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In Sicilia ne hanno piantati (ad oggi) ben tre: sono i "chiodi d'oro" e nel mondo ce ne sono 80

Vi spieghiamo cosa sono e perché i "Golden Spike", i "chiodi d'oro", hanno questa rilevanza mondiale e perché potrebbero essere davvero dei siti di interesse turistico e culturale

Balarm
La redazione
  • 25 giugno 2021

Il chiodo d'oro che indica i Global Stratigraphic Section and Point nel mondo

La Natura conserva meglio di ogni altro depositario la storia delle diverse epoche geologiche che, in altri tempi, è stato difficile tenerne traccia.

A tal proposito, a voler sottolineare l’importanza di queste tracce e dunque la loro valorizzazione, sono stati istituiti i così detti "chiodi d'oro".

Il loro nome scientifico è Global Stratigraphic Section and Point ovvero Sezioni e punti stratigrafici globali (GSSP).

Ma perchè sono così importanti e vengono "piantati" è il caso di dire, in tutto il mondo?

Presto detto: questi geositi di interesse mondiale individuano i punti nei quali è fisicamente presente un limite tra due età geologiche e nei quali è stato rinvenuto il maggior numero di informazioni fisiche, chimiche e paleontologiche su quel limite (rispetto ad altri affioramenti contenenti anch’essi il medesimo limite stratigrafico).

Tale punto viene detto Golden Spike, chiodo d'oro.



Un GSSP è una successione rocciosa, dallo spessore variabile, che contiene al suo interno un punto che rappresenta il limite fra due piani della scala cronostratigrafica standard globale.

Questa definizione, e dunque, le prime individuazioni, risalgono al 1977 ed è ancora in corso.

Ciascun GSSP è scelto dopo lunghe, approfondite e documentate ricerche, da parte degli specialisti di tutto il mondo (ci sono Commissioni internazionali di stratigrafia in località distribuite nei diversi continenti), di quel particolare intervallo temporale e viene votato da un’apposita commissione della ICS (International Commission on Stratigraphy), organo della IUGS (International Union of Geological Sciences)

Nel 2008 l'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha dato l'avvio ad un progetto per la valorizzazione dei GSSP italiani, attualmente dieci (alcuni sono in osservazione), sia incontrando gli amministratori dei comuni italiani che ospitano un GSSP nel loro territorio, sia stampando una targa da apporre sul sito, sul modello di quanto avviene in molti Paesi e realizzando un geodatabase consultabile sul sito web dell’ISPRA stesso.

Nel mondo i chiodi d'oro individuati, al momento, sono circa 80 di questi 9 si trovano in Italia, 3 in Sicilia e ben 2 in provincia di Agrigento.

In particolare, uno si trova a Punta Piccola nel comune di Porto Empedocle, per il limite Zancleano-Piacenziano, ratificato nel 1997.

L’altro, invece, è stato localizzato ad Eraclea Minoa, nel comune di Cattolica Eraclea, per il limite Miocene-Pliocene (e quindi per il limite Messiniano-Zancleano), e ratificato nel 2000.

Il terzo chiodo d’oro siciliano si trova a Monte San Nicola, comune di Gela, nel Nisseno, per il limite Piacenziano-Gelasiano, ed è stato ratificato nel 1996.

Per ottenere tale riconoscimento che, comunque, non è un’indicazione permanente (nel senso che nuove scoperte potrebbero spodestare un sito e riconoscerne uno nuovo) bisogna che risponda a determinati requisiti, stabiliti a livello internazionale.

Tra questi: deve essere accessibile attraverso mezzi pubblici da un aeroporto; deve essere consentita la ricerca scientifica nell’area; deve essere sufficientemente ampia da consentire un futuro accesso (non deve, ad esempio, essere a rischio di frana o venir sepolta da detrito); deve essere facilmente correlabile stratigraficamente con altre località nel mondo; deve contenere un orizzonte databile radiometricamente esattamente al limite e, infine, deve mostrare delle caratteristiche che identifichino il limite in qualunque parte del mondo.

Non tutti i GSSP, per dovere di cronaca, incontrano questi requisiti contemporaneamente.

L’Italia, in proporzione al resto del mondo, custodisce numerosi GSSP e molte località italiane sono in discussione per l’attribuzione, ciò si spiega grazie all’esposizione di alcuni intervalli geologici sulla penisola italiana, in particolare nelle Alpi orientali, in Appennino e in Sicilia.

Nell'Isola presto potrebbe arrivarne un quarto di chiodo d’oro. Attualmente, infatti, è oggetto di studio, da parte di sottocommissioni, il geosito che ricade a Pizzo Mondello, all’interno del comune di Bivona, per il limite Carnico-Norico.

Va da sé che, accanto ai mounenti storici e artisitici di cui la Sicilia è piena, anche i riconoscimenti dei chiodi d'oro contribuiscono al risalto del nostro territorio, attraendo non solo i curiosi ma cnhe il target degli scienziati.
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