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Il "Sottosopra" di Palermo: sotto la fontana Pretoria i marchingegni del Cinquecento

La fontana della "vergogna" funziona grazie a un labirinto di tubi e meccanismi che risalgono all'epoca della sua costruzione: un video esclusivo ci mostra i cunicoli

Balarm
La redazione
  • 8 ottobre 2019

Non è un segreto che la fontana simbolo di Palermo fu realizzata per il giardino di don Luigi Álvarez de Toledo y Osorio a Firenze dove oggi troviamo invece il palazzo di San Clemente. La realizzazione dell'insolito giardino, privo di un palazzo o di un edificio di rilievo, e della monumentale fontana furono commissionate da Álvarez allo scultore fiorentino Francesco Camilliani: la fontana comprendeva 48 statue ed era fronteggiata da una lunga pergola formata da 90 colonne in legno.

Spinto dai debiti ed in procinto di spostarsi a Napoli, don Luigi, grazie al fratello don García Álvarez, riesce a vendere la fontana alla città di Palermo. Don Garçia, che era stato viceré di Sicilia, era infatti in buoni rapporti con il Senato palermitano, che decise di acquistarla e di collocarla nella piazza su cui prospetta il Palazzo Pretorio (abbattendo moltissime abitazioni) dove si trova ancora oggi.

La fontana giunse a Palermo il 26 maggio 1574 ma per il viaggio è stata smontata in 644 pezzi ma ahinoi non arrivò completa: alcune sculture si erano rovinate durante il trasporto e altre forse furono trattenute dal proprietario, quindi una volta a Palermo al monumentale gioco d'acqua vennero apportati alcuni adattamenti.

Perchè si chiama "della vergogna": non è per i nudi, come molti pensano. Per tutto il XVIII secolo e parte del XIX secolo fu considerata una sorta di rappresentazione della corrotta municipalità cittadina, che vide in quelle immagini il riflesso e i personaggi discutibili del tempo (tra le statue vediamo raffiugrata anche "l'insaziabile Giovanna").

La fontana ruota attorno a un bacino centrale circondato da quattro ponti di scalinate e da un recinto di balaustre, l'elevazione piramidale è costituita da tre vasche coassiali da cui prende l'avvio il gioco d'acqua, elemento versato dalla sommità da un Bacco, nella rimodulazione palermitana identificato col Genio di Palermo.

Il primo ordine dietro la cancellata è delimitato esternamente da una gradinata circolare e dalla balaustra interrotta da quattro varchi corrispondenti alle quattro rampe di scale balaustrate formate da nove gradini ciascuna, rampe disposte su assi ortogonali tra loro.

Per il video si ringrazia Historia Palermo, del nostro amico e collaboratore Wil Rothier.

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