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Le "tonnare di Hollywood" (e non solo) sono in Sicilia: dai film classici all'Odissea

Tutti i film girati nella storia in questi splendidi e caratteristici luoghi dell'Isola che da sempre sono scelti come set per produzioni nazionali e internazionali. Quali sono

Tancredi Bua
Giornalista
  • 16 febbraio 2026

Tonnara di Scopello

La tonnara è «una dimensione dello spirito, […] la scansione di un tempo dell’anima», perché la «impegna […] e la proietta in un certo modo in un microframmento di eternità». A scriverlo era il professore di storia della filosofia medievale, Alessandro Musco, in un libro di Nicolò Lo Coco Sanfilippo dedicato proprio a una tonnara, quella di Solanto, che nel 1961 chiuse definitivamente i battenti.

«La tonnara – proseguiva in quelle prime pagine – è una "cosa nel tempo" ma non è una dimensione che finisce o che si consuma “con il tempo”: in questo possiede una sua eternità propria che dobbiamo riuscire a penetrare». Ecco, forse, perché da sempre l’arte che più di tutte gioca con il tempo – il cinema – e con il concetto di eternità è stata così attratta dalle tonnare siciliane, che dalle coste di Palermo a quelle di Siracusa sono diventate nei decenni protagoniste di film internazionali, commedie all’italiana e videoclip musicali. Oltre alla ricca produzione documentaristica che è passata per questi castelli di tufo affacciati sul mare, tanto cinema di finzione ha voluto usare l’atmosfera delle tonnare per sospendere nel tempo i suoi personaggi.

Uno dei primi fu Giorgio Pàstina, nel 1949, con il suo “Vespro siciliano”, film con Clara Calamai e Roldano Lupi, ispirato all’opera di Giuseppe Verdi, Eugène Scribe e Charles Duveyrier, a sua volta tratta dalla vicenda storica dei Vespri siciliani. Girato al castello di Caccamo, alla Chiesa Madre di Erice e in giro per le campagne del palermitano, “Vespro siciliano” vide la troupe dell’epoca allestire alla Tonnara Bordonaro di Vergine Maria, a Palermo, il set per una fortezza dell’esercito di Francia da cui centinaia di prigionieri venivano deportati a Messina per remare sulle galere.

Furono centinaia le figurazioni palermitane chiamate per girare la scena, mentre davanti la macchina da presa recitavano attori del calibro di Ermanno Randi (che sarebbe scomparso tragicamente, e prematuramente, appena due anni dopo) e Marina Berti. Nel 1953 fu la volta della Tonnara Florio, all’Arenella di Palermo, che diventò l’isola di Tortuga nel film di William Keighley, “Il principe di Scozia”, con Errol Flynn e Roger Livesey. A trasformare il porticciolo dell’Arenella – e la Tonnara che lo cinge – in un teatro di duelli, pranzi luculliani e fughe a bordo di galeoni sull’isola caraibica non fu un assistente scenografo a caso, ma Ken Adam in persona, che negli anni a seguire sarebbe stato premio Oscar per le scenografie di “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick e per “La pazzia di Re Giorgio” di Nicholas Hytner e autore, tra gli altri, degli iconici set di “Agente 007 – Missione Goldfinger”, “Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” e “Agente 007 - Una cascata di diamanti”.

La troupe di William Keighley alloggiava, all’epoca, nella vicina Villa Igiea, dove risiedeva anche Errol Flynn, che secondo diversi riscontri bazzicava spesso i salotti palermitani insieme all’amico Raimondo Lanza di Trabia. Quella parte del capoluogo doveva essere una calamita per le produzioni dell’epoca, visto che quasi in contemporanea alle riprese de “Il principe di Scozia” (che si svolsero nel ’52, con il film in sala nel ’53), anche l’italiano Pietro Germi volle girare il suo ottavo film, “Gelosia”, con Erno Crisa e Marisa Belli, stavolta nuovamente alla Tonnara Bordonaro di Vergine Maria, e sempre qui, qualche anno dopo, avrebbe alloggiato Luchino Visconti durante le riprese della sua versione de “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale.

La Tonnara Florio di Palermo ritornò protagonista di un film nel 1983, trent’anni dopo, quando Sergio Corbucci arrivò nel capoluogo siciliano per girare il suo film a episodi “Questo e quello”. Nella prima metà (“Questo… amore impossibile”), girata interamente fra l’Arenella e Capo Gallo, Renato Pozzetto interpreta il fumettista Giulio Scacchi, che vive con Margaret, la sua capra domestica, circondato suo malgrado da una corte di fricchettoni proprio all’interno della torre della Tonnara Florio. Insieme a Pozzetto, nel cast dell’episodio Gianni Agus, che interpreta Oreste, l’editore, Nino Manfredi nel ruolo di un dottore, un giovanissimo Gigi Burruano nei panni di un carabiniere, Michela Miti in quelli della compagna di Giulio/Pozzetto e Janet Agren nelle vesti della bella Lucy. Proprio al fianco di Janet Agren, in una scena Pozzetto pedala in bicicletta su una delle banchine della tonnara.

Lasciandosi le tonnare palermitane alle spalle, Peppuccio Tornatore girò alcune scene del suo classico, “Nuovo cinema Paradiso”, all’antica tonnara di Solanto, a Santa Flavia. Qui, Totò (Marco Leonardi), di ritorno dalla leva militare, e Alfredo (Philippe Noiret) parlano del futuro di Totò lontano dalla Sicilia sullo sfondo di un mite mare primaverile, seduti davanti delle ancore antiche che ancora oggi sono parte del fascino della tonnara di Solanto e dell’annesso castello.

Ritornando ancora una volta nel capoluogo, a fine 1989 la città ospitò la troupe di Francesco Rosi (il regista di “Salvatore Giuliano”, “Cadaveri eccellenti” e “Cronaca di una morte annunciata”) e gli attori Jim Belushi, Mimi Rogers, Joss Ackland, Philippe Noiret e Vittorio Gassman, tutti coinvolti nelle riprese del suo “Dimenticare Palermo” (uscito nel 1990). Una delle scene del film venne girata proprio alla Tonnara Bordonaro, a Vergine Maria, più di quarant’anni dopo la sua apparizione in “Vespro Siciliano” di Giorgio Pàstina.

Proseguendo sulla costa occidentale tirrenica, l’inizio degli anni 2000 è il “momento” della tonnara di Scopello, che nella prima metà del 2002 diventò set per “Il senso del tatto”, l’ormai storico episodio – il primo della quarta stagione – della serie “Il commissario Montalbano”. Nella puntata, ritenuta oggi un classico, il commissario (interpretato da Luca Zingaretti) s’interessa alla morte di un certo Enea Silvio Piccolomini (interpretato dall’attore mazzariddaro Carmelo Di Mazzarelli) e per proseguire l’indagine va sull’isola di Levanzo per carpire delle informazioni su Piccolomini dalla sorella Ignazia (Lucia Sardo). La locanda in cui alloggerà, gestita proprio da Ignazia, è stata ricreata dentro la tonnara di Scopello.

La voce della bellezza della tonnara si dovette spargere molto in alto, perché durante le riprese del secondo capitolo dell’allora fortunata saga di “Ocean’s Eleven” (“Ocean’s Twelve”, 2004) la troupe di Steven Soderbergh arrivò a girare una delle scene finali proprio a Scopello. Brad Pitt, che nel film interpreta Rusty, e Catherine Zeta-Jones, che veste i panni dell’agente dell’Europol Isabel Lahiri e che nel borgo siciliano – mai però mai menzionato nel film – ritroverà proprio suo padre, furono protagonisti delle riprese insieme all'attore britannico Albert Finney (“The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo”, “Skyfall”, “Onora il padre e la madre”).

Nella parte diametralmente opposta dell’isola, la tonnara di Bajuto – dentro la riserva di Vendicari, chiusa ufficialmente nel 1943 e oggi avvolta da un velo decadente di rovina – ispirò il duo musicale Colapesce e Dimartino a suonare fra le sue colonne di pietra ambrata la loro versione acustica di “Majorana”, brano contenuto nel live movie “I mortali” (2020) diretto da Zavvo Nicolosi e scritto proprio da Colapesce e Dimartino, che affronta musicalmente proprio il concetto di mortalità e immortalità attraverso l'arte.

È nello stesso periodo che la tonnara di Scopello torna a fare da set per alcuni episodi della serie targata Palomar e Rai Fiction, “Màkari”, tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri, con Claudio Gioè, Domenico Centamore, Ester Pantano, Filippo Luna e Tuccio Musumeci, mentre nel cuore delle Egadi, lo storico stabilimento Florio delle tonnare di Favignana e Formica – gestito sino al 2024 da Clemente Ventrone, uno degli ultimi “rais” di Sicilia – ospita nel 2023 le riprese di “I leoni di Sicilia” di Paolo Genovese.Sull’isoletta, per l’occasione, arrivano le macchine da presa Cinecittà, per una serie dal respiro internazionale che nel suo cast conta le siciliane Miriam Leone e Donatella Finocchiaro, il palermitano Paolo Briguglia, Michele Riondino e Vinicio Marchioni.

Due anni dopo, nelle ultime settimane di marzo 2025, la stessa tonnara diventa parte degli uffici di produzione per “Odissea” di Christopher Nolan, il kolossal da oltre 250 milioni di dollari, in uscita il 16 luglio 2026, che racconta le epiche gesta di Odisseo di ritorno verso Itaca in compagnia dei suoi fedeli rematori. Come qualche settimana dopo sarebbe successo a Lipari, a porto Pignataro, la tonnara – anche se non protagonista di scene girate al suo interno – viene trasformata in costumeria per le centinaia di comparse che ogni giorno dovevano essere portate in giro per le diverse location a disposizione della troupe. Nei suoi locali vengono preparati alle scene gli attori principali (Matt Damon, Anne Hathaway, John Leguizamo, Mia Goth, Tom Holland, Samantha Morton e Robert Pattinson) e le figurazioni, mentre alle sue spalle vengono allestite delle grandi tensostrutture che fungono da falegnameria e da laboratorio per eventuali lavorazioni di scena.

Più o meno negli stessi giorni, ad Avola venivano girati i sei episodi della miniserie “Sicilia Express”, diretta e interpretata da Ficarra e Picone. Nella tonnara del paesino siracusano, risalente al 1633 e costruita a pochi passi dalla foce del fiume Asinaro, i personaggi di Salvo e Valentino vanno a nascondere il “cassonetto magico” che era in grado di collegare la Sicilia e il nord Italia, assicurando così ai conterranei il teletrasporto che avrebbe permesso a Nord e Sud di essere davvero parte dello stesso Paese.

Manca all’appello, in effetti, un film – che da altre parti nel mondo avrebbero già girato – proprio sui lavoratori delle tonnare, sui pescatori, sui rais, interamente ambientato (e girato) dentro uno di questi grandi castelli sul mare, bagnati dalle onde e lentamente erosi dal lavorio della salsedine, un’opera che consegni definitivamente alla storia questi impianti prima che il tempo, i cambiamenti climatici e le disattenzioni delle civiltà li facciano sparire per sempre. Ma questa è un’altra storia.
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