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La Madonna del Manganello a Palermo: da patrona dei marinai a devozione del regime

Durante il Ventennio la rappresentazione iconografica della Madonna del Soccorso venne sacrilegamente manipolata e trasformata, per motivi di propaganda

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 12 febbraio 2026

La Madonna del Manganello

È conosciuta a Palermo come Madonna della Mazza, perchè in alcune raffigurazioni brandisce minacciosamente una clava; ma il nome corretto è Madonna del Soccorso e la devozione nasce a Palermo, nel XIV secolo, nella chiesa di S. Agostino alla Bandiera. Fu il priore del convento degli agostiniani, guarito da una grave malattia in seguito ad una visione della Madonna, a diffonderne il culto.

Ecco cosa scriveva Ottavio Caietano, padre gesuita: nel 1306 “un Padre Teologo, e eccellente predicatore chiamato Nicolò Bruno (o la Bruna), Priore del Convento di Sant’Agostino in Palermo, essendo tormentato da gravissimi dolori spesse volte si raccomandava ad una Immagine della Santissima Vergine… e la pregava che in quel disperato male la soccorresse. Una notte si compiacque la Madre della Pietà comparire in sogno all’afflitto Priore e rendendogli la sanità, così gl’impose… voglio che li fedeli invochino me sotto il nome del Soccorso”.

La Confraternita della Madonna del Soccorso si riuniva in una cappella sul lato sinistro della Chiesa di Sant’Agostino. Il Caietano ricorda tra i miracoli della Vergine anche quello con cui scacciò il Diavolo con la mazza, liberando un bambino: un giorno una mamma, infastidita dai capricci del proprio bambino, lo minacciò di chiamare il diavolo, per portarselo via e il Maligno, invocato, si manifestò sul serio. La madre, pentita e spaventata, chiese aiuto alla Vergine Maria, che scese dal cielo armata di un bastone, per scacciare il Diavolo e salvare il bambino. «Il che fu cagione poi che i devoti dipingessero nella detta immagine dalla parte sinistra il Demonio e dalla destra il fanciullo appresso le falde del vestimento della Gloriosa Santa Maria del Soccorso».

L’affresco di artista siciliano del XIV secolo, che raffigurava la Madonna del Soccorso posto accanto all’altra immagine della venerata Madonna nella chiesa di S. Agostino, oggi purtroppo è andato perduto. La devozione alla Madonna del Soccorso è particolarmente sentita in tutto il centro e sud Italia (ma anche in Abruzzo e in Toscana). In Sicilia la Vergine del Soccorso è patrona di diverse cittadine, tra le quali ricordiamo Castellammare del Golfo (dove si festeggia il 21 Agosto) e Sciacca (qui si fa festa solenne il 2 febbraio); come testimoniano anche molti ex-voto, la Madonna del Soccorso è una figura simbolo di protezione, spesso invocata dai marinai e dai pescatori per la salvezza in mare.

Tra le immagini artistiche più antiche, che attestano la devozione alla Madonna del Soccorso anche fuori dall’isola, ricordiamo quella del folignate Nicolò di Liberatore detto l’Alunno (1430-1502), conservata presso la Galleria di Palazzo Colonna a Roma; il quadro del 1509 di Tiberio d’Assisi che si trova al museo di San Francesco a Montefalco, in Umbria; la grande pala d’altare del 1642 attribuita al Brescianino nella chiesa di San Biagio di Avignano (PZ).

Forse non tutti sanno che durante il ventennio del regime fascista la rappresentazione iconografica della Madonna del Soccorso venne sacrilegamente manipolata e trasformata, per motivi di propaganda, in patrona degli squadristi e protettrice dei fascisti, con il nome di Madonna del Manganello! L’immagine più famosa della Madonna del Manganello fu quella realizzata nel 1936 da Giuseppe Malecore (1876-1967), uno scultore di Lecce specializzato nella lavorazione della cartapesta, per una chiesa di Monteleone (oggi Vibo Valentia). La statua mostrava la tipica iconografia della Madonna del Soccorso, solo che la Vergine con la mano destra sollevava non più un bastone, ma un manganello nodoso.

Furono addirittura stampati moltissimi santini, con l’immagine della Madonna del Manganello, e sul retro vennero riprodotti, quasi fossero una preghiera, i versi blasfemi di Asvero Gravelli (1902-1956) convinto fascista, volontario della guerra d’Etiopia, giornalista e direttore della rivista del regime “Antieuropa: «O tu santo Manganello,tu patrono saggio e austero, più che bomba e che coltello, coi nemici sei severo/ O tu santo Manganello, di nodosa quercia figlio, ver miracolo opri ognor, se nell'ora del periglio, batti i vili e gli impostor/ Manganello, Manganello, che rischiari ogni cervello, sempre tu sarai sol quello, che il fascista adorerà».

L’immagine della Madonna del manganello si diffuse a Monteleone (la futura Vibo Valentia) e a Nicastro (oggi quartiere di Lamezia Terme); non ricevette mai un riconoscimento ecclesiastico ufficiale ma la chiesa, nel clima di concordia successivo ai Patti Lateranensi, chiuse un occhio su questa e altre immagini religiose manipolate ad hoc. Non si trattò infatti di un caso isolato; rientrava in una forma diffusa di propaganda che voleva far presa sul popolo, attraverso la rivisitazione in chiave politica di immagini, statue e santini.

Un altro esempio celebre è il pannello della Madonna del fascio (1927), attualmente conservato a Predappio. L'opera, che costituisce un unicum dal punto di vista iconografico, mescola fantasiosamente modelli iconografici del Rinascimento italiano alla retorica fascista. Nell'ambito di questa esaltazione del regime si possono inquadrare anche le numerose "preghiere per il Duce", che furono composte e divulgate in quegli anni, e come se tutto ciò non bastasse si arrivò persino a definire san Francesco nel 1926 "precursore del Duce", o a rappresentare l'icona di santa Chiara in trionfo sui fasci littori. Quasi omologa alla Madonna del Manganello è la figura della Madonna del Buon Ritorno, un’altra immagine sacra creata dal religioso Don Gabriele Virgilio nel 1942 per i soldati in guerra, che poi sarebbe stata proclamata patrona dei dispersi e dei reduci.

Anche in questo caso, sul retro dell’immaginetta, era stampata una preghiera che invocava la Vergine “per la pace, la prosperità materiale e spirituale della famiglia e della Patria”. Le "Madonne fasciste" vennero dunque strumentalizzate durante il ventennio fascista per unire fede cattolica e ideologia di regime: la nota poetessa e scrittrice intellettuale fascista Ada Negri, vincitrice nel 1931 del Premio Mussolini per la carriera, scrisse, nel 1943, una poesia sulla “Madonna del Fascio”, adeguatamente pubblicizzata all’epoca in campo letterario; con la fine della guerra e del fascismo però le immagini del regime, per fortuna, caddero in disuso e furono dimenticate per sempre.

Per saperne di più: Ernesto Rossi, “Il manganello e l’aspersorio” (1958): le collusioni fra Chiesa e fascismo; Biagio Gamba, “Il fascio e la Croce – Viaggio nell’iconografia religiosa fascista” (2020).
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