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Il (nuovo) sacco di Palermo: fermiamo il degrado, salviamo il Parco di Villa Turrisi

Su Villa Turrisi è in corso da anni un'intensa attività da parte di cittadini ed associazioni perché possa diventare un parco della città fruibile a tutti. E adesso ci si mette anche il Tar

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 22 dicembre 2020

Area tra Via Leonardo da Vinci e Via Raffaello Politi dell'ex tracciato ferroviario Palermo-Camporeale dove sorgerà la Greenway.

La scorsa settimana il TAR dà ragione ai proprietari e toglie il vincolo su una delle poche aree verdi di Palermo sopravvissute al sacco di Palermo, il polmone che risponde al nome di Parco Villa Turrisi.

Quest’area era sotto vincolo della sovrintendenza in quanto parte del canale di Passo di Rigano. Ora, siccome il canale è stato interrato, dice il Tribunale Amministrativo di Palermo non c’è più niente da tutelare.

Lo dico in modo più semplice, siccome ormai il fiume lo avete fatto diventare il canale di scarico della fogna, perché non trasformare in fogna anche le sponde e la residua vegetazione?

Tecnicamente si chiama "adeguamento al peggio", l'arte palermitana descritta da Roberto Alajmo, che consente di allinearci, a noi palermitani, sempre alla peggiore delle possibilità. È il modus operandi che ha reso Palermo la città infelice che è e con il quale prima o poi dovremo fare i conti se non saremo deceduti prima. In questo caso una buona mano ce la dà il TAR.



Ricordo che su Villa Turrisi è in corso da anni una intensa attività da parte di cittadini ed associazioni perché possa diventare un parco della città fruibile a tutti. Questa determinazione del TAR renderà ancora più complesso il lavoro e l’impegno dei cittadini e delle associazioni.

Palermo è negli ultimi posti delle classifiche nazionali, in particolar modo per quanto riguarda la gestione del tempo libero e degli spazi comuni. Commentiamo annualmente le classifiche con crescente sgomento e rassegnazione.

Ecco, vorrei dire ai miei concittadini che siamo ultimi in quelle classifiche perché in circostanze come queste lasciamo che gli ultimi scampoli di verde cittadino possano essere oggetto di speculazione. Lasciamo che un tribunale amministrativo decida delle politiche della città.

Paghiamo oggi un conto salato per quella devastazione che è stato il sacco di Palermo, che ha prodotto cemento in ogni dove senza idee o controllo. Ecco, quando pensiamo a quanto sono state indegne le generazioni che ci hanno preceduto, consoliamoci con il fatto che potranno dire di noi lo stesso i nostri figli. Le residue aree verdi dovrebbero essere patrimonio della città, senza se e senza ma.

Ed invece ci troviamo oggi, nel totale silenzio degli enti preposti, degli amministratori locali, diciamolo della politica tutta, a commentare un sentenza che di fatto consente un’altra aggiunta di degrado dove invece sarebbe stato possibile l’acquisizione di queste aree da parte del Comune e la loro libera fruizione.

Io ho avviato la campagna che ha portato all’apertura di Parco Uditore. In quegli anni lavoravo all’estero e preso di entusiasmo ricordo che raccontai la vicenda ad alcuni amici lettoni.

Ascoltarono con interesse la storia dei cittadini che raccolgono firme, fanno petizioni, si attivano per l’apertura di un parco in città, bloccano il degrado. Poi alla fine del mio appassionato racconto semplicemente mi dicono: “Molto bello quanto dici. Ma veramente mi racconti che è necessario raccogliere firme per aprire un parco per bambini?”.

Mentre io mi felicitavo di una battaglia vinta, scoprivo che in altre parti del mondo l’apertura di un parco è solo un atto dovuto. A Palermo non è un atto dovuto. Allora vi invito a fare la vostra parte. Sollecitiamo sindaco, assessori e consiglieri comunali: fermiamo il degrado, facciamo nascere un nuovo parco in città.
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