Il sacrificio di un poliziotto dimenticato nella Palermo del 1915: chi fu Diego Falletta
Oggi di lui ci resta poco più che la memoria, e una lapide a ricordare il sacrificio di questo coraggioso, e sfortunato, poliziotto palermitano. Vi raccontiamo la storia
Una locandina che ricorda Pietro Falletta (foto realizzata con AI)
Secondo regolamento, le sue funzioni erano: "mantenere l’ordine, la tranquillità e la sicurezza pubblica; vegliare sugli oziosi, vagabondi e mendicanti, donne di malaffare, giocatori e recidivi; ricercare i malfattori; intervenire negli incendi e simili avvenimenti". La delinquenza a Palermo, sia delinquenza organizzata che delinquenza spicciola, gioiva della guerra in atto. Perché il contrabbando e il mercato nero prosperavano, e lo Stato aveva altri pensieri, tutti rivolti al fronte.
E il controllo del territorio era ancora più difficile! Una sera di mezza estate a Palermo, era 30 giugno del 1915, Diego Falletta, una giovane guardia di città palermitana, passeggiava mentre non era in servizio nella borgata di Pallavicino. Una Pallavicino di allora che non era certamente quella che conosciamo oggi, sfigurata dal "sacco" edilizio degli anni successivi. Il toponimo del quartiere è legato all'antica casata feudale genovese dei Pallavicino, illustre famiglia di finanzieri giunta a Palermo poco dopo il 1630 dopo aver ottenuto l'investitura della contea delle Egadi dal sovrano Filippo IV di Spagna.
La via, la piazza e l’intera borgata sono intitolate all’abate Pietro Pallavicino, dei conti di Favignana. Nel 1717, l’abate aveva fondato una piccola chiesa intitolata alla Madonna della Atocha, che oggi costituisce la parrocchia del quartiere col nome di Maria SS. Addolorata (o Mater Dolorosa). Nel primo Novecento, Pallavicino era sì una borgata di villeggiatura e residenza signorile, legata alla sua storia nobiliare e religiosa, ma era anche un luogo di vaste campagne dove la delinquenza, come in tutte le campagne siciliane, prosperava.
Quel tardo pomeriggio del 1915, Diego Falletta, che dicevamo passeggiava per la borgata, udì dei colpi di fucile, o forse qualcuno lo chiamò per avvertirlo di una sparatoria in corso. Senza pensarci due volte, intervenne, trovandosi nel mezzo di un conflitto a fuoco, probabilmente tra bande rivali, in una città dove i morti ammazzati erano all’ordine del giorno. Mentre il Paese guardava al fronte, la città di Palermo continuava a essere teatro di una violenza criminale cruda, dove mafia, manutengoli, colletti bianchi e financo parti delle istituzioni “collaboravano”.
Basti pensare che pochi anni prima, nel 1897, Audrey Whitaker era stata rapita e i parenti avevano dovuto sborsare ben 100 mila lire per rivederla viva; o che i Florio stessi, derubati in casa di gioielli di valore, si erano dovuti rivolgere a Pietro Noto, fratello di un noto capocosca, per ottenere indietro la refurtiva.
Ritornando a Diego Falletta, alcune cronache dicono che un gruppo di malviventi assalì a fucilate una comitiva di persone armate che risposero al fuoco. Qualcuno dei criminali esplose un colpo di fucile contro la guardia che, ferito gravemente, morì il giorno successivo. Altre fonti sostengono invece che Falletta scorse tre individui armati di fucile in fuga; li inseguì con la rivoltella in pugno qualificandosi come poliziotto, morendo nel conflitto a fuoco che ne seguì.
Ai funerali, organizzati in forma solenne dal Comune, partecipò una folla immensa, coprendo la bara di fiori in segno di gratitudine e ammirazione. Alla sua memoria fu decretata la Medaglia d’Argento al Valor Militare il 20 febbraio 1916. Poco dopo gli venne dedicata una caserma in quello che era stato il Convento di Santo Spirito, al Capo. Una struttura che, in origine, era un corpo di case con cortile e cappella, donato ai benedettini di San Martino delle Scale nel 1354 dalla nobildonna palermitana Giacoma Majda.
Un convento sempre utilizzato dai frati come “Gancìa”, ovvero come ospizio cittadino per i religiosi forestieri. Dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866, l'edificio divenne asilo infantile, poi caserma dei Vigili del Fuoco (almeno fino al 1928) e infine caserma di Polizia. Durante l'ultimo secolo, la polizia abbandonò i locali, che furono utilizzati privatamente come magazzini per poi diventare uffici del Comun di Palermo.
Resta il triste ricordo storico di quando, negli ultimi anni del regime fascista, quella caserma divenne sede dell’OVRA (Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell'Antifascismo), la temuta polizia segreta del regime. Oggi di Diego Falletta ci resta poco più che la memoria, e una lapide a ricordare il sacrificio di questo coraggioso, e sfortunato, poliziotto palermitano.
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