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La storia vera diventata simbolo di legalità: in un video viaggia così "Librino Express"

Nel corto “Librino Express” la città è a colori vividi, l’immagine è quella raggiante Catania cantata da Carmen Consoli: un'opera corale diventato un simbolo della legalità

Valeria Lopis
Giornalista e Sommelier
  • 27 maggio 2020

L’arancione delle carrozzerie degli autobus sfila sulle strade piene di palazzi e graffiti, attraversano il quartiere Librino catturati dallo sguardo della macchina da presa: nel corto “Librino Express” la città è a colori vividi, l’immagine è quella raggiante Catania cantata da Carmen Consoli.

Fra i tanti modi per fare di un evento negativo un’opportunità, ecco spuntare un film, un lavoro corale che ha riunito artisti e tecnici per sensibilizzare la comunità ed in particolare i più giovani al rispetto del trasporto urbano, cerniera di contatto tra le periferie e il centro.

“Librino Express”è nato da un'idea del presidente di Amt Puccio La Rosa e del consigliere di amministrazione Raffaella Mandarano.

«Il cinema diventa una risposta al disagio sociale, l’intenzione pedagogica del film sposa un messaggio di civiltà e legalità» – spiega Alfio D’Agata regista e coautore del soggetto insieme a La Rosa, Mandarano, Coco e Scordio . «La storia nasce da un fatto vero di cronaca: tutto inizia da questi ragazzi che lanciano delle pietre sul bus senza nessuna motivazione, forse per noia, intrappolati in certe dinamiche di quartiere e di disagio familiare. Non molto tempo fa queste azioni vandaliche hanno generato un fenomeno di attacco alla cosa pubblica diffuso in varie città: Brescia, Milano, Roma e Catania, che stavolta si è mossa per prima rispondendo con un progetto che rivolge a tutti».



Il corto prodotto dalla Skylight Italia di Fabio Fagone è stato girato con veri autobus di linea che si immersi nei luoghi bandiera della città: dalla piazza Stesicoro dove è facilmente riconoscibile uno svettante Bellini che sovrasta gli scavi romani alle arterie che portano periferie dalle architetture moderne e complesse, come le realtà che vi abitano.

«Dopo aver elaborato una prima stesura del soggetto ho voluto incontrare uno dei ragazzi autore insieme ad altri compagni di grave atto vandalico: un lancio di pietre a danno di un bus, il ragazzino aveva appena 11 anni – racconta D’Agata che pur vivendo tra Catania e Roma, porta avanti nella città etnea l’impegno con la “Società Storica Catanese” illustre luogo di cultura di cui è presidente - Ho fatto dei provini nelle scuole e fra le associazioni del territorio per cercare dei ragazzi che rendessero autentica la storia, coinvolgendo anche dei ragazzi della Fondazione Cirino La Rosa, associazione impegnata con bambini e ragazzi dei quartieri San Giorgio e Librino».

Un esercizio di bellezza nel quale il cast è il fiore all’occhiello: Tuccio Musumeci, Danilo Arena, Gino Astorina, Cristiano Di Stefano, Manuela Ventura, Eduardo Saitta, Aldo Messineo, Antonio Pandolfo, Vincenzo Spampinato ed il rapper Nelli che hanno curato la realizzazione della colonna sonora.

«Più che corto è un piccolo film di 30 min con più di 30 attori, troupe e artisti – eccetto per un capo macchinista calabrese – sono tutti lavoratori dello spettacolo siciliano, un risultato che mi rende particolarmente orgoglioso perché rende giustizia alla bravura degli attori e dei tecnici nostrani, tra l’altro ci tengo a dirlo, hanno dimostrato anche una grande sensibilità offrendo la propria partecipazione gratuitamente, dando la possibilità al progetto di diventare articolato e ricco, pieno di professionalità, fra tutti mi ha emozionato la presenza di Tuccio Musumeci, straordinario maestro d’ironia anche nella vita, l’interazione con il quartiere è stata stimolante e profonda. Librino è quartiere molto bello cinematograficamente a me piace molto e ci torno sempre volentieri».

Il film racconta la storia di Gaetano, un adolescente che vive una giornata particolare nella quale voglia di evadere dalle regole e il desiderio di appartenenza al branco prevalgono momentaneamente, portandolo a comportamenti sbagliati e violenti, errori che si ripercuotono e si intrecciano con la mattinata del nonno Leo (Tuccio Musumeci) e il servizio di un autista (Cristiano Di Stefano); tre prospettive e tre generazioni diverse che osservano in modo critico la rabbia e l’istinto ribelle di Gaetano, portandolo alla fine sulla retta via.

«Abbiamo deciso di rendere fruibile il lavoro sui social – conclude D’Agata - Insieme alla produzione e all’Amt di Catania che ha partecipato attivamente a tutte le fasi del progetto, abbiamo realizzato che più che mai in questo momento è importante parlare di impegno civico e rispetto della cosa pubblica, responsabilizzando i ragazzi e rendendoli consapevoli che la violenza non è mai una soluzione».

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