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In Sicilia c'è un'oasi di pace: tra il "Giardino dei miti" e gli alberi che diventano scale

"Non stare dove non fiorisci", questo uno dei messaggi lasciati in giro per questo parco, dipinto, sospeso sul sedile di un'altalena. Vi ci portiamo

  • 2 marzo 2024

Esistono luoghi e persone che ci fanno ancora sperare che il cambiamento è possibile? Che, "si può fare", "si può realizzare"? "SÌ! Esistono. Sono come pietre preziose che, con perseveranza, in silenzio cantano.

Resistono, gioiscono, pregano e svelano il "vero" e il "bello" nella semplicità. Uno di questi luoghi di cui, "se ne tacessimo, parlerebbero le pietre", è il parco ecologico di San Jachiddu. Luogo sfuggito al suo triste destino di guerra prima e di abbandono poi, per vocarsi alla natura, all'arte ed alla pace.

"Non stare dove non fiorisci", questo uno dei tanti messaggi lasciati in giro per il parco, dipinto, sospeso sul sedile di un'altalena, pronta a spiccare il volo e ad incoraggiare i sogni e la gioia di coloro che, sotto gli alberi di un’aula all'aperto, provano a cogliere il frutto della conoscenza, dall'insegnamento della natura.

Si fiorisce davvero in questo luogo in cui, una volta varcato l'ingresso, si desidera intensamente di "stare"... fermarsi, meditare, riunirsi al tutto.
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Trascorrere una giornata tra questi luoghi, tra le opere d'arte del Giardino dei miti, gli alberi che diventano scale, le preghiere degli Hare Krishna, le vispe caprette all'imbocco del ponte levatoio, i gattini amichevoli, gli asinelli a pochi passi dall'aula didattica, le anatre che nuotano nel laghetto in fondo al fossato.

Più in là c'è l’Agorà con il grande arco che conduce al percorso che si inoltra nella sughereta e poi ancora più su verso Peloritani, significa ... "Stare"…in pace.

Consentire a farsi condurre per mano per ritornare bambini, liberi, sinceri. Lo sguardo si volge al panorama: il centro di Messina a poca distanza, il porto, lo stretto, l'incanto di un via vai millenario.

Ancona un po' più in là, a sinistra la sagoma dei Ganzirri e le punte di Sicilia e Calabria sospese tra Cariddi e Scilla quasi a sfiorarsi.

Un uomo è voce di questo luogo, un combattente di sogni e di fede, Fratel Mario. Traino nella rinascita di questo antico forte, più di vent'anni fa, sogno’ di fare di questo di sito abbandonato un luogo di spiritualità senza distinzioni di fede.

Un angolo di sostenibilità e di integrazione sociale per le persone del quartiere di Gioia, che sorge alle pendici della collina. Riuscire in un obiettivo del genere, senza finanziamenti, senza gli appoggi giusti, è stata una vera e propria, impresa. Ma Mario Albano è riuscito a coinvolgere la comunità, facendo come san Francesco: «chiedendo a tutti un mattone».

E la comunità ha risposto al suo appello insieme a tanti giovani, volontari "gli amici del fortino" che collaborano nel mantenimento e nella cura di questo parco.Un suo bellissimo brano, all'ingresso del Forte rende fedelmente l'emozione che suscita questo sito a chi sa ascoltare: vibrare con la natura.

Ed proprio la vita che cita in questo brano che prepotente si insinua tra la bellezza di questi luoghi, che incanta e culla e declina la sua perfezione in ogni filo d’erba, in ogni albero o soffio di vento.

È la vita che nonostante i disastri e gli incendi, con caparbietà si riprende ciò che è suo e grida: "Non riuscirete a rubarci i sogni!”. Così come recita il murale all' ingresso del parco.

E così succede che i sogni riescano a diventare realtà. Non si corre più, non si passa avanti a nessuno, non c'è alcun bisogno di arrivare a conquistare nulla.

Semplicemente si ritorna a respirare ad avere fiducia ad affermare che “Si!” Nonostante tutto, “si può fare”! Si può collaborare insieme per nutrire qualcosa di più grande di noi, qualcosa che ci comprende.

Attuare il passaggio da un destino di guerra ad una testimonianza di pace. Il tramonto sta per giungere. Dalla chiesetta interna esco sul maestoso piazzale, in alto, al livello superiore, sedute in cerchio, delle persone vestite di arancione cantano un mantra accompagnati da tamburo e campanelle.

Li osservo, alle loro spalle il mare, alle mie i monti e tutto è perfettamente in equilibrio. I miei ragazzi hanno raccolto delle carrube per le caprette, una gatta in avanzato stato di gravidanza si crogiola all'ultimo calore del sole su una piccola panchina, ricavata da un tronco, che pare realizzata appositamente per lei.

Il canto degli Hare Krishna si sparge ovunque confondendosi con i colori del tramonto. Il “giardino degli umili” offre il suo riparo, sul muro della guest house, una fila di scarponi da montagna è diventato un fiorente vivaio di piante grasse.

Qui sembra che tutto trasmuti e ciò che è stato dismesso e abbandonato un giorno, rifiorisce di una vita nuova per divenire parte della bellezza infinita.
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