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L'arte contemporanea (siciliana) oltre il "sistema": Ignazio Schifano e la sua poesia su tela

All'interno del panorama artistico isolano, le opere di Ignazio costituiscano un raro esempio di poesia applicata alla tela, di memoria custode di anni complessi

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 19 agosto 2021

Ignazio Cusimano Schifano

Quando tra qualche tempo si scriverà una storia dell'arte contemporanea "siciliana", con quel distacco critico necessario ad eliminare simpatie o antipatie, appartenenze e tangenze, tutte condizioni che camminano ancora troppo spesso dipendenti e organiche in ciò che Achille Bonito Oliva ha icasticamente definito Il sistema dell'arte, quella storia, non potrà prescindere da alcuni artisti che hanno fatto della riconoscibilità formale e stilistica la propria poetica espressiva.

Tra questi vi è il palermitano Ignazio Cusimano Schifano.

Classe 1976, studente al liceo artistico Damiani Almejda, amplia la sua formazione ed il proprio bagaglio creativo nel campo del restauro a supporto del variegato mondo dell’antiquariato tra Londra e la Sicilia in cui fa ritorno dopo aver lavorato per diversi anni presso lo studio Titian. “Animatore” della galleria Bobez di via Isidoro La Lumia, dal 2018 Schifano ha posto il suo atelier nel pieno della città storica belle époque a principio della via XX settembre, al civico n. 68 a cento passi da piazza Crispi.



La sua galleria di riferimento è oggi la romana Galleria Lombardi; attualmente sue opere sono in mostra a Salonicco per We Are All Greeks che approderà a Ottobre al Riso di Palermo curata da Francesco Piazza, a Taormina presso Palazzo Ciampoli per Le Cento Sicilie a cura di Diego Cavallaro e Giuseppe Vella, e a Palermo per La macchina dell'immaginazione presso il recuperato Stand Florio a cura di Vito Chiaromonte, ma se volete capire davvero chi sia Ignazio e cosa rappresenti oggi il suo fare artistico animato e denso di dinamica ricerca e sperimentazione, dovete necessariamente visitarne l’atelier nel capoluogo siciliano.

Qui, risiede veramente la mente creativa dell'artista capace di una intensa ed eclettica produzione di bellezza a metà strada tra l’onirico di paesaggi urbani animati da carillòn e scale aggrappate letteralmente a nuvole cariche di pioggia e la mitologia di esseri giocosi e indipendenti animati dalla tecnica sperimentale de "l'altro Schifano" come è spesso chiamato.

Non è un caso che questo vero e proprio laboratorio creativo sia “aggrottato” nel banco calcarenitico dell'area dell'ex Expo Nazionale del 1891-92, raggiungibile attraverso una ripida scala da cui si spalanca immediata e rapida tutta la dimensione poetica di un lavoro fatto nel ventre della città in cui è l'artista stesso ad esserne ospite ma artefice.

Sono quattro stanze di cui una, l'ultima, è off limits perché rappresenta la propria wunderkammer da cui l'artista prende spesso conforto e linfa creativa in momenti di passaggio e riflessione. Sono circa 90 mq di arte appesa alle pareti, raccolta e impilata in tavoli e rotoli, narrata dalle centinaia di tele, studi e schizzi, sporgenti da cavalletti bagnati dalla luce proveniente dalla strada.

Quella “strada” con cui Ignazio sente ancora legami intimi e particolari e che torna spesso a fare capolino nei suoi oli elegantemente ancorati a ricordi d'infanzia.

Nessuna accademia per lui, ma quel duro lavoro di analisi e sintesi costruita attorno alla curiosità di osservare l'arte laddove essa è appesa ai muri per essere studiata, quei contenitori di storia e bellezza chiamati musei in cui sin da giovanissimo sentì l'esigenza di dover entrare per studiare chi lo ha preceduto, per carpirne i segreti silenti lì incisi.

Ma se la sua ricerca espressiva può rientrare nel pieno arbitrio del gusto personale di collezionisti e studiosi, è indubbio il radicamento indispensabile al “disegno” tipico di quella continuità artistica che lega Otto e Novecento italiano, presente nelle sue opere, condizione seduttiva questa, acquisita durante gli anni di studio al Corso libero di nudo tenuto da Ninni Sacco.

Otto/dieci ore al giorno in un habitat interamente dedicato al processo creativo, una centrifuga estetica, un concentrato di stimoli visivi e poetici; non stupisce affatto che all'interno del panorama artistico isolano, le opere di Ignazio costituiscano un raro esempio di poesia applicata alla tela, di memoria custode di anni complessi, di bellezza prodotta non soltanto per essere ammirata ma bensì per stimolare il tornare a sognare, con il desiderio nemmeno tanto velato di resistere alla pesantezza del tempo che scorre masticando tutti e tutto.

«La storia dell'arte è – scrive Julius Von Schlosser – nella sua essenza, storia degli artisti». Artisti capaci di emozionare attraverso la poetica delle opere prodotte, toccando universali corde nascoste, artisti come Ignazio Cusimano Schifano.
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