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Le lancette dell'angoscia: l'Inquisizione a Palermo e quell'orologio sparito nel nulla

Era collocato sul prospetto principale di Palazzo Steri e anche dopo l'abolizione della Santa Inquisizione, per i palermitani rimase per sempre "u roggiu di lu Sant’Uffiziu"

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 25 maggio 2020

Palazzo Chiaramonte - Steri

Nel 1307, Manfredi Chiaramonte (Chiaromonte) fece costruire a Palermo la sua sontuosa dimora nel "Piano della marina". Nel 1392, dopo la ribellione di Andrea Chiaramonte, il Palazzo e tutti i beni di questa famiglia furono confiscati. Lo Steri divenne sede Regia, in seguito Viceregia e successivamente sede del Tribunale della Santissima Inquisizione.

Nel Palazzo attiguo furono predisposte le prigioni denominate "Filippine" perché impiantate dal re Filippo III per rinchiudervi i rei di fellonia (tradimento). Nel 1572, il Presidente del regno Don Carlo D’Aragona a sue spese fece collocare sul prospetto principale un grande orologio.

Il fiammingo Francesco Vochì, cittadino palermitano ebbe l’incarico di fabbricare un "horologio di ferro beni et magistralmente lavorato, che habbia di sonari di dudici in dudici huri, di altezza di palmi quattro, di fachata palmi tre et tre quarti et di longhezza di palmi quattro e mezo, con tutti li soi forni menti di mazari, cordi, caldara spada, maza et conrta
pisi necessari etc…".



Il prezzo stabilito fu di quaranta onze. Ai lati dell’orologio erano poste due piccoli pilastri di marmo sovrastate da una campana che batteva le ore.

Tuttavia, da altre notizie, si evince che le dimensioni dell’orologio erano più grandi. Certamente per coloro che si trovavano rinchiusi nel carcere del palazzo adiacente, ogni volta che l’orologio batteva le ore era un’angoscia. Nel 1782, fu abolito il Tribunale della Santissima Inquisizione, ma il popolo palermitano continuò a denominare l’orologio come "‘u roggiu di lu Sant’Uffiziu" (orologio del Sant’Uffizio).

L’orologio dello Steri segnava l’ora "all’europea" (simile a quello odierno). All’inizio del ‘900 alcuni restauri furono eseguiti dall’architetto Patricolo, altri lavori furono eseguiti dal Sovraintendente architetto Valenti. Durante questi lavori furono eliminate alcune parti della facciata di epoca recente e non coerenti all'impianto originario dell'edificio e fu eliminato anche l’orologio.

Della macchina che segnò il tempo per circa tre secoli e mezzo non si ebbe più notizia. Lo Steri, per circa venti anni fu sede del Tribunale di Palermo e dopo che fu trasferito, il palazzo rimase a lungo abbandonato.

Di tanto in tanto si eseguivano saggi e perizie, si indicavano gli Enti preposti che dovevano intervenire e nonostante le consistenti somme stanziate poco o niente fu fatto per salvare le incomparabili pitture del solaio di copertura del grande salone.

Naturalmente, come accade ancora oggi, gli organi competenti dimostrarono che tutto quello che bisognava fare era stato
fatto. Loro non avevano colpa. Forse.

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