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In Sicilia c'è un luogo che "spia" due paesi gemelli: sei ad Altolia, lontano dal mare

Qui c’è un tronco d’olivo che sembra scolpito e un paesaggio naturale punteggiato di fiori bianchi. Vi portiamo in un luogo pieno di verde, dalle vedute mozzafiato

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • 29 marzo 2026

Le montagne del messinese con Altolia

In Sicilia esiste un cucuzzolo collocato in posizione strategica quasi a volere spiare due paesi gemelli, c’è pure un tronco d’olivo che sembra scolpito e un paesaggio naturale punteggiato di fiori bianchi. Sabato 14 marzo noi del gruppo Valli Basiliane siamo pervenuti ad Altolia, villaggio collinare ionico a 16 chilometri da Messina, il suo nome allude alla sua lontananza dal mare.

Parcheggiate le macchine in un luogo molto tranquillo: il locale cimitero, abbiamo proseguito a piedi sotto una pioggerellina che ha presto ceduto il campo a una giornata inaspettatamente e fortemente soleggiata che abbiamo interpretato come l’inizio della primavere, ciò d’accordo con i versi di una canzone di Fabrizio de Andrè : «Primavere non bussa lei entra sicura, / come il fumo lei penetra in ogni fessura…».

Abbiamo camminato in una natura rigogliosa, le abbondanti piogge di quest’anno hanno fatto crescere tutte le specie vegetali, fra cui particolarmente fitta e copiosa e pure parecchio alta si faceva notare l’opalescente artemisia, da essa nell’ottocento si ricavava l’assenzio un liquore verde amaro molto in voga fra gli artisti, sia per il suo basso costo sia perché convinti che la bevanda potesse liberare la mente e ispirare opere d’arte straordinarie.

Nella realtà dato il suo alto contenuto alcolico poteva semplicemente condurre all’ubriachezza. Sulla nostra strada c’era pure un olivo secolare che oramai aveva perso le foglie, ma che col suo tronco aperto e frastagliato e con le sue innumerevoli incisioni assomigliava ad una grandiosa scultura, un’opera d’arte naturale. Ancora ci trovavamo su un declivio abbastanza morbido, ma levando lo sguardo in su c’erano due cucuzzoli che si stagliavano di netto sul resto del paesaggio: Pizzo Torre e Puntale Sant'Anna che si elevava verso il cielo con una caratteristica forma piramidale.

Ma siamo saliti sul primo perché la nostra guida Giovanni Galletta ci ha informati che la sua vista era più interessante. Infatti trovandoci in alto non abbiamo potuto non dargli ragione, infatti non solo potevamo spaziare lo sguardo su vasti orizzonti: «Quivi da lungi il mar e da lungi la chiostra dei monti …» avrebbe detto il poeta, ma soprattutto Pizzo Torre sembra collocato in posizione strategica per controllare e spiare due paesi che su due versanti opposti, ma perfettamente in linea fra di loro si assomigliano talmente tanto per dimensioni, conformazione territoriale e stile architettonico, da sembrare paesi gemelli, questi sono Altolia e Pezzolo.

Scesi dal cucuzzolo abbiamo continuato nel nostro percorso ad anello per una sterrata che ha costeggiato il torrente Giampilieri che vicino alle sue sorgenti si palesava sotto forma di acque ruscellanti scorrere velocemente per corsi angusti e tortuosi. Oppure saltare determinando delle cascatelle. Vicini ad una dei queste ci siamo fermati per fare uno spuntino, perché vedere dei fiotti d’acqua candidi e spumeggianti è sempre un piacevole spettacolo ed un soggetto da fotografare.

Ci siamo coperti con qualche altro indumento che avevamo nello zaino perché tirava una certa arietta: la brezza di fiume. Ripreso il cammino abbiamo proseguito nel nostro percorso in discesa costeggiando sempre il torrente che via via ha allargato il suo corso arrivando a scorrere in un alveo ampio e regolare col fondo piatto e sabbioso. Abbiamo camminato per lungo tratto accompagnati dal romorio delle acque fluenti che è quasi come una musica, un suono ritmico e gradevole.

Sulla riva destra alta e scoscesa c’erano delle piante di erica in fioritura con minuscoli raggruppamenti di fiorellini bianchi, invece sulla riva sinistra più ampia e a gradoni c’erano dei campi recintati e parzialmente coltivati ad agrumi, ma in cui su degli spiazzi spiccavano vasti addensamenti di calle in fioritura che coloravano il paesaggio di un bianco brillante. Abbiamo camminato fino a quando quasi a cavallo del fiume su un’altura della riva destra non ci siamo fermati per fare una visita a l’eremo “S. Maria delle Grazie” in contrada S. Biagio luogo di pace e di spiritualità.

Abbandonato il greto del torrente siamo passati per l’abitato di Altolia del tutto silenzioso anche perché la maggior parte delle case erano disabitate, abbiamo visto solo qualche anziana affacciarsi. Poco più giù siamo pure passati per la frazione di Molino di poco meno estesa rispetto al nucleo principale.

Qui abbiamo visto un’interessante chiesa seicentesca. Veramente passando in qualche casa abbiamo notato del fango all’altezza del primo piano. Evidentemente non era stato ripulito e costituiva la testimonianza della devastante alluvione del 2009 in cui il torrente Giampilieri si era improvvisamente ingrossato procurando lutti e rovine. Lo stesso corso d’acqua che noi abbiamo visto con sembianze così graziose e gentili si è allora trasformato in un rombo cupo e spaventoso e in una furia devastatrice e mortale.
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