Tra la suggestiva "Duminara" e il "pignolo": un'isola in Sicilia si accende a San Giuseppe
Si prepara lentamente alla festa. Le case si riempiono dei profumi dei dolci tradizionali, come il pignolo, mentre nelle strade e nelle piazze si respira un'atmosfera unica
San Giuseppe accende Marettimo: la festa che da secoli unisce fede, tradizione e comunità. A Marettimo il 19 marzo non è soltanto una data del calendario liturgico: è il giorno in cui l’isola ritrova se stessa. La festa di San Giuseppe, patrono dell’isola e protettore dei lavoratori e delle famiglie, rappresenta uno dei momenti più intensi della vita collettiva della piccola comunità delle Egadi.
Fede, memoria e tradizione si intrecciano in un rito che coinvolge l’intero paese e che si rinnova da generazioni, custodendo gesti antichi e profondamente identitari. Nei giorni che precedono la ricorrenza, Marettimo si prepara lentamente alla festa. Le case si riempiono dei profumi dei dolci tradizionali, come il pignolo, mentre nelle strade e nelle piazze si respira un’atmosfera di attesa.
È un tempo sospeso, in cui ogni gesto sembra riportare alla luce una memoria condivisa. Tra i riti più suggestivi c’è la Duminiara, la grande vampata della vigilia: falò accesi in onore della Sacra Famiglia, alimentati un tempo anche con il legname delle vecchie barche dei pescatori, simbolo di un legame indissolubile tra il mare e la vita dell’isola.
La festa, però, non è soltanto un insieme di rituali tramandati. È soprattutto il racconto vivo di una comunità che si riconosce nelle proprie radici e che continua a custodirle. Lo racconta il segretario dell’Associazione San Giuseppe Marettimo, Vincenzo Poliseri, che descrive la celebrazione come un vero specchio dell’anima dell’isola, un patrimonio che attraversa le generazioni e continua a essere tramandato con naturalezza e devozione.
«La festa di San Giuseppe è Marettimo: rappresenta la nostra identità, il nostro modo di vivere e il senso di comunità che ci unisce. Attraverso questa celebrazione - aggiunge il segretario - mostriamo il nostro lato più autentico di isolani e il forte legame che abbiamo con le tradizioni. Non esiste una data precisa che indichi da quanto tempo si celebra questa festa, perché già i nostri antenati - nonni, bisnonni e le generazioni precedenti - raccontavano storie legate alla festa del nostro patrono. Questo dimostra quanto sia antica e profondamente radicata nella storia dell’isola, tramandata di generazione in generazione».
È una memoria che vive soprattutto nei riti più intensi della celebrazione. Tra questi, uno dei momenti più attesi è l’Alloggiate, la rievocazione simbolica della ricerca di ospitalità da parte della Sacra Famiglia. In piazza Scalo Nuovo tre persone che rappresentano Gesù, Giuseppe e Maria bussano al portone chiuso della chiesa, mentre i canti popolari accompagnano la scena.
È un momento carico di significato, in cui fede e tradizione si fondono in un gesto semplice ma profondissimo. Accanto all’Alloggiate, altri riti scandiscono i giorni della festa: l’Ammitata dei Santi, il pranzo offerto alle persone che rappresentano la Sacra Famiglia, gesto di devozione e di condivisione, e la processione del simulacro di San Giuseppe per le vie del paese, spesso accompagnato da quello di San Francesco di Paola, protettore dei naviganti.
Un intreccio di sacro e quotidiano che per gli abitanti dell’isola non è mai stato soltanto folklore. È proprio in questi momenti che emerge l’anima più autentica della comunità. «Riti come la Duminiara, l’Alloggiate e l’Ammitata dei Santi rappresentano il cuore dei tre giorni di festa, perché è proprio in questi momenti che emerge la vera devozione verso il nostro patrono. In particolare, il rito dell’Alloggiate è molto sentito: quasi tutte le signore dell’isola, mentre assistono al rito e cantano le canzoni tradizionali, si commuovono. È un momento molto intenso, che unisce fede, tradizione ed emozione e che coinvolge profondamente tutta la comunità». È forse proprio questa partecipazione corale a rendere la festa di San Giuseppe a Marettimo un esempio raro di coesione sociale.
Non esistono spettatori: ognuno, in qualche modo, partecipa. Chi prepara il pane votivo, chi cucina per l’Ammitata, chi accende i falò, chi canta le antiche melodie. Tutti contribuiscono a mantenere vivo un patrimonio immateriale che appartiene all’isola ma che parla anche al mondo. Quest’anno, inoltre, la festa si arricchisce di un nuovo passo verso il futuro. «La novità di quest’anno è proprio la nascita dell’Associazione San Giuseppe. Si tratta di uno strumento importante, nato innanzitutto per organizzare al meglio la nostra festa patronale, - afferma Vincenzo Poliseri - ma anche per promuovere e realizzare altri eventi sull’isola durante diverse stagioni dell’anno, come sagre del pesce e varie iniziative legate alle nostre tradizioni.
L’obiettivo è quello di far conoscere e valorizzare la figura di San Giuseppe e la nostra festa anche in periodi dell’anno diversi da quello in cui si svolge la celebrazione. Un ringraziamento particolare va all’amministrazione comunale e, in modo speciale, - aggiunge il segretario - al sindaco Giuseppe Pagoto per il forte interessamento verso questa festa e per il sostegno economico. Un grazie sincero va inoltre a tutti i residenti e ai non residenti che, con il loro contributo e la loro partecipazione, aiutano tantissimo a mantenere viva questa tradizione».
Il valore religioso e umano di questa celebrazione emerge con particolare forza anche nelle parole di Don Alberto Maria Genovese, vicario generale della Diocesi di Trapani e parroco della comunità di Marettimo, che vede nella festa del Patriarca un momento capace di unire fede, memoria e appartenenza. «Marettimo e San Giuseppe sono un’ unica cosa. Una persona o famiglia che ha origine nell’ isola non può privarsi di questo legame che lo identifica o lo fa sentire parte della comunità anche se risiede in un’ altra città italiana e non. La festa del santo patrono - chiarisce Don Alberto - mette in movimento ognuno a cercare di raggiungere l’isola per partecipare a questo momento di fede e pietà popolare che esprime la propria identità.
Quest’anno la gioia è più grande perché il simulacro, attraverso un restauro accurato dell’imprese incaricata, è ritornato ai colori originali, evidenziando delle particolarità che lo rendono unico (es. La raffigurazione di piccole stelle marine nella tunica del santo). Tutte le famiglie dell’ isola desiderano essere protagoniste e accolgono nelle loro case la visita del simulacro di san Giuseppe, a cui da alcuni anni si unisce quello di san Francesco di Paola anche lui protettore della gente di mare. Dobbiamo ringraziare il nuovo comitato per organizzare la festa folkloristica e il comune per il contributo così non possiamo dimenticare assessorato regionale. Viva san Giuseppe».
In questa festa si riflette l’anima più autentica della Sicilia: quella delle piccole comunità che trovano nella fede, nella memoria e nella condivisione la forza per restare unite. Marettimo, con la sua devozione semplice e profonda, dimostra come le tradizioni non siano soltanto un ricordo del passato, ma una promessa per il futuro.
Perché finché un popolo continuerà a riconoscersi nei propri riti, nei propri canti e nei gesti tramandati dai padri, quella comunità non perderà mai la propria strada, costruendo giorno per giorno la propria storia. Così sull’isola, ogni 19 marzo, la luce dei falò e la voce della gente ricordano che San Giuseppe non è soltanto il patrono: ma è il simbolo vivente di una comunità che continua a credere nella propria identità e nella speranza che nasce dal restare insieme.
Fede, memoria e tradizione si intrecciano in un rito che coinvolge l’intero paese e che si rinnova da generazioni, custodendo gesti antichi e profondamente identitari. Nei giorni che precedono la ricorrenza, Marettimo si prepara lentamente alla festa. Le case si riempiono dei profumi dei dolci tradizionali, come il pignolo, mentre nelle strade e nelle piazze si respira un’atmosfera di attesa.
È un tempo sospeso, in cui ogni gesto sembra riportare alla luce una memoria condivisa. Tra i riti più suggestivi c’è la Duminiara, la grande vampata della vigilia: falò accesi in onore della Sacra Famiglia, alimentati un tempo anche con il legname delle vecchie barche dei pescatori, simbolo di un legame indissolubile tra il mare e la vita dell’isola.
La festa, però, non è soltanto un insieme di rituali tramandati. È soprattutto il racconto vivo di una comunità che si riconosce nelle proprie radici e che continua a custodirle. Lo racconta il segretario dell’Associazione San Giuseppe Marettimo, Vincenzo Poliseri, che descrive la celebrazione come un vero specchio dell’anima dell’isola, un patrimonio che attraversa le generazioni e continua a essere tramandato con naturalezza e devozione.
«La festa di San Giuseppe è Marettimo: rappresenta la nostra identità, il nostro modo di vivere e il senso di comunità che ci unisce. Attraverso questa celebrazione - aggiunge il segretario - mostriamo il nostro lato più autentico di isolani e il forte legame che abbiamo con le tradizioni. Non esiste una data precisa che indichi da quanto tempo si celebra questa festa, perché già i nostri antenati - nonni, bisnonni e le generazioni precedenti - raccontavano storie legate alla festa del nostro patrono. Questo dimostra quanto sia antica e profondamente radicata nella storia dell’isola, tramandata di generazione in generazione».
È una memoria che vive soprattutto nei riti più intensi della celebrazione. Tra questi, uno dei momenti più attesi è l’Alloggiate, la rievocazione simbolica della ricerca di ospitalità da parte della Sacra Famiglia. In piazza Scalo Nuovo tre persone che rappresentano Gesù, Giuseppe e Maria bussano al portone chiuso della chiesa, mentre i canti popolari accompagnano la scena.
È un momento carico di significato, in cui fede e tradizione si fondono in un gesto semplice ma profondissimo. Accanto all’Alloggiate, altri riti scandiscono i giorni della festa: l’Ammitata dei Santi, il pranzo offerto alle persone che rappresentano la Sacra Famiglia, gesto di devozione e di condivisione, e la processione del simulacro di San Giuseppe per le vie del paese, spesso accompagnato da quello di San Francesco di Paola, protettore dei naviganti.
Un intreccio di sacro e quotidiano che per gli abitanti dell’isola non è mai stato soltanto folklore. È proprio in questi momenti che emerge l’anima più autentica della comunità. «Riti come la Duminiara, l’Alloggiate e l’Ammitata dei Santi rappresentano il cuore dei tre giorni di festa, perché è proprio in questi momenti che emerge la vera devozione verso il nostro patrono. In particolare, il rito dell’Alloggiate è molto sentito: quasi tutte le signore dell’isola, mentre assistono al rito e cantano le canzoni tradizionali, si commuovono. È un momento molto intenso, che unisce fede, tradizione ed emozione e che coinvolge profondamente tutta la comunità». È forse proprio questa partecipazione corale a rendere la festa di San Giuseppe a Marettimo un esempio raro di coesione sociale.
Non esistono spettatori: ognuno, in qualche modo, partecipa. Chi prepara il pane votivo, chi cucina per l’Ammitata, chi accende i falò, chi canta le antiche melodie. Tutti contribuiscono a mantenere vivo un patrimonio immateriale che appartiene all’isola ma che parla anche al mondo. Quest’anno, inoltre, la festa si arricchisce di un nuovo passo verso il futuro. «La novità di quest’anno è proprio la nascita dell’Associazione San Giuseppe. Si tratta di uno strumento importante, nato innanzitutto per organizzare al meglio la nostra festa patronale, - afferma Vincenzo Poliseri - ma anche per promuovere e realizzare altri eventi sull’isola durante diverse stagioni dell’anno, come sagre del pesce e varie iniziative legate alle nostre tradizioni.
L’obiettivo è quello di far conoscere e valorizzare la figura di San Giuseppe e la nostra festa anche in periodi dell’anno diversi da quello in cui si svolge la celebrazione. Un ringraziamento particolare va all’amministrazione comunale e, in modo speciale, - aggiunge il segretario - al sindaco Giuseppe Pagoto per il forte interessamento verso questa festa e per il sostegno economico. Un grazie sincero va inoltre a tutti i residenti e ai non residenti che, con il loro contributo e la loro partecipazione, aiutano tantissimo a mantenere viva questa tradizione».
Il valore religioso e umano di questa celebrazione emerge con particolare forza anche nelle parole di Don Alberto Maria Genovese, vicario generale della Diocesi di Trapani e parroco della comunità di Marettimo, che vede nella festa del Patriarca un momento capace di unire fede, memoria e appartenenza. «Marettimo e San Giuseppe sono un’ unica cosa. Una persona o famiglia che ha origine nell’ isola non può privarsi di questo legame che lo identifica o lo fa sentire parte della comunità anche se risiede in un’ altra città italiana e non. La festa del santo patrono - chiarisce Don Alberto - mette in movimento ognuno a cercare di raggiungere l’isola per partecipare a questo momento di fede e pietà popolare che esprime la propria identità.
Quest’anno la gioia è più grande perché il simulacro, attraverso un restauro accurato dell’imprese incaricata, è ritornato ai colori originali, evidenziando delle particolarità che lo rendono unico (es. La raffigurazione di piccole stelle marine nella tunica del santo). Tutte le famiglie dell’ isola desiderano essere protagoniste e accolgono nelle loro case la visita del simulacro di san Giuseppe, a cui da alcuni anni si unisce quello di san Francesco di Paola anche lui protettore della gente di mare. Dobbiamo ringraziare il nuovo comitato per organizzare la festa folkloristica e il comune per il contributo così non possiamo dimenticare assessorato regionale. Viva san Giuseppe».
In questa festa si riflette l’anima più autentica della Sicilia: quella delle piccole comunità che trovano nella fede, nella memoria e nella condivisione la forza per restare unite. Marettimo, con la sua devozione semplice e profonda, dimostra come le tradizioni non siano soltanto un ricordo del passato, ma una promessa per il futuro.
Perché finché un popolo continuerà a riconoscersi nei propri riti, nei propri canti e nei gesti tramandati dai padri, quella comunità non perderà mai la propria strada, costruendo giorno per giorno la propria storia. Così sull’isola, ogni 19 marzo, la luce dei falò e la voce della gente ricordano che San Giuseppe non è soltanto il patrono: ma è il simbolo vivente di una comunità che continua a credere nella propria identità e nella speranza che nasce dal restare insieme.
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di Redazione










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