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La Certosa di Bagheria e i suoi monaci di cera: un luogo fatto di stranezze lunghe secoli

Senza rischiare di offendere qualcuno si potrebbe pensare che la certosa di Villa Butera sia nata a mo' di sfottò. Vi raccontiamo il perché

Sara Abello
Giornalista
  • 28 dicembre 2021

In molti comuni italiani ricorre una particolare struttura architettonica, una sorta di padiglione più o meno grande, adibito a monastero certosino (che appartiene all'Ordine certosino, ordine monastico della Chiesa cattolica fondato da san Bruno nel 1084 ), che prende proprio il nome di Certosa.

Lungo lo stivale se ne possono ritracciare davvero molti esempi e Bagheria non poteva esser da meno neanche in questo, con annesse particolarità e soprattutto stranezze.

Nel 1797, Ercole Michele Branciforti Pignatelli, pronipote di Giuseppe Branciforti, colui che fece edificare Villa Butera, a chiusura del grande parco del palazzo volle la sua “Certosa”. Si trattava di un piccolo padi- glione neoclassico con portico di colonne. Verrebbe legittimamente da chiedersi perchè...dal momento che in questo caso non si trattava certamente di un monastero nè, come spesso accadeva, di un luogo simbolico in una posizione volutamente appartata, adibito alla rinuncia, all’isolamento e alla meditazione.
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Senza rischiare di offendere qualcuno, o per lo meno nessuno in vita, si potrebbe pensare che la certosa di Villa Butera sia nata a mo’ di sfottò. E adesso tutti a dire che sono mal pensante... ma fidatevi che un fondo di verità, ignorata ancora oggi da molti baarioti, c’è.

Eh sì, perchè vi pare forse normale che la certosa sia stata concepita dal suo committente come museo delle cere? E non semplici statue a grandezza naturale, in cera, imbottite di paglia e stoppa, raffiguranti monaci certosini, chè già questo aprirebbe un mondo di commenti... ma volendo potremmo limitarci a vederla come una sorta di riproduzione con personaggi più o meno verosimili, di un monastero e dei suoi consueti abitanti.

In questo caso però, il principe Branciforti commissionò delle statue che sì riproducessero dei monaci intenti nelle loro attività consuete, e allora una statua che accoglie all’ingresso con una brocca in mano, un altro monaco che con la cordicella tra le mani avvertiva dell’arrivo dei visitatori tirando la campana, altri ancora in cucina, o a lavorare, o immersi nella lettura, la vera stranezza però, quella più degna di nota tra le stranezze per meglio dire, sta nella scelta di dare un’identità nota a queste statue.

Così, tra i preziosi affreschi del Velasquez, cella dopo cella, si susseguivano le riproduzioni di Luigi XVI di Francia, Ferdinando di Borbone, Ruggiero dei Normanni... ancora a dire che sbaglio io a pensar male?!

Si narra, ed io non c’ero quindi per me si narra e basta, che lo stesso Ferdinando I, in visita alla Certosa di Bagheria, abbia riso di gusto vedendo una statua di cera molto rassomigliante...contento lui!

Vista l’unicità del luogo, non è difficile immaginare che sia stato davvero a lungo meta di visitatori illustri e turisti provenienti da tutto il mondo, grazie proprio a quelle statue del Ferretti che lo hanno reso uno dei primi musei delle cere d’Europa. Per decenni è stato solo un monumento quasi del tutto distrutto, intorno al quale è sorto un quartiere popolare.

Per fortuna, grazie ad un complesso ed articolato intervento di restauro, conclusosi nel 2008, si è impedito che andasse definitivamente perduto uno dei siti più raffinati del patrimonio artistico e culturale della Sicilia. In questo modo, in questo luogo fatto di stranezze lunghe secoli, è sorto il “Museo de Giocattolo Pietro Piraino”, che ha così trovato una collocazione nella Certosa, oggi di proprietà del Comune.
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