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Lì dove si costruivano le sedie: l'ultimo "siggiaro" di Palermo è in via Giardinaccio

Negli anni Sessanta più di tremila persone animavano quella strada che fu il letto del fiume Kemonia e grazie all'erba che cresceva spontaneamente si impagliavano le sedie

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 13 gennaio 2020

Il "Siggiaro" Giovanni Bono nella sua bottega in via Giardinaccio a Palermo (foto Alessia Rotolo)

A scacchi in cordino cinese, lavorata a filo con il "finocchietto" (paglia di Vienna) o impagliata. Costruire una sedia è un'arte, un'arte artigiana secolare che si tramanda di padre in figlio. A Palermo c'è una via dove, in passato, tutte le famiglie che la abitavano si dedicavano a questa professione.

La via è "Giardinaccio" e si trova tra via Maqueda e via Roma, in passato prima che venisse interrato passava - proprio da lì - il fiume Kemonia che saliva fino a palazzo dei Normanni. Negli anni '60 erano circa tremila le persone che animavano quella via e adesso, a mantenere viva la tradizione e la memoria di quella via, è Giovanni Bono, ultimo "siggiaro" rimasto a riparare le sedie di legno.

Fu proprio grazie alla presenza del fiume che alcune famiglie cominciarono a dedicarsi all'impagliatura delle sedie. Ai bordi del Kemonia infatti cresceva l'erba "Ampelodesmos mauritanicus", in siciliano detta "U tagghjamani", particolarmente resistente e perfetta da utilizzare per impagliare le sedie. La via prende il nome "Giardinaccio", proprio per la vasta presenza di quest'erba.

«Sono nato e cresciuto in questa strada - racconta Giovanni - negli anni '60 io avevo due anni e mi ricordo che c'era un commercio fiorente. Era il dopoguerra e l'economia si era svegliata, si lavorava parecchio. Via Giardinaccio era tutta magazzini dove famiglie intere vivevano e lavoravano.

Anche la mia famiglia, in questo magazzino dove sono adesso solo io, dormiva in una stanza; eravamo quattro fratelli e il giorno mangiavamo e lavoravamo in quest'altra stanza. Poi dopo il terremoto del '68 non fu più lo stesso, il lavoro diminuì e in molto partirono a cercare fortuna al Nord».

In via Giardinaccio c'era chi costruiva telai di legno per le sedie, chi le carteggiava, chi le verniciava e chi le impagliava, venivano anche esportate in tutta la Sicilia. «Prima tutte le coppie che si sposavano - continua Giovanni - si facevano costruire le sedie in legno qui, era una tradizione. Adesso non è più così, purtroppo».

A continuare l'antica tradizione di famiglia c'è anche il figlio trentenne di Giovanni, Dario Bono, che però ha deciso di aprire la sua bottega a Bagheria in via Consolare. «Mio figlio è un grande appassionato della professione del "siggiaro" - conclude Giovanni - è orgoglioso di dare una seconda vita a qualcosa che altrimenti andrebbe buttato».

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