maccheroni; 150 g di fegato grasso d'oca; 2 tartufi; 50 g di parmigiano grattugiato; 4 dl di salsa al madera. Rivestire uno stampo per il timballo con la pasta per patè e farla cuocere a vuoto. A parte preparare il seguente composto: maccheroni cotti al dente e poi legati con la salsa al madera, mescolati al fegato grasso, ed ai tartufi trinciati in julienne grossolana. Spolverare il tutto con formaggio e lasciar raffreddare quasi completamente. Tolta la forma di pasta per timballo dal forno, lasciarla raffreddare. Riempirla poi con il composto sopra descritto (badando che sia ben freddo altrimenti la pasta perderebbe la sua forma). Ricoprire il timballo con una rondella di pasta e saldarla bene lungo i bordi. Mettere in forno e cuocere per circa 40 min., a temperatura elevata; sformare rovesciando lo stampo sopra un piatto di portata. Servire con salsa madera.” (Da H. P. Pellprat, L’arte della cucina moderna)
FRITTURA PALERMITANA: “Fritto misto: Tripudio di dorati zucchini, patatine, croquettes, panzerotti, melenzane, palline di cervello, polpettine”.(Da P. Benesichi, Scusate la polvere).
SALAD RACHEL: Prendete la stessa quantità di gambi di sedano, fondi di carciofi crudi, tartufi, patate e asparagi, tutto tranne gli ultimi tagliati a julienne, unire all’insalata la maionese. (Da G.A. Escoffier, Guida alla cucina moderna)
Nei saloni degli antichi palazzi nobiliari si svolgevano i balli, le recite in costume, le pantomime, le quadriglie… . La duchessa dell’Arenella nel suo palazzo in piazza Valverde ogni settimana riceveva uno ristretto gruppo di amici per incontri musicali: si suonava, si cantavano romanze brani di opere e operette. Fra le case dell’aristocrazia la più splendida era palazzo Butera dei principi di Trabia: le pareti erano coperte di dorature e gli arazzi erano ricamati con perle. C’erano inoltre il magnifico palazzo dei principi di Baucina, un tempo Palazzo Cattolica (distrutto da un incendio e poi ricostruito); il palazzo del principe di Torremuzza; il palazzo dei principi di Gangi in piazza Croce dei Vespri, il palazzo dei marchesi Ugo delle Favare a Piazza Bologni.
A tanta mondanità si aggiungeva anche La primavera siciliana, manifestazione dell’alta società - nata da una felice intuizione di Vincenzo Florio - che vedeva il suo avvio il 13 gennaio 1906. Nel nutrito calendario della manifestazione erano previsti: corso dei fiori, sfilate di carri allegorici, veglioni e balli in maschera e soprattutto gare sportive di ogni genere. In occasione di feste, balli e ricevimenti la nobiltà spalancava le porte del proprio palazzo: si stendevano sui pavimenti una moltitudine di tappeti; si ingaggiavano una trentina di musici; si distribuivano in ogni stanza i valletti e i servitori.
Ogni evento era un avvenimento dai toni fiabeschi e costava una fortuna. Il ballo si componeva di solito di tre parti: il ballo vero e proprio, il cotillon (una sorta di quadriglia che si concludeva con la distribuzione di piccoli doni ai partecipanti) e il pranzo. Per il cotillon si preparavano archi fioriti sotto i quali si danzava con figure diverse, mentre lo champagne scorreva a fiumi. Seguivano sontuosi pranzi di gala, con lunghe tavolate imbandite con preziose tovaglie di Fiandra, calici di cristallo sui quali era inciso il blasone di famiglia, alzate di porcellana francese, candelabri d’argento e posate d’oro.
I menu comprendevano raffinate pietanze, spesso dall’altisonante nome francese, preparate nelle grandi cucine del palazzo dal Monsù, il capocuoco della Casa. Il 31 gennaio 1906 ci fu serata danzante all’Excelsior Palace: il ricevimento venne inaugurato alle 23 con la marcia reale, ad aprire le danze furono Franca Florio e il principe di Deliella, Giulia Trabia con il marchese della Cerda. Dopo il cotillon, venne rappresentata una messinscena con una specie di grande cucina economica e grandi caldaie di minestra che venne distribuita in piattini della Ceramica Florio.
La minestra si rivelò in realtà un dolce di pasta reale, un dono di Franca Florio a tutte le signore presenti. Una settimana dopo fu la volta del Veglione al teatro Politeama; seguiva il “ballissimo” di Villa Igiea e il ballo in maschera del 26 febbraio; poi tutta una serie di inviti e ricevimenti a Palazzo Butera dai Lanza di Trabia, a Villa Malfitano dai Whitaker, all’Olivuzza dai Florio… . A marzo in Casa Mazzarino la contessa Luisa organizzò un ballo per i bambini. La mondanità cittadina negli anni seguenti proseguì a pieno ritmo. Nei saloni delle feste, durante i ricevimenti, andavano di moda i Tableau Vivant: gentiluomini e dame, immobili nei costumi richiesti dalla parte, cercavano di somigliare il più possibile al quadro cui ci si ispirava, in una finzione scenica perfetta.
Il 1908 si preannunziò a Palermo con un grande movimento di forestieri, incuriositi dagli echi della Primavera Siciliana. La notte tra il 31 dicembre 1907 e l’1 gennaio 1908 i Florio sono a Casa Mazzarino, per trascorrere un Capodanno Luculliano. Ecco cosa scrive Franca nel suo diario: "Palermo, 1 gennaio 1908; Ieri sera capodanno luculliano a Casa Mazzarino. Abbiamo mangiato benissimo: maccheroni all’antica, frittura palermitana, patè di fagiano, polli pepati in broche, souflè d’Avila, salade Rachel, un mare di dolci e poi frutta esotica e champagne a volontà. I balli sono durati fino all’alba. Più di una ho visto dormire sulle sedie, altri sparire per riaffacciarsi dopo un’ora, altri sudatissimi spogliarsi. I latini dicevano: una volta l’anno è concesso fare pazzie. E siamo al primo giorno…” .
Il 1908 si sarebbe rivelato un anno non bello per i Florio: avrebbero perso la Navigazione Generale Italiana e i passivi nei conti sarebbero aumentati a dismisura; inoltre il 9 febbraio improvvisamente verso mezzanotte un incendio avrebbe distrutto un’intera ala del loro palazzo all’Olivuzza. Sarebbero andati perduti quasi tutti i gioielli di Giovanna D’Ondes Trigona. Una sola e unica gioia avrebbe riservato il destino ai Florio nel 1908: in autunno Franca si sarebbe accorta di essere incinta e nell’aprile del 1909 sarebbe nata la quinta e ultima figlia, Giulia. Il 27 dicembre 1908 si sarebbe invece verificata un’immane catastrofe: il disastroso terremoto di Messina.
Malgrado il tracollo finanziario, donna Franca, e il marito sarebbero salpati da Palermo con lo yacht "Sultana", carico di indumenti, cibo e medicine, per portare aiuto ai sopravvissuti. La notte di Capodanno del 1908 fu però per i Florio un breve momento di spensieratezza, mentre nubi nere si profilavano già all’orizzonte: il crack del loro impero economico lentamente si avvicinava.
LE RICETTE
Menù Maccheroni all’antica Frittura palermitana Patè di fagiano Polli pepati in broche Souflè d’Avila Salad Rachel Dolci, frutta, champagne.
MACCHERONI ALL’ANTICA per 6 persone: 500 g di pasta per pâté; 300 g di maccheroni; 150 g di fegato grasso d'oca; 2 tartufi; 50 g di parmigiano grattugiato; 4 dl di salsa al madera. Rivestire uno stampo per il timballo con la pasta per patè e farla cuocere a vuoto. A parte preparare il seguente composto: maccheroni cotti al dente e poi legati con la salsa al madera, mescolati al fegato grasso, ed ai tartufi trinciati in julienne grossolana. Spolverare il tutto con formaggio e lasciar raffreddare quasi completamente. Tolta la forma di pasta per timballo dal forno, lasciarla raffreddare. Riempirla poi con il composto sopra descritto (badando che sia ben freddo altrimenti la pasta perderebbe la sua forma). Ricoprire il timballo con una rondella di pasta e saldarla bene lungo i bordi. Mettere in forno e cuocere per circa 40 min., a temperatura elevata; sformare rovesciando lo stampo sopra un piatto di portata. Servire con salsa madera.” (Da H. P. Pellprat, L’arte della cucina moderna)
FRITTURA PALERMITANA: “Fritto misto: Tripudio di dorati zucchini, patatine, croquettes, panzerotti, melenzane, palline di cervello, polpettine”.(Da P. Benesichi, Scusate la polvere).
SALAD RACHEL: Prendete la stessa quantità di gambi di sedano, fondi di carciofi crudi, tartufi, patate e asparagi, tutto tranne gli ultimi tagliati a julienne, unire all’insalata la maionese. (Da G.A. Escoffier, Guida alla cucina moderna)
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