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La Sicilia e le sue potenzialità inespresse (purtroppo): le silenziose Cave di Caolino e le Terme

Alle Eolie per camminare. È questo il motivo per cui molti escursionisti, soprattutto stranieri, frequentano l’arcipelago fuori stagione. Vi portiamo sulle montagne di Lipari dove regna la pace

Carmelo Sgandurra
Insegnante e divulgatore scientifico
  • 3 ottobre 2021

Le Cave di Caolino a Lipari

Alle Eolie per camminare. È questo il motivo per cui molti escursionisti, soprattutto stranieri, frequentano l’arcipelago fuori stagione. La salita allo Stromboli è una delle escursioni più richieste, adatta solo ai camminatori più esperti. Il cratere di Vulcano è una breve ma panoramica salita che regala soddisfazioni anche ai meno allenati. La verde Salina ha una interessante rete di sentieri e due crateri gemelli che aspettano di essere scalati.

A Lipari gli escursionisti salgono a monte Pilato, che sovrasta le abbaglianti cave di pomice e custodisce blocchi di nera e lucida ossidiana lungo il sentiero che conduce in cima. Dalla sommità il panorama su Salina, Panarea e Stromboli toglie il fiato, un’espressione mai abusata trattandosi delle isole Eolie.

Rimanendo a Lipari, una escursione per sentieri ancora poco battuti, ma che comincia a suscitare interesse, è quella tra le Cave di Caolino e le sorgenti termali dell’isola. Se non si vuole compiere tutto il percorso a piedi si può limitare la visita al solo distretto minerario, un geosito che merita qualcosa di più di uno sguardo fugace e poco attento. Ci troviamo a circa 350 metri di quota, sul versante occidentale dell’isola, a metà strada tra le località di Pianoconte e Quattropani. È possibile arrivare anche con gli autobus di linea, la fermata lungo la SP 179 è proprio all’incrocio con via Caolino, la strada che in pochi minuti conduce alle omonime cave.



La discesa è un viaggio silenzioso, lontano da qualsiasi suono o rumore, in un caleidoscopio di colori che sono il risultato della natura vulcanica dei luoghi colonizzati da una rigogliosa vegetazione spontanea. Una sterrata conduce all’interno di un canyon, stretto tra Timpone Pataso e Timpone Ospedale, due scenografiche pareti verticali. Sullo sfondo, immancabile, il mare. Il substrato in tufo è ricco di fossili vegetali, prevalentemente alloro e palma nana rimasti intrappolati tra le ceneri vulcaniche in un processo di sedimentazione avvenuto intorno a 100 000 anni fa.

Ai piedi dei timponi, termine del sud Italia che indica terreni con dirupi, lungo un canalone, si trovano i giacimenti di caolino. Questa tenera roccia dal colore biancastro, derivata dall’argilla, è molto apprezzata da secoli per la sua resistenza al calore, elasticità e capacità di impasto. Trova numerosi impieghi in edilizia e nella lavorazione della ceramica, in agricoltura, nell’industria farmaceutica, nella preparazione di detersivi, nelle cartiere e persino nella cosmesi.

A Lipari si trovano testimonianze del suo sfruttamento e lavorazione dal periodo greco-romano fino ai primi anni 70 del secolo scorso, quando ancora la miniera dava lavoro a circa 50 operai. Una risorsa importante per l’economia di una piccola isola quando non era ancora stata scoperta come meta turistica di massa. La ricerca dei filoni di argilla bianca, altro nome con cui è conosciuto il caolino, avveniva sia in gallerie, ancora visibili nella cava, che a cielo aperto.

Nella zona sono ancora presenti le uniche fumarole dell’isola, getti di vapore che risalgono dal sottosuolo con il loro carico di minerali, soprattutto manganese, ferro e zolfo, e che hanno tinteggiato le rocce con infinite sfumature dal giallo, all’arancione, al rosso. Sembra di camminare dentro la tavolozza di un pittore con le sue chiazze color pastello sparse lungo la strada.

Vicino alle Cave è presente una sorgente termale che dà alla zona il nome di Bagno secco, un toponimo per non dimenticare che il brevetto della sauna appartiene a Gea. Le terme e le fumarole sono manifestazioni di vulcanesimo secondario, da basso profilo rispetto alle spettacolari attività cui ci hanno abituato Etna e Stromboli. Solo tranquille risalite di vapore dalle viscere sottostanti che ribollono di magma.

Lungo il sentiero vale la pena affrontare una deviazione per avvicinarsi al mare e affacciarsi da Punta Palmeto, dove è presente la traccia di una antica torre di avvistamento. Difficilmente ci si pente di avere affrontato questo ulteriore tratto di strada, il promontorio, circondato dalle palme nane, offre una vista magnifica su Salina, Alicudi e Flicudi.

Trovarsi qui è un autentico privilegio. Si ritorna sul percorso principale per raggiungere le antiche terme di San Calogero prima di concludere con la discesa al paese la lunga camminata. Lo stabilimento, un edificio di fine ‘800, ha chiuso i battenti da più di quarant’anni e stenta a trovare la sua vocazione come struttura museale. Una campagna di scavi nei dintorni ha riportato alla luce una tholos micenea ad oggi il più antico stabilimento termale del Mediterraneo mai rinvenuto.

Fa riflettere il fatto che nell’era delle SPA non siamo capaci di apprezzare, almeno quanto i nostri avi, un simile dono della natura. L’ennesimo sito siciliano da inserire nella lista delle potenzialità inespresse in attesa di valorizzazione. Un elenco che è diventato troppo lungo.
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