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"Io barcollo ma non mollo" contro il cancro al seno: il coraggio di Roberta a Palermo

L’associazione oggi è un punto di riferimento per molte: tra chi che affronta la malattia oncologica, a chi intraprende un percorso per uscire da contesti di violenza

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 11 febbraio 2026

"Io barcollo ma non mollo"

Ci sono frasi che ti cambiano la vita, dette magari da madri, padri, insegnanti o medici che ti spiegano come sia possibile che, da un giorno all’altro, il tuo corpo è preda di una malattia terribile che stravolgerà completamente il tuo modo di stare al mondo e di percepirti. In certi casi la reazione più spontanea sembra essere chiudersi in se stessi e di conseguenza non riuscire a trovare una luce infondo a quel tunnel fatto di ospedali, terapie e sconforto.

Questa è la storia di oltre 53 mila donne che, ogni anno, ricevono la notizia di aver contratto il tumore al seno, una delle malattie oncologiche più diffuse nelle donne in Italia, secondo un report condotto da AIOM (Associazione italiana di Oncologia Medica).

Questa, è anche la storia di Roberta Sparacello, a cui nel 2021 viene diagnosticato il tumore al seno. Invece di chiudersi nel silenzio, però, ha scelto di trasformare quel dolore in una rete che, ad oggi, è ben radicata nell’Isola e conta oltre 200 donne.

L’associazione “Io Barcollo ma non Mollo” oggi è un punto di riferimento per molte: dalle donne che affrontano la malattia oncologica, a quelle che intraprendono un percorso di fuoriuscita da contesti di violenza. Un’associazione che non promette miracoli, ma presenza e supporto vero. In un tempo in cui la solitudine è la condanna quotidiana, sceglie di rispondere con l’unione, con la creazione di servizi a misura di donna e con una rete di supporto coesa.

L’associazione nasce in realtà da un semplice blog su internet, in cui Roberta raccontava le sue esperienze alle prese con la malattia: «“Io Barcollo ma non Mollo” nasce nel 2021, nel periodo post Covid, in cui c’era tanto bisogno di qualcuno che incentivasse le persone ad avere un pensiero positivo, in un periodo duro come quello della pandemia. Così ho aperto questo blog, dove ho iniziato a dare coraggio e a invitare i miei lettori a non mollare mai. Raccontavo tracce della mia vita, che sicuramente non è una passeggiata.

Come ciliegina sulla torta, arriva il mio cancro. Esperienza che inizio a raccontare in giro, tenendo conferenze. Quell’anno faccio una sorta di tacito "accordo" con l’universo: stabilisco che se lui mi tiene in vita e non mi fa aggravare, io farò evolvere quello che è “io Barcollo ma non mollo”, rendendola una vera e propria associazione, facendo iniziative benefiche».

L’associazione inizia a delineare i primi temi su cui focalizzarsi. «Ho cominciato dalla violenza contro le donne perché, nel 2019, ho perso un’amica vittima di femminicidio. Poi ho continuato con l’oncologia perché sono io stessa paziente oncologica, per poi proiettarmi sull’autismo perché ho delle amiche che hanno figli affetti da questo disturbo».

Girando poi per tutta la Sicilia, si è creata una vera e propria comunità che comprende al suo interno donne con tantissime storie: «Si tratta di donne che hanno avuto tante esperienze, molte delle quali negative: c’è chi racconta della fibromialgia, della depressione, dello stalking sul lavoro, ci sono vittime di violenza reale che sono vive per miracolo, ragazze che raccontano l’esperienza con il cancro, con l’anoressia, con la bulimia.

In sintesi, un tripudio di donne veramente incredibili e forti che ha scelto di riunirsi in una community, che è diventata un sostegno per tutte noi. Siamo un po' dislocate ovunque, siamo circa duecento, tra Palermo e provincia, ma anche in provincia di Trapani, provincia di Agrigento. Siamo veramente un po' sparse».

Con la formazione del gruppo, l’omaggio alle storie di queste ragazze: una mostra per raccontarsi, come strumento utile non soltanto a lasciare un segno di sé, ma anche per ispirare altre donne con storie simili, che non vedono alternative rispetto alla propria condizione.

«A un certo punto ho deciso di rendere omaggio a queste ragazze mettendole in una mostra fotografica che è partita a novembre da Cefalù e ha fatto diverse tappe per l’Isola, il 21 febbraio arriveremo anche a Bagheria. Questa mostra vuole essere un monito per tutte le persone che in questo momento stanno vivendo una condizione di fragilità, affinché possano sentirsi meno sole e parte integrante di una vera e sincera sorellanza. Vogliamo che possano leggere le didascalie della mostra e dire “se loro ce l’hanno fatta, posso anche io affrontare quello che di negativo mi sta capitando”. Ecco perché la mostra è itinerante».

“Io Barcollo ma non mollo” si è data da fare per costruire anche altri momenti di supporto concreto per le donne in difficoltà: «Stiamo mettendo in scena uno spettacolo teatrale di beneficenza, dal titolo “Rosso come l’amore”, che tratta di violenza sulle donne, ma non vogliamo solo sensibilizzare. Da quest’anno collaboreremo anche con le ragazze del centro antiviolenzaLia Pipitone”, per dei laboratori artigianali che daranno loro la possibilità di imparare dei mestieri antichi, come il ricamo o il cucito, mettendole nella condizione di poter lavorare».

Sul piano della malattia oncologica, invece, l’associazione si sta occupando di curare l’abbellimento del padiglione 17A del Civico di Palermo: «Vogliamo renderlo un posto più umanizzato, quindi abbiamo fatto murales e abbiamo portato gioia, spettacoli, musica, alberi di Natale, piante. Stiamo cercando di rendere quello che è un posto triste un po' più allegro.

Un’altra iniziativa che abbiamo organizzato per le pazienti oncologiche è stata il “Beauty Pink Day”, una giornata dove abbiamo regalato alle ragazze trattamenti mani e trucco. Questo perché la malattia ti trasfigura e sicuramente chi ne soffre smette di curarsi del proprio aspetto estetico per dare spazio ad altre priorità.

Con questa giornata abbiamo voluto dare un attimo di respiro, creando un momento collettivo per sentirsi “normali”. In quel pomeriggio ci siamo confrontate e abbiamo parlato, ognuna di noi si è tolta quel sassolino dalla scarpa. C’è chi ha pianto, chi ha riso. Abbiamo dimenticato per un pomeriggio tutte le tribolazioni della malattia».

Il cuore del progetto sta proprio in questo, nel voler introdurre delle azioni che veramente possano avere un impatto sulla vita di tutte loro, cercando di fare quel bene che fa stare bene.
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