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Il "paese fantasma" più grande della Sicilia: Poggioreale, dove tutto è rimasto sospeso

Il terremoto che colpì la Valle del Belice nel gennaio del 1968 lo distrusse quasi completamente. Le sue rovine lo rendono al contempo un'opera d'arte a cielo aperto

Balarm
La redazione
  • 3 dicembre 2020

Se cielo, natura nelle sue infine declinazioni e distruzione possono rappresentare insieme uno scenario che sembra arte fatta apposta, allora un solo luogo in Sicilia sintetizza tutto questo: Poggioreale Antica.

Tra scorci colorati a seconda delle stagioni e variazioni tra valli e montagne, la nostra Isola offre anche immagini insolite ed estremamente affascinanti che attirano già a distanza, soprattutto se non se ne conosce la storia.

Riconoscibile a colpo d’occhio per le sue rovine, il più grande "paese fantasma" dell’Isola, Poggioreale fu ribattezzato così all'indomani del terremoto del 1968 che colpì la Valle del Belice.

In quella infausta notte tra il 14 e 15 gennaio tutta la valle tremò e tra i paesi più colpiti, da subito riscontrato come non più agibile, ci fu proprio Poggioreale.

Ieri come oggi, attraverso gli scatti dell’epoca o le nuove immagini che ne registrano le fisiologiche evoluzioni ancora oggi raccolte dall’Associazione Poggioreale Antica, i ruderi del paesino del Trapanese raccontano, nel loro silenzioso ergersi, di uomini e donne che lì hanno lasciato tracce di esistenza.



Avvicinandosi alle rovine - che fino a qualche tempo fa erano accessibili ma che oggi, a causa di ulteriori crolli non lo sono più, in sicurezza - si percepisce un’energia sì spettrale ma anche suggestiva che, tra l’altro, ha ispirato nei decenni fotografi, video maker e registi.

Nel tempo il paese è stato, diciamo così, rifondato a poca distanza dal luogo originario con il nome di Poggioreale Nuova, ma non vi è dubbio che questi scheletri di case, le cui ferite ancora sanguinano, sono una presenza viva.

Distrutto per l’80 per cento, per l’eccezionalità di quanto è rimasto, è stato scelto per l’ambientazione di alcune scene di film famosi come “La piovra”, “L’uomo delle stelle”, “Malena” e “Cefalonia”.

Rimangono ancora leggibili l'impianto a scacchiera, il tracciato viario e il complesso degli edifici dei quali rimangono, in gran parte, i muri perimetrali.

Si possono individuare, inoltre, Corso Umberto I, definita dagli abitanti dell’epoca la "strata di la cursa", lungo la quale si affacciano i resti dei principali edifici: il Municipio, la scuola, l’ufficio postale, il teatro comunale, la chiesa di Sant’Antonio da Padova.

Dalla piazza Elimo si scorge ancora l’ampia gradinata che conduce alla chiesa Madre, di cui sono superstiti brani di muri perimetrali e l’alto campanile; resiste anche l’antica fonte Cannoli, al centro dello slargo omonimo.

«Ancora oggi - ci ha detto Giacinto Musso, presidente dell’Associazione Poggioreale Antica - noi monitoriamo con scatti e altre attività l’evoluzione di questo paese fantasma che rappresenta, a cielo aperto la storia della Valle del Bèlice e della Sicilia tutta. Una storia che non va dimenticata, semmai impiegata come testimonianza per le nuove generazioni».

Giungendo sul posto (ci si arriva percorrendo la strada statale 624 Palermo-Sciacca) non è consentito oltrepassare le recinzioni che circondano le rovine - che ricordiamo sono pericolanti e non poste in sicurezza - ma già dal di fuori, complice forse la natura, tra cielo e paesaggio, che fa da quinta eccezionale, le stesse macerie sembrano raccontare la storia che fu.

Tetti crollati, case sventrate, persiane penzolanti e poi ancora affreschi scrostati che compaiono dagli angoli aperti di chiese deturpate dalla forza della terra: lo scenario è al confine tra l’apocalisse e la rinascita.

Tra il grigio di quanto è crollato, la natura è tornata a farsi viva: una fitta vegetazione, infatti, sta lentamente riconquistando il suo spazio e portando nuova vita.

Rimasta ferma nel tempo Poggioreale Antica conserva le testimonianze dell’epoca in cui crollò ed è così che si trovano tracce di vecchie officine, botteghe dell’epoca fascista, frantoi dismessi e, non ultimo, un antico abbeveratoio che era il cosiddetto lavamuli.

In occasione del cinquantenario dal terremoto una grande mostra fotografica, di Maurizio D'Angelo, allestita presso il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo, ha raccontato l’anima di questa città fantasma insieme ad un video, che vi proponiamo, curato da Fabio Di Giorgi, dove le immagini rendono l’atmosfera che vi si respira oggi e momenti di quella notte che sconvolse la vita di molti siciliani, grazie a testimonianze di chi c'era.

Al momento questo può essere l’unico modo per scoprire cosa fu e cosa è oggi Poggioreale Antica, in attesa, si spera, che un giorno il posto, messo in sicurezza, possa tornare ad essere fruibile.
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